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ANNOTAZIONI E SPIGOLATURE CUBANE

a cura di
Gioia Minuti

 

 

PRESENTI NELLA SFILATA DEL 1º MAGGIO, MIGLIAIA DI AMICI DI ALTRI PAESI

 

Circa 1000 amici di Cuba provenienti da un centinaio di paesi hanno assistito alla sfilata del 1º Maggio dalla base del monumento a José Martí in Piazza della Rivoluzione de l’Avana...[segue SPECIALE 1° MAGGIO 2019]

 

speciale Siporcuba
sui 5 patrioti cubani
 

 

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il romanzo cult degli anni '90

Una storia d'amore nella Cuba dei primi anni '90, quando molti italiani scoprirono le gioie ed i sogni che Cuba riservava loro...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un itinerario erotico verso la libertà, la coscienza di sé, la felicità. Il diario di una donna che si pone come oggetto e soggetto di ricerca, osservatrice partecipante, con il suo corpo e i suoi sentimenti, per vedere qual è il limite della forza e della fragilità delle persone che si scontrano e si combinano.

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DIFENDERE LA PATRIA È UN DIRITTO E UN DOVERE


 

STABILITO DALLA NOSTRA LEGGE DELLE LEGGI


 

di Raúl Antonio Capote

 

L’11 luglio del 2021 la maggioranza dei media della stampa del mondo aveva riflesso «uno stato di caos» in Cuba e « proteste civiche del popolo» contro il governo rivoluzionario. Le ore del socialismo, secondo loro, «erano contate nell’Isola».La manipolazione della verità non era mai stata tanto grande. Il coordinamento della stampa corporativa nella sua azione contro un paese «nemico degli USA» aveva rotto ogni record. La vergogna e l’etica restarono celate sino a nuovo avviso nelle tasche profonde di coloro che si credono padroni del mondo. Come corrisponde a una trama ben ordita, tutto era cominciato molto tempo prima. Durante gli ultimi giorni di giugno del 2021 era stata incrementata con forza nelle reti sociali,articolate ai media digitali contro rivoluzionari, la campagna di paura e demonizzazione contro la Rivoluzione cubana. Il Gruppo Operativo di Internet creato nel febbraio del 2018 aveva sincronizzato l’arsenale di media, siti e sicari digitali creati o comprati per generare il caos, l’incertezza e la paura nella popolazione dell’Isola grande delle Antille. I fatti del 11 di luglio formavano parte di un piano maggiore della Casa Bianca,che prevedeva di passare ad azioni più severe contro Cuba dopo il «fallimento» proclamato dalla destra reazionaria della politica  seguita da Barack Obama. Si trattava di una vera terapia di shock indirizzata a smantellare qualsiasi risoluzione di resistenza e spezzare la fede dei cubani. Parte importante del piano era cominciare a «riscaldare la strada» –come indica con assoluta precisione il manuale di Gene Sharp– con azioni come quele avvenute nel quartiere di San Isidro, o come le provocazioni davanti al Ministero di Cultura e altre istituzioni. Secondo i calcoli degli autori e dei patrocinatori tutto era pronto: con i milioni destinati alla sovversione avevano pagato i mercenari, i ciber sicari e delinquenti, e avevano tentato di ripetere la sceneggiatura dell’Iran e della Bolivia nel 2019, si erano lanciati per le strade a distruggere, a provocare e a fabbricare il pretesto che giustificava l’azione più importante: «l’intervento umanitario» dell’esercito statunitense. Appena cominciarono le azioni, i «manifestanti» avevano ricevuto l’appoggio pubblico e notorio dei legislatori statunitensi, degli operatori politici della mafia anti cubana e dei media di comunicazione. Erano azioni create e pagate da Washington, con contavano con alte tecnologie. . I contro rivoluzionari avevano agito approfittando dello scontento provocato da tagli dell’elettricità, dalle carenze e dalla paura di fronte all’incremento dei casi di COVID-19. La risposta non si fece aspettare. Come in tante occasioni nelle quali la Patria aveva necessitato i suoi figlie e le sue figlie, i rivoluzionari, in uso del diritto e del dovere stabilito dalla nostra Costituzione, seguendo la tradizione storica della nazione, sono usciti a difendere la Rivoluzione in tutto il paese, sbaragliando il tentativo controrivoluzionario.


CUBA  ATTUALITA'
  

 

 

I PAESI DI CARICOM POTRANNO SEMPRE CONTARE CON CUBA


 

Il ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla ha invitato attraverso il suo account nella rete sociale Twitter– un saluto e i migliori auguri alla Comunità degli Stati dei Caraibi (Caricom) nel 49º anniversario della sua creazione. «Riaffermiamo il nostro impegno di continuare ad approfondire i vincoli con gli Stati membri di Caricom», ha scritto il Cancelliere, ed ha aggiunto:«Potranno sempre contare con Cuba». La forza delle relazioni diplomatiche tra L’Avana e i paesi integrati a questo meccanismo è stata segnalata anche durante la 43ª Riunione Vertice dei suoi capi di Governo iniziata domenica 3 a Paramaribo, in Suriname. In un dispaccio di Prensa Latina,il primo ministro del Belice, John Briceño, presidente uscente di Caricom, ha ricordato che alla fine di quest’anno si compiono cinque decenni di ufficializzazione e che «questo fatto storico ci chiama a uno sforzo dedicato a far terminare l’ illegale blocco imposto contro Cuba». In Twitter, Eugenio Martínez Enríquez, direttore generale dell’America Latina e dei Caraibi del Ministero delle Relazioni Estere di Cuba, ha affermato che l’Isola conferma la sua amicizia e fraternità a tutta prova con Caricom, «un modello di relazioni tra i paesi vicini che affrontano problemi simili dove primeggiano l’aiuto reciproco, la comprensione e la solidarietà».

 


 

DÍAZ-CANEL HA INIZIATO UNA VISITA A SANTIAGO DI CUBA


 

di Eduardo Palomares Calderón


 

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha iniziato la sua visita a Santiago di Cuba con un sentito omaggio nel cimitero Santa Ifigenia ai fondatori della nazione José Martí, Carlos Manuel de Céspedes, Mariana Grajales e al Comandante in Capo Fidel Castro Ruz. Lo accompagnano nel suo percorso José Ramón Monteagudo Ruiz e Beatriz Johnson Urrutia, massime autorità della provincia, e Lis Cuesta Peraza, direttrice dei festivals e degli eventi del Ministero di Cultura. Nel salone del protocollo della necropoli, il Capo di Stato ha parlato con gli Eroi e le Eroine del Lavoro della Repubblica del Gruppo BioCubaFarma, guidati dal suo presidente Eduardo Martínez Díaz, che in questi giorni visitano le province che hanno avuto un ruolo decisivo nei saggi clinici degli immunogeni contro la COVID-19. Díaz-Canel ha raggiunto la Casa dei Caraibi, anfitriona della 41ª’edizione della Festa del Fuoco, che si realizzerà sino al 9 luglio. Lo ha ricevuto il suo direttore Orlando Vergés e insieme hanno visitato l’immobile costruito nel 1919 nel reparto orientale Vista Alegre. Il Presidente cubano si è interessato alle caratteristiche costruttive della grande casa ed ha parlato della nascita del Festival Internazionale dei Caraibi come spazio per la difesa dell’ identità e della sovranità di questi popoli. Poi ha mostrato il suo interesse per la partecipazione straniera. Secondo Vergés, sono almeno 207 persone provenienti da 15 paesi, e questo propizia lo scambio delle culture e dell’unità dei popoli dell’area geografica. Inoltre ha apprezzato le espressioni della cultura anglofona e haitiana in Cuba con una rappresentazione di gruppi partecipanti nel Festival. La Presidenza di Cuba ha informato attraverso Twitter, che Díaz-Canel raggiungerà anche la Centrale Termoelettrica Antonio Maceo della provincia per valutare le azioni che vi si realizzano con l’obiettivo di stabilizzare il Sistema Elettroenergetico Nazionale.

 


PERCHÉ NON GUARDARE SOTTO IL TAPPETO?


 

di Elson Concepción Pérez


 

Torniamo al principio della storia, quando la data del 17 novembre del 2019 iniziò marcata dall’apparizione dei primi infettati dal virus del SARS-COV-2, nella città di Wuhan, in Cina. Allora gli Stati Uniti avevano come presidente Donald Trump, che immediatamente definì la malattia come il «virus cinese», mantenendo un atteggiamento negazionista sulle possibili conseguenze nel suo paese e si trincerò in un blocco elettorale usando la sua campagna anti Cina come fattore determinante per sviare l’attenzione pubblica sulla situazione della sua nazione e sulla politica verso altri. Affrontare la Cina in momenti nei quali il mondo necessitava la maggior collaborazione internazionale nella ricerca delle cause del coronavirus e nell’elaborazione dei protocolli di attuazione, mostrò ancora una volta la cocciutaggine del mandatario statunitense e la sua assenza di responsabilità di fronte a un problema che attentava già contro la vita degli esseri umani. L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), citata da Euronews, aveva definito le considerazioni di Trump, rispetto all’origine della malattia, come «meramente speculative» e «mancanza di prove». Oggi quando lui non è già più al potere ma desidera ripeterlo continua ad incolpare «tutti di tutto». La pandemia non è vinta ed è costata nel mondo più di 6.340.000 vite, contagiando 551 milioni di esseri umani. Gli USA sono in testa agli indici negativi sommando più di 1 200 000 morti e più di 87,9 milioni di malati. In questo contesto una notizia ha colpito in questi giorni. Si tratta della dichiarazione dello scienziato statunitense Jeffrey Sachs, professore d’Economia nell’Università di Columbia, negli USA, di riconosciuto prestigio a livello internazionale ed ex direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Casa di Alti Studi, che ha presieduto la commissione sulla COVID-19 nela rivista scientifica The Lancet, che ha detto in una conferenza a Madrid: «Farò un dichiarazione provocatrice .Vi potrà sorprendere o meno, o farà dire “io lo sapevo già, professor Sachs”;, ma io ho presieduto la commissione di The Lancet per due anni e sono assolutamente convinto che [il coronavirus] è uscito da un laboratorio statunitense di biotecnologia, e non dalla natura». Ed ha aggiunto «dinamite» al rispetto, quando ha messo in dubbio perché il fatto non è stato investigato quando ci sono prove più che sufficienti per investigazione ma non si sta facendo né negli USA né in altre parti. È che credo che per determinate questioni non si vuole guardare sotto il tappeto.


 

ESIGERE LA FINE DEL BLOCCO È RECLAMARE IL DIRITTO

 

 PIENO  ALLA VITA di Daniela Leyva Fernández


 

«Il blocco imposto dal Governo degli Stati Uniti d’America contro Cuba da sei lunghi decenni ha marcato impronte nella vita di ogni cubana e cubano» Norma Goicochea Estenoz, presidente dell’Associazione Cubana delle Nazioni Unite (ACNU), lo ha affermato, presentando una dichiarazione della società civile di Cuba contro il blocco economico, commerciale e finanziario degli USA contro l’Isola. Firmato da varie organizzazioni, il documento qualifica la politica d’assedio come crudele e genocida, che provoca danni economici, con un impatto reale nella tavola e nei progetti delle famiglie dell’Isola grande delle Antille. Il testo, in attesa dell’accoglienza e dell’appoggio del popolo cubano riafferma «il nostro diritto di vivere senza blocco costruendo il nostro cammino con sovranità e auto determinazione. Inoltre reclama«la fine di questa disumana, immorale e illegale politica che danneggia il diritto umano fondamentale della nazione: il diritto pieno alla vita».

 


 

IL GIOCO D'AZZARDO A CUBA

 

L’iconografia di una Cuba prima della rivoluzione si basa su di una specie di Eden del piacere dominato dalla mafia e tacitamente approvato dal presidente Fulgencio Batista.Nei più sfarzosi hotel dell’Avana non era raro incontrare elementi come Lucky Luciano o Meyer Lansky che trasformarono la capitale cubana in un porto franco dell’illegalità dove tutto era consentito. Dal gioco d’azzardo alla prostituzione, ogni cosa era condita dalla corruzione di un potere politico alquanto disponibile quanto capace di approfittare di facili compensi. L’immagine di una Cuba felice tra ballerine e mambo suonati da abili orchestre, si scontrava con il quotidiano di milioni di poveri cubani che dovevano arrabattarsi solo per avere di che sopravvivere. Si può dire a posteriori che la dissolutezza a Cuba era originata dalla criminalità e dal potere politico, ovviamente tutelato da forze militari appositamente addestrate, che avevano trovato un denominatore comune. Ovvio che anche al di fuori dai patrii confini, la nomea che a Cuba ci si poteva divertire senza alcun limite, provocava una forte domanda turistica e non solo provenienti dai vicini Stati Uniti. Al giorno d’oggi, trascorsi diversi decenni dal trionfo dei barbudos che rovesciarono il regime del dittatore Batista e l’impostazione di un socialismo tropicale, L’Avana e altre storiche città, hanno riacquistato quella dignità che nega qualsiasi virtuale contatto con quella che era la Cuba ante rivoluzione anche se, dal tessuto urbano – profondamente restaurato – alle vecchie automobili americane che ancora miracolosamente si muovono per l’isola, sono testimoni di un tempo oramai passato. Per chi volesse assaporare l’epoca d’oro del gioco d’azzardo, al giorno d’oggi esistono altri sistemi che possono essere sfruttati da qualsiasi device connesso ad Internet attraverso il quale entrare in diretto contatto con la fortuna. È sufficiente andare sul sito NetBet per tentare la sorte con tanti divertenti e coinvolgenti giochi d’azzardo come se foste davanti ad un tavolo verde attenti a sviluppare il vostro gioco.

 

VENEZUELA
 

MADURO HA DENUNCIATO UN NUOVO COMPLOTTO DALLA

 

COLOMBIA


 

di José Llamos Camejo ,inviato speciale


 

Nicolás Maduro ha richiamato allerta la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) di fronte agli attacchi pianificati contro personalità del suo Governo e del Sistema Elettrico Nazional (SEN). «Guardia in alto!», ha incitato il mandatario, ed ha attribuito la guida della macchinazione criminale al governo uscente del paese vicino guidato da Iván Duque. Durante una cerimonia d’ascenso di militari, realizzata a Caracas, il Capo di Stato ha reiterato il complotto denunciato pochi giorni prima dal vice presidente settoriale delle Opere Pubbliche e dei Servizi, Néstor Reverol. Secondo Reverol, ministro dell’Energ¡a Elettrica nell’esecutivo bolivariano, una pallottola ha provocato l’esplosione di un trasformatore di potenza nella Vice stazione Panamericana, ed ha provocato danni in varie zone nel distretto della Capitale di Caracas. Il servizio è stato ripreso prontamente dai lavoratori del settore la cui manovra ha recuperato la totalità del problema. Il detonatore dell’avaria è stato l’esplosione di una pallottola, ha detto il ministro del ramo ed ha messo in evidenza il sabotaggio e la continuità della guerra elettrica. Il suo omologo, Remigio Ceballos, titolare di Giustizia e Pace, ha riferito in Twitter l’andamento delle investigazioni in corso, che permettono di fermare i responsabili dell’azione terrorista e rimetterli alla giustizia nel più breve periodo. Le autorità del Venezuela sostengono che gli attacchi al SEN sono strumenti della guerra ibrida contro il paese.

   

ATTUALITA'
 

DIFENDERE CUBA E LA SUA RIVOLUZIONE È UN DIRITTO,


 

UN DOVERE E UNA TRADIZIONE


 

di Raúl Antonio Capote


 

Come stabilisce la nostra Carta Magna vigente, approvata dal 86,85 % dei votanti, i cubani e le cubane hanno il diritto «di combattere con tutti i mezzi, includendo la lotta armata, se non fossero possibili altre risorse, contro chiunque tenti d’abbattere l’ordine politico, sociale ed economico stabilito da questa Costituzione». L’articolo 4 stabilisce che «la difesa della Patria socialista è il più grande onore e il dovere supremo di ogni cubano e il tradimento della Patria è il crimine più grave e chi lo commette è soggetto alle più severe sanzioni». L’Articolo 90, sull’esercizio dei diritti e delle libertà previsto in questa Costituzione, stabilisce il dovere di servire e difendere la Patria. I nostri cittadini, sostenuti dal diritto, sono usciti applicando il dovere di difendere la loro terra. Nel nostro paese, «l’esercizio dei diritti delle persone è limitato solamente dai diritti altrui, dalla sicurezza collettiva, dal benessere generale, dal rispetto dell’ordine pubblico, dalla Costituzione e dalle leggi», dice l’Articolo 45 della Carta Magna. Ipropagandisti e organizzatori delle «manifestazioni» hanno apertamente riconosciuto il finanziamento del Governo degli Stati Uniti per sovvertire l’ordine costituzionale nell’Isola ed hanno agito sicuri del successo del piano yanquee, com’era successo ai loro sgherri di Girón, con assoluta impudicizia. Hanno tentato di prendere con la forza istituzioni del pueblo, unità della Polizia Nazionale Rivoluzionaria, saccheggiato negozi, lanciato bombe molotov, tirato pietre in reparti ospedalieri tra i quali uno pediatrico, etc .Tutto questo non per indignazione o come gesto di protesta, ma con il preciso proposito di generare il caos e favorire l’intervento straniero. Operare nell’interesse di un potenza straniera e mettere in pericolo la sovranità e l’integrità della nazione è anti costituzionale, è

illegittimo e immorale. La Rivoluzione Cubana non è stata frutto di un’imposizione esterna, non è stata opera delle circostanze né dell’azzardo; figlia della cultura e delle idee, è nata come risultato del divenire storico della nazione e la sua semente è profondamente popolare, umanista e antimperialista. I suoi figli e le sue figlie la difendono perchè forma parte di loro stessi. Questa radice cresce intrecciata dalla resistenza indigena, le ribellioni degli schiavi, le guerre d’indipendenza, la Moncada, la Sierra. Nel discorso pronunciato da Fidel, con motivo del 26º anniversario dello sbarco della spedizione dello yacht Granma, l’11 dicembre del 1982, il Comandante in Capo aveva detto: «Sin dai primi istanti abbiamo visto chiaramente la necessità d’incorporare il popolo alla difesa del paese. Da molto tempo fa è stato dimostrato con questo, all’imperialismo, che eravamo disposti a lottare e che questa è una rivoluzione di popolo, perchè solo una rivoluzione di popolo può armare il popolo». La creazione delle Milizie Nazionali Rivoluzionarie e dei Comitati di Difesa della Rivoluzione, nel 1960, è stata la risposta ai tentativi di strappare la libertà ai cubani. L’ aggressività contro l’arcipelago non ha fatto altro che irrobustire nel popolo la coscienza di quanto è importante non abbassare mai la guardia di fronte al nemico in agguato, perchè «la storia insegna con troppa eloquenza che coloro che dimenticano questo principio, non sopravvivono all’errore». Deve prevalere sempre la convinzione che le nostre Forze Armate Rivoluzionarie sono formate dal popolo armato, dal popolo in uniforme, come diceva Camilo. La storia epica della resistenza della Rivoluzione lo ha dimostrato. Il popolo è stato il protagonista della vittoria di Girón, l’eroe della sconfitta delle bande contro rivoluzionarie, l’invincibile agente degli organi della Sicurezza dello Stato che proteggevano la vita di Fidel e che hanno fatto mordere la polvere della sconfitta ai servizi speciali nemici, tra i quali la CIA, tante volte. Fidel ci aveva insegnato, quando si crearono le milizie delle truppe territoriali, che noi dobbiamo prepararci per due tipi di guerra, la convenzionale e la popolare. Questo è quello che obbligherà gli imperialisti a pensarlo molte volte prima di commettere la follia di un’invasione del nostro paese. Il Generale d’Esercito Raúl Castro ha spiegato anni dopo che «La guerra di tutto il popolo significa che per conquistare il nostro territorio e occupare il nostro suolo, le forze imperiali dovranno lottare contro milioni di persone e dovranno pagare con centinaia di migliaia e anche milioni di vite, il tentativo di conquistare la nostra terra, schiacciare la nostra libertà, la nostra indipendenza e la nostra Rivoluzione, senza riuscire a mai a realizzarlo» . Così è stato e così sarà. I nostri nemici dovranno lottare contro milioni senza mai realizzare i loro obiettivi. Ogni tentativo incontrerà la risoluzione di un popolo fedele alla sua tradizione di lotta, realizzando il suo dovere, cosciente dei suoi diritti rispettoso della legge e della giustizia che sono ragioni fondate nella nostra storia.

 


 

BUON GIORNO, NICOLÁS
 

di Pedro de la Hoz
 

Come ogni giorno Nicolás si sveglia a L’Avana o a Camagüey, a Baracoa o Guane, a Turiguanó o Nueva Gerona, a Santiago o nella valle del Yumurí. Si alza anche tra le colline di Caracas , le piane della Colombia, le favelas brasiliane, le piramidi messicane, gli ulivi di Granada, i negri di Harlem, la muraglia cinese e i profondi fiumi africani . Nicolás Guillén saluta i primi raggi di sole e viene salutato a sua volta da tutto quello che sente, canta e respira i suoi versi, in ogni centimetro del suo paese, in ogni metro del mondo dove la sua cubanissima voce s’espande,tra chitarre e tamburi, reclami di giustizia ai quattro venti. Domenica 10 luglio il poeta ha compiuto 120 anni e ci sarà chi farà sua nuovamente una dichiarazione d’amore, un segnale d’appartenenza, una ballata, un son, un’elegia. Chi lo fa più vicino e indimenticabile che mai nell’ardore di questi tempi di resistenza quando la sua parola solleva lo spirito. Si rinnoverà qui e adesso la sua fiducia nella patria nuova che in un verso breve e incandescente, ha associato alla conquista storica della Rivoluzione: Fidel e il nome di Cuba che porta per sempre nel petto fedele.

 


 

CUBA NON DELUDERÀ MAI I POPOLI FRATELLI

 

di Eduardo Palomares Calderón


 

La denuncia dell’indurimento del blocco e delle azioni di destabilizzazione degli Stati Uniti contro Cuba, così come la ratificazione che l’Isola non è sola nella sua lotta di più di 60 ani, risaltano nella dichiarazione finale dell’Incontro Caraibico di Solidarietà con Cuba, nella cornice della 9ª Assemblea dei Popoli dei Caraibi, che si è svolta in questa città. Il testo propone la formazione di un fronte unico antimperialista che risponda, in maniera rapida e contundente, di fronte a qualsiasi azione contro l’Isola grande delle Antille e contro altri popoli del continente. Inoltre convoca a un evento di solidarietà caraibica nel prossimo anno a Santiago di Cuba, in saluto al 70º anniversario delle gesta della Moncada e ai 50 anni dalla costituzione di Caricom e trasmette l’appoggio solidale al popolo haitiano nella soluzione dei suoi problemi interni, e alla lotta di Puerto Rico per la sua piena indipendenza. Danniel Sanó, nel suo messaggio a nome di Haiti ha chiamato a sviluppare azioni concrete per impedire i tentativi dell’impero d’asfissiare l’Isola ed ha assicurato che alzare questa bandiera per la Rivoluzione Cubana è anche alzare, la bandiera della speranza dei popoli oppressi, d’essere veramente liberi come la Cuba di Fidel. L’Eroe della Repubblica di Cuba e presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, Fernando González Llort, ha ringraziato per l’appoggio nelle reti di solidarietà con Cuba ed ha affermato che quest’Isola non deluderà mai i suoi popoli fratelli della regione. Era presente nel Salone delle Vetrate in piazza Maggior Generale Antonio Maceo, anche il vicecapo e coordinatore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale del Partito, Ángel Arzuaga Reyes.

 


 

CUBA È UN SIMBOLO, HA DETTO IL PAPA
 

di Milagros Pichardo
 

«Io voglio molto bene al popolo cubano, ho avuto buone relazioni umane con la gente cubana e , lo confesso, anche con Raúl Castro ho una relazione umana», ha detto Papa Francisco in un’intervista concessa alla televisione Univisión. Le sue parole a favore dell’Isola hanno suscitato non poche reazioni di solidarietà e anche commenti tra gli odiatori della rivoluzione cubana. Il media di comunicazione statunitense «ha consultato» il Sommo Pontefice per ascoltare i suoi criteri a un anno dai tentativi di destabilizzazione del 11 luglio del 2021 in Cuba. Senza dubbio le risposte di Sua Santità sono state a sostegno del Governo e del popolo cubani. «Cuba è un simbolo. Cuba ha una storia grande. Io mi sento molto vicino anche ai vescovi cubani», ha ratificato il religioso argentino. Rispetto alla normalizzazione delle relazioni tra l’Isola grande delle Antille e gli USA ha aggiunto: « Quando si realizzò quel piccolo accordo con gli Stati Uniti, voluto dal presidente Obama nel suo momento e che Raúl Castro aveva accettato, ero molto contento ed era un buon passo avanti, che ora è stato fermato ». Ed ha aggiunto che in questi momenti si stanno realizzando dialoghi di sondaggio per accorciare distanze tra le due nazioni. Interrogato sul fatto che la stampa lo definisce “comunista”, ha criticato le tendenze di certi gruppi di media di comunicazione «molto ideologizzati che si dedicano a ideologizzare la posizione degli altri».


 

L’INDIPENDENZA DEL VENEZUELA, UN «PARTO» CHE ISPIRA


 

di José Llamos Camejo , inviato speciale


 

Senza gli altri che morirono prima afferrati alla lancia o alla spada, per dieci anni, in una savana o in una cima, non si sarebbe giunti al parto. Prima si è dovuto lottare, superare sconfitte afferrare le armi di nuovo nel decennio successivo. Il parto fu doloroso, ma con lui venne la luce, anche se marcò solo l’inizio. Dicono che il Venezuela nacque in quel pomeriggio del 5 luglio del 1811 e con lei la prima figlia dell’America indipendente dalla Spagna. La sua unità era fragile quando la patria di Bolivar espresse la sua Dichiarazione d’Indipendenza. «Quello che vogliamo è che questa unione sia affettiva per animarci alla gloriosa impresa della libertà; unirci», aveva persuaso poche ore prima El Libertador, cosciente che in quei tempi di gloria non sarebbero mancati seminatori di dubbi all’usanza di oggi, da lui definiti come un triste effetto delle antiche catene. L’unità d’ora in avanti sarà sostanza nella strategia bolivariana e i suoi seguaci La battaglia che arrivava s’intravedeva come la più estesa e difficile per un continente risoluto ad essere libero di fronte a un nemico che sembrava già predestinato dalla provvidenza per plagiare di miseria l’America in nome della libertà. Sono passati più di due secoli e Bolìvar lo aveva intravisto a sua volta «i grandi progetti vanno preparati con calma». Il parto indipendentista del 1811 coinvolse altri animandoli a gestori: Martí, Sandino, Eloy Alfaro, Che Guevara, Fidel, Chávez, Lula, Evo Morales..., Cuba, Nicaragua, Bolivia…

 


AMERICA LATINA
 

I GIOCHI CHE HANNO AVUTO ORIGINE IN SUD AMERICA

Il Sud America è una regione nota per le sue tradizioni e cultura. Le persone che vivono qui sono tra l’altro gentili, amichevoli e ospitali. Premesso ciò, va altresì aggiunto che mentre questo territorio è principalmente conosciuto per la sua musica, i balli tradizionali e la cucina straordinaria, le persone che vivono qui amano anche un'altra attività ossia i giochi da casinò con alcuni di questi che sono persino nati in loco.

Il boom dei giochi online in Sud America

Fino a pochi anni fa, gli unici posti in cui in Sud America e in parte di quella centrale era possibile divertirti con i giochi di casinò erano le strutture terrestri. Nel 2015 è nata una nuova tendenza che va sotto il nome di casinò online e le popolazioni locali ne sono state molto attratte. Questi siti infatti offrono grandi vantaggi rispetto ai casinò tradizionali in quanto forniscono un'esperienza di gioco unica. Ci sono tra l’altro molti giochi di qualità tra cui scegliere, i siti sono sicuri e accettano numerosi metodi di pagamento.

I giochi da casinò sono creati da alcuni dei fornitori più rinomati al mondo e presentano decine di elementi che si richiamano propri alla cultura latino-americana.

Questo gioco ha preso piede in tutta Europa, nonostante, la sua fama, non ha mai potuto superare quella del blackjack, oggi molto giocato anche nel nostro paese, grazie agli operatori legali come starcasino.it/blackjack, con... [segue]

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direttrice della informazione da Cuba: Gioia Minuti