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                                       di Fulvio Grimaldi

 

 

 

LETTERA APERTA AL SEGRETARIO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

 

13/09/2004

 

 

Caro Fausto,

ti scrivo per invitarti a dimetterti da segretario del nostro partito per evidente incompatibilità con le sue ragioni fondanti e per decine di violazioni  del nostro statuto e, in caso che  non te ne convincessi, per assicurarti tutto il mio impegno – modesto, ma la penna, come sai, logora più del piccone – al tuo “impeachment”.  

Il nostro rapporto è chiaramente diseguale e sbilanciato, come quello tra signore e plebeo: io blatero contro di te come quel cane solitario che senti latrare lontano nel buio, a volte un altro cane risponde, a volte diventa un piccolo coro, poi rimane di nuovo quel primo, solitario. Tu dormi, appena una piccola scossa di fastidio quando quelli sbraitano un po’ troppo forte, poi ci pensano il fattore, i braccianti, a ridurre al silenzio quel fastidio tra gli sterpi della tua campagna, basta un sasso ben mirato. Non ti sporchi le mani, tu.

 

Sonnecchi anche ora, mentre io mi accingo ad abbaiare con la stessa furia e frustrazione con cui il bassotto Nando, te lo ricordi? usa perennemente, perennemente invano, lanciarsi dietro ai piccioni. Quelli scattano, scagazzano su di noi, volano alti e Nando non ce la fa a mettergli neanche un pizzico di sale sulla coda. Allora cercherò di infilarmi tra i tendaggi del tuo baldacchino per provare, io, a metterti  un po’di sale sulla coda, prima che ti riesca l’impresa dei piccioni. Di quel sale noi di Rifondazione ce ne trasciniamo dietro, accumulato negli anni, quanto ne portavano i barconi danubiani che da Salisburgo viaggiavano a solleticare i palati dei visir della Sublime Porta. Questo sale, però, non è per il tuo palato, è per la tua coda, che è lunga e paglierina. 

 

Simona e gli altri

Di solito in un’ epistola come questa, in cui si ricostruisce una vicenda, si parte da lontano e si arriva vicino. Lo vogliono cronologia, logica e buone maniere. A me, però, oggi incombe un ineluttabile punto di partenza. Anche come architrave di quanto andrò abbaiandoti e ringhiandoti dietro. Conoscevo Simona Torretta, la ragazza sequestrata a Baghdad, ero con lei nel “Ponte per…”, fin dal suo primo viaggio nell’Iraq dei nostri sogni e del nostro appassionato amore, della nostra dannata diversità. Brava, Simona, gentile, vera e rispettosa di tutti. Anche quando, dopo anni di lavoro comune concretatosi in una serie di videodocumentari su Iraq e Jugoslavia, del “Ponte” non condividevo più, almeno parzialmente, tattiche, oggetto e strategie, non mi ha mai negato sorrisi, amicizia, comprensione (credo alla generosa buona fede di molti volontari, ma dubito dell’utilità di ONG pagate da governi che nello stesso posto mandano e pagano killer in uniforme, ho visto troppo millantato credito da parte di ONG, ho visto potenti ONG, come l’ICS in Jugoslavia, assumere in toto le balle propagandistiche degli aggressori; credo che vanno sostenute, magari con l’8 per mille sottratto ai preti, e controllate, la Croce Rossa Internazionale e le agenzie dell’ONU i cui interventi non sono pinzillacchere). Di Saddam e dell’assetto iracheno a Simona non  ho mai sentito ripetere gli stereotipi della propaganda imperialista, a te tanto consueti. Gli iracheni preferiva ascoltarli. Non è da tutti. Chissà come rimarrebbe, ora, a vedersi reclutata da tanti, in tante formazioni. Tu, Fausto, te ne appropri inserendola d’ufficio nel movimento dei movimenti e tra coloro combattono la globalizzazione liberista, termine a te caro, ma ormai anacronistico e perlopiù edulcorante nei confronti del rullo compressore imperialista di cui Simona aveva nozione chiara. Carta, i Disobbedienti, i tuoi ex, si permettono la stessa ineducata operazione. Simona diventa una medaglietta da applicare su baveri spuri. L’indecenza l’ha centrata l’appello delle varie tavole della pace e simili quando ha affibiato a Simona il merito di “essere sempre stata al fianco delle  vittime innocenti della dittatura di Saddam”, mica del genocidio da sanzioni, così incastrando l’inconsapevole ragazza nella lurida operazione imperialsionista di satanizzazione del nemico da distruggere: Simona, per sette lunghi anni e ancora oggi ha assistito le vittime del più criminale embargo e della più infame guerra radioattiva mai attuati nella storia, a suo rischio e pericolo. Al di là del rapimento di oggi, chiunque trascorra periodi prolungati in Iraq, e specie nel sud frequentato da Simona, ha incombenti gli effetti dell’uranio  Non le è stato necessario “assistere le vittime della dittatura”, anche perché quelle se le sono inventate gli invasori, i sanzionatori, certi pacifisti e certe ONG alla ICS e tutte le fonti mediatiche guerrafondaie su cui plasmi le tue convinzioni sulla famigerata bushiana “spirale guerra-terrorismo”. 

 

Sul giornale, sul quale regni con i fidati curzigliardi, hanno pubblicato qualche articolo diffuso da Simona quando da tempo a Baghdad imperversavano i cavalieri dell’Apocalisse, cui nulla sfugge e che ogni divergenza trucidano. Ne cito qualche riga: “Giorno per giorno, si stanno diffondendo sentimenti di malcontento e di totale sfiducia nei confronti delle forze occupanti, soprattutto verso gli americani. Baghdad non è più una città tranquilla e la gente continua a sentirsi insicura e soprattutto abbandonata. Sempre più spesso la gente ti dice: ‘Ci avevano promesso la libertà, ma dov’è questa libertà se non possiamo uscire di casa la sera e se dobbiamo stare attenti alle nostre famiglie…” Questo Simona diffondeva, a forte irritazione di Rumsfeld, il cane della guerra (chiedendo perdono ai cani), che invece proclamava gli splendori della “liberazione”: le scuole piene, gli ospedali funzionanti, il lavoro riavviato, la sicurezza assicurata. Quando Bush dei trionfi iracheni faceva il piedistallo sul quale ergersi nuovamente a imperatore del mondo.

Ecco perché gente  come Simona, o come Baldoni, o come i due francesi, vanno tolti di mezzo da padrini e picciotti. E anche perché il maramaldeggiare del “terrorismo islamico” in tutto il mondo, dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Cecenia  all’Indonesia, serve ora a stendere una cortina fumogena sulla sharonizzazione di Falluja e delle altre città resistenti, cancellate dalla faccia della Terra con dentro donne e bambini, neanche più “effetti collaterali”, solo esuberi iracheni. Mille in due settimane, dicono i medici che li raschiano dalle macerie. Urla su questo, Fausto, urla “terroristi”!

 

La “spirale guerra-terrorismo” e i suoi collateralismi: Jugoslavia, Cecenia, Sudan, Iraq, Palestina…

Ma poi, come già l’11 settembre, agitare il moloch terrorista serve alle guerre a bassa intensità, come quella disseminata in tutto il Caucaso all’ombra delle nuove basi USA, per sfasciare la Russia e assediare la Cina, e alle guerra ad alta intensità, come quella da Colin Powell – sempre lui, come con le “provette chimiche” di Saddam il 5 febbraio 2003 all’ONU – annunciata al Sudan, e agevolata da quella Cap Anapur e da quegli “eserciti di liberazione” nel Darfur, allestiti dagli imperialismi euro-statunitensi in gara, ma per te, come per i guerrafondai, vindici dei “diritti umani” e della “democrazia”. Del resto, ecco puntuale in Darfur, dopo la banda Cia di USAid, gli immancabili apripista di Medicins Sans Frontieres (quelli del proconsole Nato in Kosovo, Kouchner) e i “missionari” comboniani, nientepopodimeno che l ‘immenso ego di Luisa Morgantini, una donna in nero vergine di contaminazioni politiche e prepolitiche, ma pronta a scagliarsi come un Apache su ogni situazione “umanitaria” che prepari il terreno a stupri bellici, naturalmente umanitari. Nella Jugoslavia incenerita da fascisti kosovari, croati e internazionali è stata capace di andare, insieme alle sue “donne in nero” di Belgrado, sostenute da Gorge Soros, a cianciare di “fascismo serbo”. Madeleine Albright ancora la ricorda commossa. Dal Darfur torna con foto di bimbetti neri a lei in braccio, spappagallando sugli eccidi  “responsabilità del governo sudanese”, tacendo su “eserciti di liberazione” e chi li paga, dimenticandosi quello che io come tanti altri inviati vediamo in Darfur da dieci anni: una spaventosa siccità e conseguente carestia che, quella sì, ha determinato l’esodo dei più colpiti che, peraltro stranamente, per un milione e mezzo sono andati in Sudan (paese che li decima?) e per diecimila in Chad. Ora è Colin Powell, che vuole sanzioni e “interventi umanitari”, ad applaudire la tua europarlamentare “indipendente”. Ma che te lo dico a fa’, Fausto, tu queste cose le sai benissimo, sei quasi un Uomo di Stato, fai finta di non saperle perchè hai le famose compatibilità. Sei come Procuste con quel suo letto in cui sbatteva i viandanti e li allungava e accorciava secondo la bisogna. Né i viandanti, né i compagni di Rifondazione si divertono, però.

 

Tu hai parlato e fatto parlare a profusione dell’Iraq, di Saddam, del terrorismo. Molto più di Simona e perfino di me, che di questo parlare faccio professione. Tanto quanto hai detto e fatto dire, che so, di Jugoslavia, Cecenia, Palestina. Hai voluto sbagliare sistematicamente, sempre. Non una volta hai saputo, voluto, sottrarti alla lobotomizzazione operata dalla guerra psicologica del capitalismo all’attacco. L’hai perpetuata, semmai avvolta in un batuffolo rosa col logo pacifista. Le compatibilità! Non sei mai stato a Grozny, nè hai frequentato le cabine elettorali cecene, né ti sei mischiato sui monti ai briganti di passo dell’estorsione e delle stragi eterocomandate da chi, a dispetto della maggioranza di quel popolo, voleva portarsi via un bel pezzo petrolifero di una Russia che stava mettendo alla porta i suoi fiduciari mafiosi. Potresti però informarti presso Manlio Dinucci (“il manifesto” 10/9/04), che la sa un po’ più lunga ed è più onesto delle tre scimmiette che hai a “Liberazione”, o addirittura presso tuoi lettori, come il giovane comunista Yassir (“Liberazione”, 10/9/04), che nella rubrica delle lettere riescono, al di là delle astute selezioni  curzigliardane, a far lampeggiare qualche verità anticonformista. A proposito di Cecenia e dello scandaloso rovesciamento delle responsabilità che hai fatto sull’eccidio degli innocenti in Ossezia, come ci si trova a sbranare la Russia a partire dal Caucaso in compagnia, e perfetta consonanza, con il “Comitato Americano per la Pace in Cecenia” e i suoi membri neonazi (gli stessi dell’analogo comitato per il Kosovo!) Brzezinski, Alexander Haig, Richard Perle, Elliott Abrams, Michael Ledeen, James Woolsey (ex-capo Cia), e tutta la banda dell’estremismo evangelico-sionista che regna a Washington, più gli oligarchi mafiosi installati dagli USA e da Eltsin e ora liquidati da Putin e più, ahinoi, anche sostenitori della frantumazione delle nazioni e dell’etnicizzazione dei popoli, dal Kosovo alla Bosnia alla Cecenia a dappertutto, come l’inqualificabile tuo Antonio Moscato, i Dakli e Karol del multiforme “Manifesto”. Tipi così, comunque, hanno sempre diffuso il sospetto che il loro bilioso antislavismo-antirussismo fosse l’erede dell’infezione anti-sovietica, a sua volta maschera dietro alla quale celare il più viscerale anticomunismo.   

 

 

Forse hai fatto una visitina in Palestina, non ricordo. Ma chissà se hai mai condiviso il tè o il giaciglio con quella famiglia di Gaza che sa dei suoi cari cancellati da Sharon a Sabra e Shatila, dove una madre si è dissanguata a un posto di blocco, dove fratelli sono stati inceneriti dall’assassinio mirato degli Apache, dove figli bimbetti sono stati fulminati in fronte dal tank Merkava, dove lo zio è stato scuoiato in prigione, dove la vita ha lo stesso orizzonte di Auschwitz (non fremere, Fausto, chiedi ai palestinesi, ma non farlo chiedere a Gennaro Migliore, non gli conviene avvicinarsi), dove una sorella cui è stato negato di essere, singola o comunità, si è fatta saltare tra coloro che, quanto meno, tacendo acconsentono. E non sei neppure stato nel campo di Bourj al Bourajne di Beirut, dove di queste cose si muore a distanza, specie quando vengono “negoziatori di Ginevra” per far smettere l’Intifada e farla finita con il diritto al ritorno. Né ti ho visto in Iraq, Fausto, a osservare senza pregiudizi quanti e quali diritti umani erano stati inventati dal nulla, dopo il baratro del sottosviluppo coloniale, e consolidati, quale benessere era stato diffuso sotto un cielo che, tutt’intorno non copriva che miserie, abusi, sopraffazioni, quale era il pensiero, il consenso, dei lavoratori, delle donne, del popolo alfabetizzato, accasato e curato come noialtri, quassù, nei paradisi delle tue “coalizioni democratiche” con Treu e Bersani, ormai ci sogniamo. Non ti ho visto per le strade di Saddam City, oggi Sadr City, una città satellite, tutta nuova, per i profughi dell’uranio dal Sud, ammirata da urbanisti e architetti del mondo, ma ridotta a slum da 13 anni delle più feroci sanzioni mai inflitte e mai tanto orgogliosamente resistite dalla gente e dai suoi dirigenti. Chissà se ti sei preso la briga di interrogare, non i venduti collaborazionisti di un sedicente Partito Comunista Iracheno, onorati più di tutti dagli occupanti, formidabile copertura a sinistra del genocidio coloniale, con i quali ti sei addirittura gemellato, bensì i comunisti che lottano e  muoiono e vincono nella Resistenza.

 

Ingrao, resistenze e Resistenze

Quella Resistenza che né per te, né per Casini, né per Pera, nè per i tuoi soci “liberaldemocratici”, è degna di tanto nome. Quella Resistenza di cui un Ingrao, da sempre vacillante e oggi definitivamente compromesso dal tuo esibirlo sui peggiori stendardi, non ha capito un granchè in passato e nulla sa e capisce ora, per quanto pontifichi.  Che, ottuagenario, abbia anche lui le sue compatibilità? Me lo ricordo Pietro, lo incontrai sulle scale della direzione del partito, circondato da corifei. Mi presentò a lui Curzi. Mi guardò in tralice, con occhio gelido, da questurino, chiedendosi “chi è questo? Mi conviene o non mi conviene?” Forse, correttamente, il cavalier Tentenna, quello dei tanti “armiamoci e partite” (vero, compagni del “Manifesto”?), di me sospettava. Permettimi, Fausto, una perla ingraiana da teatro dell’assurdo:”Una resistenza della nazione irachena aggredita c’è stata. Anche se poi non sappiamo chi guidasse questa resistenza crollata così rapidamente. Ma adesso sono solo massacri senza bandiere…” Davvero acuto il tuo santino, Fausto, appena reduce da Falluja… Basta vedere i resoconti militari giornalieri (quelli riconosciuti dagli stessi occupanti, ma accuratamente nascosti) per umiliare il bonzo di un PCI che non c’è più e di un PRC, partito che non è quello che voi due pensate: una media di 35 attacchi coordinati al giorno, di altissima efficienza militare da un capo all’altro del paese, contro le forze di occupazione e i loro collaborazionisti, per i quali reti, depositi d’armi, intelligence, santuari, organizzazione e sei milioni di cittadini in armi erano stati  preparati molti anni fa. Come hanno dovuto ammettere a denti stretti gli stessi neonazi, i “massacratori senza bandiere” di Ingrao hanno liberato e controllano, ovviamente con la popolazione dalla loro parte, ormai quattro quinti del paese, costringendo gli occupanti nei loro fortini e a rigurgitare frustrazione e bombe.

 

 

Partigiani  “terroristi”

Ma tu, che sei un espertone di resistenze ( lo confermano i tuoi contratti degli anni’80), hai il diritto di distribuire voti e condanne senza appello. Ti sovviene di aver già offeso i partigiani italiani quando ti permettesti di parlare di “resistenza angelizzata”? In quel tuo seminario sulla non innocente sciocchezza storico-biologico-politica della non violenza (esempio di unilateralismo alla Bush se mai ce n’è stato: non hai fatto partecipare neanche l’ombra di un contradditore), anche se poi, caprioleggiando come sai fare, hai tentato di rimediare parlando di “hic et nunc” per l’uso della forza, sei tornato a concederle una R maiuscola, rispetto alla r minuscola che spetta a quei terroristi di iracheni, grandioso esempio di strumentalità. Agli iracheni, se del tutto, solo una r minuscola perché quella resistenza “non contiene in sé la soluzione del problema”, diversamente da “quella italiana che ha sconfitto il fascismo  e dato una costituzione repubblicana al paese”. Sei di un’arroganza affascinante, pari alla tua totale sconoscenza. Ma forse è questione di compatibilità. E non è la prima soluzione del primo problema liberarsi dell’occupante straniero e dei fascisti che vi collaborano? E non rivorrebbe il popolo iracheno la sua costituzione che era la più avanzata del Sud del mondo e che tu non hai mai letto? E pensavano forse tutti a una stessa soluzione del problema, una volta cacciati tedeschi e fascisti, le Brigate Garibaldi, Giustizia e libertà, i badogliani, i monarchici?   

 

Quella resistenza che ha per perno i  militari iracheni, baathisti, nazionalisti nasseriani, religiosi, di cui tu, con cipiglio di magistrato inquisitorio e sentenziatorio insieme, giudichi che “non intravvediamo ancora una prospettiva politica accettabile”. Ascoltando con un minimo di rispetto gli iracheni, ti sarebbe stata spiegata la differenza tra un popolo in armi, consapevole delle sue conquiste, della sua storia, della sua missione, organizzato per la bisogna fin da tanti anni prima dell’ultimo assalto imperialista,  e i delinquenti fantocci, manovalanza di più alti criminali, che questa Resistenza, che commuove e muove il mondo perbene, hanno necessità improrogabile di inquinare, demonizzare, sottrarre alla solidarietà dei popoli che capiscono. Appunto con i rapimenti, le decapitazioni, gli attentati alle moschee e tra le folle. No, tu non interroghi, tu ripeti. Da anni ti gonfi d’indignazione, insieme ahimè anche a tanti tuoi oppositori interni, per lo sterminio dei curdi, il massacro dei comunisti: due falsificazioni imperialsioniste per la cui smentita basterebbe un clic su mille documenti, testimonianze, ammissioni desecretate. Non lo leggi il “New York Times”? Guarda un po’ il numero del 31 gennaio 04….

 
“Scontro di civiltà” alla Bertinotti

Stai certo che Simona quelle domande, per te, che la sai lunga, superflue, se le è poste e, probabilmente, anche Baldoni e, sicuramente, anche i due colleghi francesi, Chesnot e Malbrunot. E non avrebbero dovuto, giacchè tutti devono far proprio il paradigma dei neonazi di Washington e Tel Aviv: siamo in lotta mortale contro il terrorismo. E il terrorismo è islamico, o non è. Nessuno li avrebbe disturbati. Tu rifiuti a parole lo “scontro di civiltà”, inventato dai nuovi nazisti per rapinare, sottomettere e sfoltire il mondo, ma in concreto e implicitamente lo accetti e ribadisci. E’ islamico il terrorismo internazionale? Ce l’ha con l’Occidente (cui, bontà tua, attribuisci qualche manchevolezza)? C’è la “spirale guerra (degli occidentali)-terrorismo (dei musulmani)”? E allora ecco che c’è, nella tua martellante aporia, lo scontro di civiltà. Ma c’è anche più esplicita, come nel paginone con cui il tuo kibbutzaro a “Liberazione”, Guido Caldiron, per la maggiore felicità di Sharon e Bush, ha imbrattato il giornale. Ha intervistato Renzo Guolo, un islamofobo e teorizzatore dello scontro di civiltà se ce n’è uno, e fornendogli con le domande i trampolini idonei, lo ha assistito nello sputtanamento senza riserve della resistenza irachena e nella conferma dell’esistenza di quel “nemico globale, onnipresente, islamico” che la banda neonazi del PNAC aveva concepito in laboratorio per consentirsi la guerra preventiva e permanente che sotterra le libertà, ci ricaccia nell’orrore delle crociate cristiane, sbrana i popoli e uccide il pianeta. Caldiron è uno specialista, ma,  come si sa da quando una tua strizzatina d’occhio è bastata perché il solerte maggiordomo pelato mi cacciasse dal giornale per aver detto una verità su Cuba, scomoda per i tuoi connubi con D’Alema, in quel giornale non si muove foglia che tu non voglia. E’ un coro senza neanche un po’ di controcanto. Sta a te come la libertà di stampa sta all’ammazzaaljazeera e ammazzagiornalisti scomodi Allaui.  Suona ipocrito assai, a questo punto, strillare contro la guerra… Comunque, a quel paginone di Caldiron a Washington hanno cambiato la firma, ci hanno scritto sotto Dick Cheney, e lo danno in giro come volantino alle adunate neocon. Finchè voi, tu e i tuoi ripetitori nel giornale e negli alti strati del partito, non chiamerete il terrorismo, i sequestratori di Simona, i decapitatori, gli stragisti di civili, gli infanticidi dell’Ossezia, con il loro vero nome, voi, ve lo dico in tutta consapevolezza e con la morte nel cuore, di quelli vi farete complici. Hai invocato “che si faccia tutto, proprio tutto per salvare la vita delle due donne e di chi è stato rapito con loro!” Allora dai tu l’esempio: punta il dito contro chi queste cose le pratica da sempre, parla di Cia e di Mossad e del gangster loro tirapiedi Allaui,  tira fuori gli elementi su cui sorvoli, inchioda i responsabili alle loro responsabilità, non avallarne gli inganni, attingi un minimo di sapienza geopolitica e storica da chi ce l’ha. Denuda il re e fallo denudare dai milioni nel mondo che aspettano solo una parola di verità per tirare giù dal piedistallo la banda degli assassini. Spiega al povero (?) Ingrao che, piuttosto di accusare i pacifisti di insufficiente impegno antiterrorista, si stropicci gli occhi e riconosca dove sta il terrorismo. Se no, non fa che arruolare confusi ingraiani sotto i vessilli a stelle e striscie, o con una stella in mezzo. Te lo permettono le compatibilità? Se te lo permettono, fa un grande favore alla pace e alla verità: smettila di ripetere le bugia dei bugiardoni sbugiardati, chiama Bush col nome del suo presunto antagonista e effettivo socio trentennale, Osama bin Laden, chiama Rumsfeld Al Zawahiri, da a Sharon il suo nome segreto, Al Zarkawi. Fatti istruire dai bolivariani di Chavez.  Vuoi vedere che, se gli iracheni cacciano Aiad Allaui, se gli statunitensi cacciano Bush, i palestinesi riescono a togliere di mezzo Sharon, il “terrorismo islamico”, non dico che muore, visto che altri neonazi dal guscio del PNAC (Project for a New American Century) possono sempre rigurgitare, ma si addormenta per un bel po’? Vuoi vedere?

 

Bertinotti dei salotti e la geopolitica

Tu, Fausto, in tutti quei posti che dicevo non ci sei andato, ti abbiamo piuttosto visto frequentare altre visibilità, quelle per le quali qualche maleducato ha inventato il calembour “Bertinotti dei salotti”: Vespa, Costanzo, Premio Strega, Festival vari, un verminaio di falsari sotto il quale hai messo la tua firma di convalida. Non sei stato, né potevi, mica c’è bisogno di essere stato dappertutto per poter giudicare, mica un leader di tanta crucialità può essere messo a repentaglio tra gli uragani su Falluja. Meglio San Domingo, vero? Ma sei un uomo politico, un capo, da come ti si inneggia, oserei dire un capopopolo, anzi stai per diventare un uomo di Stato, dentro il progetto, e con alto gradimento, di altri illustri uomini di Stato: un Fassino che inneggia a Craxi, un D’Alema dell’Opus Dei, già famoso per inciuci e fallimenti sistematici e ora massimo protettore europeo della vandea fascista in Venezuela, un Amato che di quel Craxi era la lancia termica che apriva cassaforti, e non ha mai smesso,  un papa col quale sei entrato in sintonia quando, schierato col fascismo croato, satanizzando i serbi, aggrediti e decimati, ma certo “ipernazionalisti” e “pulitori etnici” (lo dice quel tuo ex-responsabile internazionale che continua a imbarazzarci con le sue uscite, parlamentari e non; ma è una virtù di tutti i tuoi ministri degli esteri), spianava la strada alle “operazioni tempesta” e agli “interventi umanitari” della Nato. L’hai capita, a distanza di qualche anno, che dicendo buuuh alla guerra e, insieme, “Milosevic è il diavolo”, della guerra ti facevi salmeria e vivandiera? Così con Saddam, così con i Taleban, così con Putin, così con l’”Intifada fino alla vittoria”, tanto vituperata da quel tuo esperto che passa i giorni a fare a cazzotti col suo cognome.            

 

E da uomo di Stato hai delle responsabilità. O piuttosto delle compatibilità? Briganti al soldo dell’imperialismo lanciano un’offensiva ai quattro angoli della Terra, sono gli stessi che, creati, addestrati e condotti per mano dalla Cia dal 1980 ad oggi, agevolarono la polverizzazione dell’Afghanistan renitente agli oleodotti USA. In Iraq squadroni della morte, come quelli che la Scuola delle Americhe e gli israeliani hanno addestrato, motivato, pagato e guidato per decenni in America Latina (o non vedi il parallelo, uomo di Stato?, o eri allora troppo impegnato a firmare, al fianco di Fassino “che ti conosce bene”, quei contratti che introdussero e accompagnarono l’arretramento strategico della classe operaia in Italia?), eliminano dalla scena tutti coloro che potrebbero mettere in dubbio la propaganda elettorale e imperiale dei neonazi di Washington (e questa verità i francesi la cantano chiara, e non solo loro, tutta la sinistra statunitense): giornalisti e umanitari autentici. Medicins sans frontieres, quelli del sovrintendente alla pulizia etnica antiserba, Kouchner, non dubitare, verranno lasciati indenni, così come Reporters sans frontieres, la cosca di mafiapagati  da Miami che il tuo giornale esalta. Non viene risparmiato, invece,  chi sbriciola la Disneyland disegnata dai carnefici intorno al mattatoio, non chi ha capito come eserciti islamici, al Zarkawi e al Zawahiri, non sono che marionette virtuali appese ai fili dei carnefici. Non Al Jazeera (a proposito, il tuo giornale s’è scordato di raccontarci che la più indipendente e onesta delle grandi televisioni è stata assaltata dai lanzichenecchi di Aiad Allaui, gli stessi del sequestro del “Ponte”, devastata e sigillata a tempo indeterminato. Forse perché la pratica della censura ai critici non vi è troppo aliena…).

 

In Cecenia tu e i tuoi balzate sopra quella che è forse la cosa più spaventosa commessa da Sabra e Shatila, dai falangisti su commissione di Israele allora, da terroristi su commissione turco-israelo-statunitense (gli oleodotti! Le raffinerie!) oggi, per allinearvi e coprirvi con la più falsa delle versioni: tutta colpa di Putin, anche se si è dovuti intervenire dopo che i “combattenti” (così “il manifesto”) avevano fatto saltare per aria due loro donne, trucidato qualche decina tra ostaggi e compari riluttanti, mitragliato bambini nudi in fuga. Certo, un  vero uomo di Stato, un futuro ministro, o mandatario di ministri, che differenza c’è?,  nel governo Rutelli-Prodi-Fassino-Amato-Mastella-Boselli, un perno della nuova Unità Nazionale anti-terrorismo, Unità Nazionale della menzogna Cia, Unità Nazionale del raggiro Mossad, avrebbe saputo risolvere tutto senza che a nessuno venisse torto un capello… In Indonesia… a Madrid….l’11 settembre… Loro fanno la guerra, tu fai la nonviolenza, entrambi consacrate il “terrorismo internazionale”, islamico, come nemico. Camminate mano in mano, Fausto, e tu sei troppo uomo di Stato per non saperlo. C’è unanimità totale, contro ogni evidenza tecnica e politica, tra te e coloro per i quali il “terrorismo islamico” è necessità di sopravvivenza assoluta, come c’è  negli appelli, tuoi e di Berlusconi, al mondo musulmano, offensivi e fuorvianti, poichè quel mondo non c’entra per un piffero con il terrorismo se non per il sangue semita – di ogni provenienza - che a volte scorre nelle vene dei sicari assoldati sul posto. E anche di qualche mandante.

 

Compatibilità governative e tribunali speciali

Le compatibilità. Chiunque non avesse sulle spalle quel masso, davvero da Sisifo, delle compatibilità, ha saputo individuare tutti i segni necessari, dall’11 settembre in poi, dell’invenzione e confezione di un nemico universale, di civiltà, ubiquo e invisibile, collocabile ovunque fosse utile, attivabile quandunque se ne presentasse la necessità, che so, per far dimenticare brogli elettorali, risalire nei sondaggi, demonizzare governi potenzialmente rivali, o comunque non obbedienti, lanciare guerre di decimazione, acchiappare petrolio, espandere Israele, garantirsi un nuovo mandato, assistere vassalli vacillanti, intimidire e ridurre alla sottomissione e alla connivenza oppositori, eliminare libertà civili, introdurre fascismi, mettere quella paura esistenziale che ti fa pecorone. Ricordi l’11 settembre del Cile, e ricordi il Berlinguer del compromesso e della Nato? Cosa ve n’è venuto delle compatibilità? Cos’è questa vostra coazione a ripetere i suicidi? C’è determinazione, non c’è che dire. Una volta, in una insquallidita assemblea su “guerra e terrorismo”, che allestisti alle nove del mattino di un lunedì e che, di conseguenza non di gente e militanti era gonfia, ma astutamente solo di notabili e fiduciari, ero stato la variabile impazzita e ti avevo sciorinato quanto i più bravi controinformatori degli USA e del mondo avevano scoperto e provato su chi, come e perchè aveva sbattuto aerei contro le torri gemelle, chi le aveva poi fatte saltare seppellendo, solo allora, 3000 vite, chi aveva sparato un finto aereo e un autentico missile contro il Pentagono, chi aveva imbrigliato commissioni d’inchiesta, ti avevo invitato a ricordare che le stragi in Italia  le faceva la cosca al potere, ti avevo pregato di leggere la pubblica documentazione su questi fatti, ti avevo ricordato altri piani di autosterminio pianificati da governi USA per mobilitare la gente a favore di guerre (Cuba!) e ti avevo sollecitato a collocare, da uomo di Stato, gli eventi e i giudizi sui fondamenti della storia. Poi avevi preso la parola tu. Ed è stato buffo. Dichiaratoti ammutolito dalle mie “fantasie”, e impegnatoti a neanche rispondere a queste ricostruzioni “arbitrarie”, dedicasti quasi l’intero intervento a confutare quanto io ti avevo (di)mostrato, modestissimo portavoce di un consenso su chi fa terrorismo che pervade tutto l’antagonismo politico degli USA, d’Europa e del Sud del mondo. Tanto ero poco degno di risposta, che anche nella successiva tua orazione al Comitato Politico Nazionale del partito, mi dedicasti un lungo brano concludendo che “no, non si può stare nello stesso partito con chi accusa l‘altro di tradimento”. Così sguinzagliando il tuo tribunale speciale. Ma non avevo mai parlato di tradimento. Avevo parlato di “collateralismo oggettivo” di chi assume il paradigma di quell’unico moloch, però a due teste, terrorismo e guerra, insistendo ossessivamente sulla famigerata “spirale guerra terrorismo”. I tuoi inquisitori romani mi hanno poi condannato, nello stolto silenzio dei tuoi oppositori, per “lesa immagine del partito e del suo segretario” (intendendo chiaramente, “per lesa maestà”). Tu, allora, a quanti anni di sospensione dovresti essere condannato per aver leso, forse, in modo irrimediabile, “l’immagine del partito”, dei suoi militanti, non solo, della storia del  movimento operaio? 

 

Amico di famiglia

Tutto iniziò quando ero al TG3, primi anni novanta. Cossutta ti aveva chiamato a governare il Partito della Rifondazione Comunista. Io, dagli anni ’70, non tenevo più tessera. Preferivo, nel centro di scambio RAI, dove anche il tuo Curzi si affannava a coprire caselle con tessere e se non ce l’avevi eri a chiappe scoperte, tenere solo quella di giornalista professionista. Però tutti sapevano che stavo con Rifondazione come, nel nostro piccolo, Federica Sciarelli, poverina, e Fabio Venditti, più qualche tecnico. Venne la scissione e si avvicinava la coda della mia vicenda Rai. C’incontrammo in vetta al corteo a Piazza Venezia e tu mi facesti un sacco di coccole: un giornalista, anche conosciuto e di manifeste simpatie di sinistra, appena nominato da sondaggi del “Venerdì di Repubblica” decimo personaggio più popolare della tv, va portato in palmo di mano, o no? Quella stessa sera mi iscrissi e fu un entusiasmo e un ingiovanilirsi da cielo sopra Caracas, come ai tempi di Lotta Continua e di “Burocrati e padroni, tutti vi impiccheremo…”   

Non avevo capito che quelle canzoni ti facevano accapponare la pelle, e non solo per la “violenza”. Eri un grande affabulatore nelle cene che per qualche po’ abbiamo condiviso, certo vanitoso, addirittura sfrenatamente narciso, non ce n’era per nessuno, eravamo tutti co-celebranti, ma chi non perdonerebbe queste debolezze umane a uno che secerne carisma da ogni poro.  

 

Guerra no, Milosevic mostro sì

Nella vicenda jugoslava è servito assai poco, anzi, che anche allora ti ergessi contro l’aggressione al “mostro che masticava cadaveri e cercava di allargare la sua tana ai Balcani tutti”, quando ripetevi, all’unisono con gli aggressori, che lì c’era in effetti un mostro che masticava cadaveri e voleva allargare la sua tana ai Balcani tutti. Avessi tu la coerenza, il coraggio e l’onestà di quel Milosevic, che confonde tutti i suoi scagnozzi all’Aja, ma di cui il tuo giornalino, avvedutamente, come della Serbia non parla più. Quando, tornato da svariati giri sotto e dopo le bombe da quel grande paese di pace e resistenza, sminuzzato, ti raccontavo altre verità su chi sbranava e chi veniva sbranato, e tanti altri lo facevano, l’aura di “gioiellino RAI” si dissipò rapidamente e iniziai a coprirmi di scaglie repellenti.        Ti era più cara, e la facesti subito europarlamentare, Luisa Morgantini, non violenta e, soprattutto, fustigatrice, insieme a un gruppuscolo di signore belgradesi sostenute dal destabilizzatore imperiale George Soros, del “fascismo serbo”. E qui  balza agli occhi una consuetudine a sbagliare indirizzo. Allora tu, il tuo giornale, i tuoi Disobbedienti vi infervoraste  per la “democratica” radio di Belgrado B92 e, soprattutto, per un’organizzazione giovanilistica chiamata “Otpor”, che le cantava chiare al “dittatore”, dittatore di tante elezioni, di 20 partiti e solo due a suo favore, del 92% dei media in mano all’opposizione. Radio B92 era una radio della Cia, nel circuito europeo di Radio Liberty e Otpor era una banda di teppisti ben finanziati e organizzati dalla Cia, confessi, che doveva suscitare il marasma nella Jugoslavia stremata da embarghi e guerre di frantumazione. Allora portai le prove di quanto sopra, poi diffuse da tutti nel mondo, BBC, “Il Diario”, vantate da Washington. Non impedirono che il tuo vicedirettore Cannavò mi accusasse di essere pagato dal povero Slobodan Milosevic e che, nella giornata del putsch che ridusse a brandelli e a bordello la Jugoslavia, aprisse il giornale con il titolo “Belgrado ride”. Portai un dossier, poi confermato da altri insospettabili, punto per punto anche a te. Non successe nulla. Anzi, mi congedasti sospirando:”Sono cose che succedono in tutti i movimenti…”

 

Il comunismo “reinventato”

Lasciamo la sfera internazionale e veniamo al Fausto che “reinventa il comunismo”. Tanto lo reinventi da renderlo molto simile, al meglio, a ciò che si agitava in Europa nel primo Ottocento, al peggio, a “cose” tipo Occhetto. Solo per chiudere l ‘argomento: l’Iran è stato appena avvertito da Rumsfeld di prepararsi a una sorte tipo Iraq, lo schiavetto di Rumsfeld, Allaui, poco prima aveva fatto rapire dagli stessi sgherri di Simona il console iraniano. Giorni prima di questo evento Khamenei – un altro antimperialista che tu, Fausto, da filoWoityla incongruamente detesti perchè integralista – aveva condannato l’occupazione dell’Iraq. Poi aveva dichiarato che i rapimenti in corso sono un classico lavoro di statunitensi e israeliani. Cosa che nel mondo normale si ripetono anche i bambini e, in particolare, gran parte della tua base. Ma che cosa ne sa la base? Ma chi è questa base? Tu hai altro da fare che ascoltare le fanfaluche di una base che pretende di aver imparato abbastanza dall’imperialismo e dallo stragismo di Stato nel proprio paese per capire chi ciurla nel manico. Il tuo rapporto con la base, come conferma il drastico calo degli iscritti, l’immiserimento pianificato dei circoli e, di più, il per ora impotente e indistinto rumoreggiare tra coloro che ancora rimangono, si è sublimato nella proiezione europea, là dove ti aspetti che gli addomesticati rimasugli di ex-grandi partiti comunisti e di qualche conventicola di ecologisti e giardinieri nordici forniscano nuove gambe al tuo cammino di conquistatore. Magari in paciosa e nonviolenta armonia con i turbocapitalisti di un centrosinistra italico di cui la seconda parte del nome si è librata leggera verso azzurre lontananze.

 

Oggi tu comunichi con chi se lo merita, con chi legge i giornali della “grande borghesia” dei tuoi salotti, della confindustria del compagno Montezemolo, del generone romano e dei professionisti pseudoliberal alla Ezio Mauro. Del resto, non è stata la tua gagliarda esecutrice al giornale, dopo essersi fatta tappeto rosso a D’Alema e Fassino in coincidenza con la tua 123esima svolta, a onorare uno come Paolo Mieli del titolo di “first class journalist”? Non è stata la tua dama di compagnia a sostenere uno Stefano Folli – “a la guerre comme a la guerre” – contro l’estremista De Bortoli alla guida del Corrierone? Dimmi con chi vai… E dimmi pure chi ora ti applaude – Secolo d’Italia, Avvenire, Tempo, Il Foglio, Il Riformista, Libero, il Corriere della Sera, Marco Revelli, i vescovi, Aprile, D’Alema, Fassino…- e ti dirò chi sei. Li fai citare tutti con orgoglio e foto sul tuo tabloid. Del resto, non hai ribadito – Lenin si rivolta nella tomba – che faresti “un patto col diavolo”? Fausto, davvero vorrei capire cosa ti muove. Il potere, anzi, il dominio affascina, spesso induce a fare passi da sette leghe quando si hanno gambette da ometto (pensa a D’Alema), stare al governo, con chicchessia, anche con la classe di devastatori che parevi combattere, con tutto un popolo dietro, e che più che si manifesta marmaglia capitalista, compatibilissima con gli orrori imperialisti, è più ci inciuci. Stai perdendo pezzi, però, in questa corsa da sindrome di astinenza, ma, come con una certa protervia proclami, vai avanti.. Cosa hai in mente, oltre alla liquidazione del vero comunismo come unica chance di liberazione umana? Un nuovo partito, adombrato da quella Sinistra Europea costituita con un colpo di mano contro lo Statuto, che “reinventi” un comunismo che con coloro che l ‘hanno pensato e che alla parola hanno dato un significato irrinunciabile, non ha più niente a che fare?

 

BertiNot-in-my-name

Già lo Statuto. Mi hai fatto condannare da quel tribunale speciale romano per aver proclamato da uno striscione e da un volantino, con tanti altri compagni, rigorosamente ai termini dell’art.3 dello Statuto che consente la critica al segretario anche all’esteerno del partito, BertiNot-in-my-name.

 BERTINOT-IN-MY-NAME  contro la sepoltura “non solo fisica” di Marx, Lenin, tutti; contro una Sinistra Europea men che socialdemocratica (ma ben finanziata) che ci è piovuta addosso senza che neanche potessimo aprire l’ombrello; contro una non violenza becera, utile esclusivamente ai violenti dominatori e sfruttatori e che vorrebbe tirar via la stampelle della solidarietà a dominati e sfruttati ancora in piedi e in lotta, utile ad accreditarti agnellino presso i padroni.

BERTINOT-IN-MY-NAME per come hai voluto distruggere il comunismo eroico del ‘900 agli occhi e nel cuore di qualche miliardo di oppressi che ricordano benissimo il loro riscatto, il voto conquistato (quelle delle donne da noi nel ’48!), la liberazione nazionale, lo sciopero, la pensione, la scuola pubblica, la sanità, la scala mobile, la pace, il tempo, il futuro; per aver perciò eliminato, astuto escalationista, ogni riferimento al comunismo nell’iconografia dell’ultimo congresso.

BERTINOT-IN-MY-NAME per la pugnalata alle spalle a Cuba, isola di forza e di speranza, garanzia di vittoria, adottando la mistificazione imperialista dei terroristi mercenari promossi “intellettuali dissidenti”; per lo stravolgimento a uso imperialista di tutte le situazioni internazionali: dalla Palestina delle “pace” ginevrina, che tutto un popolo respinge perché nega frontiere, nega difesa, nega sovranità, nega dignità, nega il ricongiungimento con quattro milioni di sopravvissuti in esilio, alla Cecenia, dal Sudan da irachizzare allo Zimbabwe da punire per essersi  liberato dei suoi feudatari bianchi.

BERTINOT-IN-MY-NAME per quel congresso di Rimini dal quale hai voluto espungere l’imperialismo, mai così vivo e feroce, la contraddizione capitale-lavoro, mai così incombente, il partito, mai così necessario, la storia del movimento operaio, eterno incubo di tutti i restauratori; per quello statuto di una “Sinistra Europea” nata da un golpe; per quelle tue 15 tesi scritte da un Boy Scout per il prossimo congresso che rischiano di trasformarti in un Alaui della borghesia italiana e noi tutti in insetti sbigottiti, alla maniera del povero Gregor Samsa che ricorderai dalla “Metamorfosi” di Kafka; per avere, con notevole cinismo, abdicato al partito e preteso la rappresentanza di un indistinto movimento, con dentro tutto e il suo contrario, che poi altro non era che l’identificazione totale con un movimento adolescenziale detto “Disobbedienti” (amici di ambiguità come Otpor e Marcos e sicuramente nemici del comunismo), emarginato dal resto del “movimento”, ma a cui hai regalato i tuoi immaturi germogli, salvo poi mandarli al diavolo in nome di D’Alema dopochè, anche loro cavalcando l’occasione, avevano raccattato un bel po’ di voti  che Rifondazione aveva perduto grazie al connubio Patrizia Sentinelli-Rutelli.

BERTINOT-IN-MY-NAME per il sovrano disprezzo per la democrazia nel partito, per le tue improvvisazioni tattiche e le malefatte strategiche, perennemente piovute addosso a iscritti e militanti dagli organi che evidentemente consideri degni delle tue esternazioni: Repubblica, Corriere, Il Sole-24ore, Il Riformista, roba per la quale avresti dovuto essere deferito, non una, ma cento volte al Collegio Nazionale di Garanzia, organo stalinianamente utilizzato per la rimozione dei tuoi critici che, del resto, secondo Il Riformista, giornale dell’”uomo saggio D’Alema” (così chiami l’inciucista fallimentare, bombardiere della Jugoslavia, equivoco ambulante), tu definisci “sciacalli o cretini” (e ancora non ti aspettano con la scopa all’angolo della strada?).

BERTINOT-IN-MY-NAME  per cosa hai fatto della prospettiva e speranza delle donne, mettendo loro a capo delle scatenate signore in carriera, tue replicanti, che nei confronti dei tuoi avversari masticano non-violenza come le jene masticano gazzelle; per cosa hai fatto dei nostri giovani, quei pochi che restano, permettendo all’organizzazione giovanile del partito l’inaudito sopruso bertinottiano di allestire una manifestazione-campeggio nazionale a inclusione di cani e porci e a esclusione di tutta la componente comunista critica; per come hai tirato sprangate sui denti a chiunque nel partito si permettesse di dissentire (senza essere mercenari, come i “dissidenti” di Cuba!), individuo o area organizzata, commissariando, allestendo colpi di mano, negando diritti istituzionali, attivando i tuoi uomini di mano, decimando a tutto spiano.

BERTINOT-IN-MY-NAME per il deserto di intelligenze che, classico autocrate, hai creato intorno a te, per aver fatto della personalizzazione al limite della mitologia il tuo meccanismo di dominio assoluto su un partito di sudditi, per aver composto intorno a te squadre di cortigiani, per aver ridicolizzato ruolo e funzione di un partito di compagni, per essere arrivato alla vergogna di scelte di assoluto opportunismo: immemore di Tiaziana Maiolo, Maria Fida Moro, Ersilia Salvato, Dacia Valent, hai proposto-imposto a funzioni parlamentari, non dico neppure Morgantini o Musacchio, ma un figuro come Livio Togni, domatore e seviziatore di animali, corruttore specista di bambini, il quale, oltre ad averti alienato la fiducia che il mondo ambientalista-animalista aveva posto nel partito, si è subito precipitato a votare con Berlusconi per la guerra e sta in parlamento solo per raccattare prebende a quell’associazione a delinquere contro creature che è  l’Ente Circhi. Quello di Togni è uno scandalo che mi aveva tentato a stracciare la tessera. Poi mi sono detto: la stracci lui, questo partito è sicuramente più mio che di Togni o del suo sponsor.

BERTINOT-IN-MY-NAME perché hai coinvolto il partito in amministrazioni indecenti, come quella giubilare e devastatrice di Rutelli a Roma e in tante altre  altrove; perché stai viaggiando, tra i rimbrotti di tuoi disorientati oppositori, verso una “coalizione democratica” di governo, nella quale varrà il principio di maggioranza anche se la maggioranza, con la guerra, snatura le ragioni stesse di esistenza del partito (e già hai lasciato perdere la guerra!); perché viaggi in parallelo con  personaggi della rivincita borghese capitalista, dopo l’avventura del pagliaccio liftato con la bandana (cui ha regalato dignitosa credibilità sedendoti a tavola con lui, complice di terroristi, per discutere delle vittime del terrorismo), come il massacratore di jugoslavi D’Alema, come il furiere di Craxi Amato, come il pannellista Rutelli, come il vetero-democristiano di paese, Mastella, come lo spettro neo-occhettiano di “Fog”, Fassino.

 

Cosa nostra

BERTINOT-IN-MY-NAME  perché sei come Adriano Sofri, uno che considerava la sua organizzazione una “coas sua”, garconniere da cui entrare e uscire a piacere, in cui portare saprofiti e agenti Cia, un’organizzazione per cui erano morti a decine, da liquidare e vendere al momento del passaggio nel campo opposto, quello d’origine; perché penso che tu sia arrivato nel 1993, incoronato da un inconsapevole (?) Cossutta,  con un progetto già confezionato e che ora stai portando a compimento facendo capire a Montezemolo e all’eventuale John Kerry che sei diventato buono e bravo, diversamente da quei reperti che ancora si annidano nel tuo partito (non tra gli intuitivi tuoi seguaci del campeggio dei Giovani Comunisti: quelli già si sono liberati del peso antipoltrone della falce e del martello e già parlano come Comunione e Liberazione, come le Acli, come l’Azione Cattolica: confrontare temi e interventi).

BERTINOT-IN-MY-NAME perché io, noi, restiamo comunisti, non ci infiliamo nei salotti dove l’aria condizionata è di gas ipnotici e le bevande sono nettari dell’oblio; perché se tu dici, con l’abituale rispetto della democrazia interna: “Perdo pezzi, ma vado avanti”, questi pezzi, gli “sciacalli” e i “cretini”, è un bel pezzo che pensano di perdere un pezzetto residuale, ma ingombrante assai, che incredibilmente ancora fa il segretario di un partito.

 

Contro le liquidazioni

Il tuo comunismo da “reinventare” puzza alla grande di adrianosofrismo, di giulianoferrarismo, di sandrobondismo, di occhettismo. Non c’è niente da reinventare, anche perché davvero sei un nano, siamo tutti nani, rispetto a quelli che il comunismo l’hanno inventato davvero e provato unica via scientificamente possibile alla liberazione dell’umanità. Ma questo non è il problema che tu ti sei posto. Tu ti sei posto il problema delle compatibilità e ci hai usato per undici anni per questa bisogna. Molti di noi l’hanno sospettato da tempo, alcuni l’hanno capito perfettamente, ma pochi, quasi nessuno, te l’hanno saputo dire in faccia e hanno voluto dirtelo in faccia, costi quel che costi in delusioni, in lacrime, in censure e repressioni, a coloro che nel comunismo credevano e credono. Spiegandogli che quando si va con i padroni, quando si è abbracciati e applauditi dai padroni, quando si fa poco poco il padrone in casa propria, il comunista, no, non lo puoi fare. Neanche “reinventato”. Che tutti noi ci si faccia coraggio e si denunci apertamente quanto è nudo questo re. Non è più questione di brontolii difensivi, di compound chiusi. E’ questione che tutti insieme, aree, sensibilità, correnti, componenti, dobbiamo smascherare il tuo piano, il piano della liquidazione. Prima del congresso, se non vogliamo che il congresso schiacci una pietra sulla rinata pianta comunista. Sempre che il congresso tu lo faccia… E prima che  tu ci liquidi, prima che ti porti via la compagine parlamentare con tutti i suoi soldi. E’ già successo.

 

Fausto, plasma pure la tua nuova congrega da “coalizione democratica a maggioranza” che lascerà i killer in uniforme in Iraq e dappertutto, sposa Luisa Morgantini, che di comunista non ha nulla, visto che con Casarini e D’Erme (che di comunista non avevano nulla) ti è andata male. Mollaci, “pezzi a perdere” che non siamo altro. Noi, se il destino degli uomini vuole, ripartiremo alla grande, magari da “sciacalli” e “cretini”, ma senza piombo nelle ali. 

  

Ti saluto, Fulvio.

 

P.S. Leggo uno dei tuoi tanti imbarazzanti stilemi: “Agire la non violenza”. Vuoi uccidere la rifondazione comunista? Vuoi stroncare la lotta dei popoli e delle classi? Perlomeno non uccidere la grammatica italiana.       

 

 

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