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ANNOTAZIONI E SPIGOLATURE CUBANE

a cura di
Gioia Minuti

 

PRESENTI NELLA SFILATA DEL 1º MAGGIO, MIGLIAIA DI AMICI DI ALTRI PAESI

 

Circa 1000 amici di Cuba provenienti da un centinaio di paesi hanno assistito alla sfilata del 1º Maggio dallaa...[segue SPECIALE 1° MAGGIO 2019]

 

 

 

speciale Siporcuba
sui 5 patrioti cubani
discorsi di Fidel

 

discorsi di Miguel Díaz-Canel Bermúdez


 

PL notizie, info e molto di piu'

il romanzo cult degli anni '90

Una storia d'amore nella Cuba dei primi anni '90, quando molti italiani scoprirono le gioie ed i sogni che Cuba riservava loro...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE PIU' BELLE FOTO DI CUBA

le foto di Rod


juaicaterra
COLOMBIA

 

 

 


 

CUBA SI DIFENDE CON LE IDEE E SI DIFENDERÀ CON LE ARMI


 

di Laura Mercedes Giráldez e Amy Liz de la Rosa,

 

studente di Giornalismo


 

 

Nell’ incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba «Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel centenario di Fidel», Bruno Rodríguez Parrilla, membro del Burò Politico e ministro delle Relazioni Estere, ha ratificato l’impegno con la Patria e la sua gratitudine per l’appoggio ricevuto da paesi fraterni. Il membro del Burò Politico e ministro delle Relazioni Estere, Bruno Rodríguez Parrilla, nell’Incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba «Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel centenario di Fidel» ha reiterato l’impegno del popolo cubano di difendere la sovranità dell’Isola grande delle Antille. Nella sua conferenza ha espresso gratitudine con la comunità internazionale e ha segnalato la presenza di centinaia di compagni dei cinque continenti nella marcia del Primo Maggio venerdì scorso. Inoltre ha condannato la guerra cognitiva del governo degli Stati Uniti, l’occupazione di territori stranieri e la violazione del Diritto Internazionale da parte di questa nazione. Nelle sue dichiarazioni ha condannato applicazione brutale degli strumenti diasfisia a Cuba in una situazione di crisi economica. Quando il governo degli Stati Uniti proibisce l’entrata di combustibili nell’Isola, non solo blocca una nave cisterna, blocca anche la stabilità di un popolo, ha affermato Rodríguez Parrilla che ha anche segnalato chela mancanza di combustibili non danneggia solo i servizi medici e l’elettricità, ma anche il trasporto dei passeggeri, tra i tanti settori. Il capo della Diplomazia cubana ha spiegato che il blocco non è la sola forma d’aggressione della Casa Bianca e ha citato la violenza dei terroristi che incitano a una guerra.


CUBA  ATTUALITA'
  


 

LA CRISI DEL NEOLIBERALISMO NON È CONGIUNTURALE
 

MA ORGANICA NEL SENSO GRAMSCIANO: IL CAPITALE NON
 

PUÒ OFFRIRE STABILITÀ, UN IMPIEGO DEGNO,

 

 ATTENZIONI  O FUTURO ECOLOGICO


 

di Raúl Antonio Capote


 

Dagli anni ‘80, il capitalismo globale ha consolidato un «blocco storico» sotto l’egemonia neoliberale: globalizzazione dei mercati, mancanza di regolamento finanziario, debilitamento dei sindacati... Nonostante le promesse di sviluppo e aumento della ricchezza, il neoliberalismo ha prodotto varie tendenze che lo hanno portato al suo proprio esaurimento: crisi della rappresentazione dei partiti tradizionali, aumento della disuguaglianza e precarizzazione di ampli settori. In questo ordine di cose, il sistema ha spiazzato il guadagno dalla produzione alla speculazione e questo ha generato crisi sempre più violente. Così il capitalismo neoliberale non solo non è riuscito a stabilizzarsi ma ha trasferito la ricchezza dai lavoratori ai rentisti, le riforme del lavoro hanno flessibilizzato il licenziamento, si sono debilitati i sindacati e hanno creato una massa di lavoratori precari. Le corporazioni multi nazionali hanno diviso il mondo in zone di sfruttamento massimo. Ma questa fase è entrata in crisi quando un super cumulo finanziario non ha già più potuto sostenersi senza riscatti statali massivi. (2008). Come direbbe Lenin: il capitalismo ha esaurito la sua capacità d’espandersi geograficamente e ora solamente divora sè stesso. La localizzazione produttiva verso la Cina, il Messico o il sud est Asiatico ha moltiplicato l’offerta mondiale della forza lavoro, ma la disoccupazione strutturale si è riaffermata come una caratteristica funzionale. Il neoliberalismo ha accentuato lo sfruttamento irrazionale della natura: la privatizzazione dell’acqua, l’affare transgenico, l’estrazione mineraria a cielo aperto, gli accordi di «libero commercio» che annullano regole ambientali. Sono stati tagliati i servizi pubblici, gli asili, l’assistenza agli anziani, la sanità, mentre la privatizzazione dell’acqua, l’elettricità, le ferrovie e le poste negli anni ‘80 e ‘90 hanno provocato aumenti delle tariffe, cattiva qualità e corruzione. Per riscattare il sistema finanziario nel 2008, gli Stati hanno indebitato le generazioni future, imposto politiche di austerità che non hanno pagato le banche, ma hanno pagato i lavoratori. I paesi chiamati periferici sono stati sottoposti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ai fondi avvoltoio. Questi elementi mostrano che la crisi del neoliberalismo non è congiunturale, ma organica nel senso gramsciano. Il capitale non può offrire stabilità, impiego degno, attenzioni, nè futuro ecologico. In questo modo la precarietà ha incluso anche settori prima privilegiati di tecnici e ingegneri e parte della classe operaia colpita dalla situazione si è avvicinata a posizioni dell’estrema destra. Come segnalò Lenin, questa non una «radicalizzazione» genuina, ma un riflesso disperato di cappe che perdono i loro privilegi relativi senza acquisire la coscienza di classe internazionalista. Il «vecchio mondo» muore in ogni nuova crisi, ma il «nuovo» non nasce ancora e in questo chiaro scuro appaiono i mostri che canalizzano la paura e la rabbia verso soluzioni regressive. Intendere tutte le componenti della crisi è la pre-condizione per costruire un’uscita socialista, per cominciare a edificare l futuro comunista. Il neoliberalismo post-Guerra Fredda sognava con un capitalismo globale sotto l’egemonia degli USA senza però prevedere l’ascesa della Ciina come potenza economico-militare, che sfida il dominio tecnologico e la dittatura del dollaro. La guerra commerciale e tecnologica tra gli USA e la Cina, la politica delle sanzioni, il riarmo europeo, la guerra della NATO e Ucraina contro la Russia, l’aggressione all’Irán da parte dell’entità sionista d’Israele e gli Stati Uniti sono riflessi di quello che Lenin enfatizzò in reiterate opportunità, che la ripartizione disuguale del mondo genera guerre imperialiste periodiche. Per Lenin, queste contraddizioni annunciavano che il sistema già non si può gestire mediante consenso: la guerra se converte in uno strumento ordinario per riconfigurare il dominio. Su questo il preclaro leader della Rivoluzione Bolscevica analizzò come la borghesia, quando il suo dominio corre pericolo per la lotta di classe, ricorre a metodi apertamente dittatoriali e demagogici. Le risposte furono, sono e saranno il bonapartismo e il fascismo, la dissoluzione dei canali democratico-borghesi tradizionali, appellando alla piccola borghesia e a settori operai declassati con un discorso anti elite, mentre impongono aggiustamenti anti popolari e preparano il terreno per una repressione più aperta contro i movimenti popolari. Marx descrisse il bonapartismo come un potere esecutivo che si situa al disopra delle classi in lotta, equilibrando le loro forze al servizio del capitale. Il «leader» si presenta come «il difensore del popolo lavoratore» controle cupole, ma governa per i più ricchi, trasforma la crisi organica in un capro espiatorio: i colpevoli non sono il capitale nè il sistema, ma sono gli immigranti, i cinesi o i «globalisti». In questo modo sposta la lotta di classe verso il terreno etnico- nazionalista. È una forma di quello che Gramsci chiamerebbe «rivoluzione passiva»: incorporano domande, ma vuotandole dal contenuto anticapitalista, riorientandole verso l’odio al differente. Le nuove guide anti satellite si appoggiano principalmente nei piccoli imprenditori e nei proprietari rurali –che vedono minacciata la loro posizione dalle grandi catene e dalla concorrenza globale–, i lavoratori delle industrie in declivio –che hanno perduto la loro organizzazione sindacale e la loro coscienza di classe–e le cappe medie impoverite–che temono di cadere nel proletariato. A tutti loro si offre un «capitalismo con volto nazionale», non discutere la proprietà privata né lo sfruttamento, ma di metterlo al servizio «dei nostri». A differenza del keynesianismo o la socialdemocrazia, il marxismo- leninismo sostiene che la crisi del neoliberalismo è terminale per il capitalismo nel suo insieme, non solo per una sua variante. Di fronte ai mostri la tentazione riformista è «tornare alla normalità», la tentazione è forte. Perchè fomentare il caos? È meglio sperare che la crisi generi automaticamente coscienza rivoluzionaria. Intanto la borghesia continuerà ad offrire mostri, guerre e barbarie. L’impegno dei comunisti è trasformare la tribolazione delle grandi masse in coscienza rivoluzionaria, approfittando ogni crepa del sistema per avanzare verso l’unica alternativa: il socialismo.

 

 


 

IL SON, RESISTENZA DI QUESTI TEMPI


 

di  Oni Acosta


 

Quando a Cuba e in molte altre parti del mondo parliamo del son, dobbiamo accudire anche, obbligatoriamente, ai referenti che la cultura popolare cubana ha sedimentato durante molti anni, includendo non solo il meramente musicale come strumento simbolico, ma tutti gli attributi inerenti al genere. Lo scenario visivo e allegorico non può risultare estraneo – meno in questi tempi – e forma una parte inseparabile dei principali cultori del son, la cui auge si ubica nel decennio del 1920 e il suo punto più caldo nel 1928, quando il Trio Matamoros registra negli Stati Uniti il suo primo disco e riconfigura il panorama musicale ballabile in Cuba a partire da quel momento. Strumenti come la chitarra, le maracas, la tromba e il tres, si complementarono con le scarpe di due toni, il sombrero di paglia e l’abito bianco crudo di drill, (tutto a sua volta straordinariamente riflesso nella cubanissima poesia di Nicolás Guillén) per cominciare così la grande avventura sonera. Può essere attraente e anche polemico l’uso dell’elemento di riferimento legato a questi contorni cronologici dal 1928 al 1950 approssimatamente, e che si manifestano ancora nella proiezione nazionale e internazionale del Son. Per alcuni significano meri cliché e per altri sono simboli d’autenticità. Ma al di là di una o un’altra posizione, quello che è davvero importante è la tellurica sensazione di vedere salire sulla scena un sestetto o che temi come Son de la loma, Bruca maniguá o Chan chan ci facciano sentire orgogliosamente cubani. Questo è il punto da difendere a oltranza e la meta che non va persa nel nostro orizzonte culturale, soprattutto per via della dichiarazione della pratica del Son cubano come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, annunciata il 10 dicembre del 2025 dalla Unesco. Come precedente istituzionale dobbiamo ricordare che dall’anno 2020 è stato istituito il giorno 8 maggio come Giorno del Son Cubano, iniziativa che sostiene il consolidamento del genere e sostiene maggiormente l’appoggio e l’interesse per la sua preservazione. Numerosi formati esemplificano oggi questa tradizione e una buona parte della discografia nazionale ha potuto riflettere, se non il cumulo e l’ampio repertorio esistente, almeno una zona abbastanza attraente sia per il pubblico che per gli investigatori e la critica specializzata. Con la vista nei mercati stranieri dobbiamo ricordare che alla fine del 1999 un ambizioso progetto chiamato Il Giovane Son fu gestito dalla discografica EMI-Odeón Spagna, nel quale si svilupparono quattro straordinari progetti che emergevano nello zenit sonero cubano: Son Esperanza, 5 pa ti, Luna Negra e Postrova furono gli incaricati di dire al mondo che il Son non si era estinto e che continuava il suo sviluppo musicale con forza e talento rinnovati. In parallelo, altri sacri come il Septeto Santiaguero, il Conjunto Arsenio Rodríguez, i Jóvenes Clásicos del Son, Adalberto Álvarez, il Septeto Habanero, Los Naranjos, Ernestina Trimiño e il Quinteto Criollo, il Septeto Nacional Ignacio Piñeiro e molti altri formati per tutto il paese continuano ad apportare al genere e ai suoi autori mentre si produce un ricambio compositivo molto interessante grazie al fatto che il Son, il pubblico e la tradizione formano una triade monolitica che non si può frammentare in nessuna maniera, anche in tempi di tsunami musicali globali. Manca solo affinare un pò di più la macchina promozionale e riprendere l’ampia gamma di formati soneri, tanto i classici come le loro vertenti più trasgressive formalmente e concettualmente,ritornando al centro della vita musicale nazionale e poter far sì che così come delirano migliaia di persone con il misticismo del Son in bramati scenari internazionali, nel nostro ambiente si senta il formicolio che fa muovere i piedi soprattutto ai nostri giovani.

   



NEWS DA CUBA

 

 

GRAZIE ALLA SOLIDARIETÀ, LA FORZA DI CUBA SI MOLTIPLICA


 

di Laura Mercedes Giráldez e Amy Liz de la Rosa,

 

studentessa giornalismo
 


 

Il Primo Segretario del Partido Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, al termine dell’Incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba «Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel centenario di Fidel», ha sottolineato che Cuba non è una minaccia inusuale per gli Stati Uniti e non esiste una ragione valida per un’aggressione militare contro l’Isola. Ha ricordato occasioni nelle quali l’Isola grande delle Antille è stata mediatrice di importanti processi di pace nella regione a livello mondiale, tra i quali lo storico incontro del Vaticano e la Chiesa ortodossa russa. Ha assicurato che il popolo cubano s’impegna a continuare ad essere un luogo di speranza nei Caraibi per tutti coloro che pensano che il mondo dev’essere migliore, ha detto e inoltre ha precisato che questo Primo Maggio la nazione dei Caraibi ha vissuto una giornata storica, con più del 80 % della popolazione attiva maggiore di 16 anni ha firmato per la pace e contro la guerra, e che, circa cinque milioni di cubani hanno marciato in tutto il paese per la sovranità e contro la guerra. «Questo non è lo stato fallito che vorrebbero far vedere », ha precisato. Inoltre ha sottolineato che la gioventù dell’Isola, partecipe e protagonista di questa marcia anti imperialista, è uscita a difendere la Rivoluzione come la gioventù del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro, anche s eil paese attraversa una complessa situazione economica come conseguenza dell’indurimento del blocco economico imposto dal governo nordamericano. Il mandatario cubano si è riferito alla manipolazione e alla tergiversazione che si fa della realtà con l’obiettivo che i popoli rompano con le loro radici, la loro identità, la loro cultura. È una guerra mediatica di reti digitali e di media di comunicazione per risaltare valori di supremazia, la xenofobia, per assassinare reputazioni. ha avvisato. Poi ha affermato che si realizzano progetti per garantire lo sviluppo della trasformazione della matrice energetica attraverso fonti d’energia rinnovabili. «Aspiriamo a ottenere la sovranità alimentare con l’utilizzo della scienza, la tecnica e l’innovazione. So che nel mezzo del contesto può sorgere qualche problema, ma continuiamo a crescere, continuiamo a lavorare e continuiamo credendo». Per il Presidente ogni cubano «ha una posizione nella difesa e ha una posizione da compiere, e resisteremo», ha sostenuto. «Il popolo cubano non ha paura», ha affermato Dicevano che Cuba non poteva raffinare il suo greggio nazionale, ma lo abbiamo realizzato con i nostri sforzi e ora resta solo da raddoppiare questa produzione, ha puntualizzato. Díaz-Canel ha anche affermato che Cuba continuerà ad essere una nazione giusta, con spazi per tutti. «Continuerà ad offrire solidarietà, appoggiando le cause giuste del mondo come la lotta del popolo palestinese, la Rivoluzione bolivariana, la libertà del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie». «Viva il Giorno Internazionale dei Lavoratori! Viva la solidarietà tra i popoli!, Cuba non è sola!», ha concluso così il Presidente della Repubblica.

 


 

LA CINA RESPINGE LE ACCUSE DEGLI USA E RIAFFERMA IL


 

SUO APPOGGIO A CUBA


 

di Yesey Pérez López


 

Pechino ha assicurato che i pretesti e i rumori non giustificano il blocco nè le sanzioni contro l’Isola e ha reiterato il suo sostegno alla sovranità cubana. Il Ministero delle Relazioni Estere della Cina ha detto alcuni giorni fa che la cooperazione con Cuba è trasparente e legittima, di fronte alle recenti accuse degli Stati Uniti(USA). Durante la sua abituale conferenza stampa, il portavoce Lin Jian ha sottolineato che inventare pretesti e diffondere rumori non potrà mai giustificare il blocco e le sanzioni illegali poste contro l’Isola di Cuba. Il portavoce ha precisato che le dichiarazioni statunitensi non potranno nemmeno nascondere che gli USA hanno violato gravemente il diritto di Cuba allo sviluppo, così come le norme di base delle relazioni internazionali. Lin Jian ha reiterato che la Cina continuerà ad appoggiare fermamente l’Isola grande delle Antille nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale e ha incitato gli USA a porre fine immediatamente al blocco, alle sanzioni e a qualsiasi forma coercitiva o di pressione contro Cuba. La Cina ha espresso in forma abituale il suo fermo sostegno a Cuba di fronte al blocco e alle sanzioni unilaterali. Il gigante asiatico in molte occasioni ha condannato queste politiche, esprimendo la sua disposizione ad approfondire la collaborazione con Cuba in distinti ambiti.

 


 

LOTTARE SVANTAGGIATI, LA NOSTRA FORGIATURA STORICA


 

di Jorge Enrique Jerez Belisario


 

Negli ultimi giorni le reti sociali –questo spazio di guerra non convenzionale che l’imperialismo utilizza come campo di battaglia– hanno visto piovere pubblicazioni con immagini contrastanti : le armi più moderne e altamente tecniche delle forze nordamericane di fronte all’apparente modestia dei nostri mezzi di difesa. I mercenari della tastiera, gli algoritmi pagati da Miami, pretendono di vendere un’idea di sproporzione senza scampo, di sconfitta annunciata. Quello che loro non comprendono perchè non hanno Patria ma gli avanza il servilismo, è un principio marcato a fuoco nel DNA della nostra nazione: il popolo cubano ha sempre lottato e ha vinto in svantaggio materiale. Questa non è la nostra debolezza; è l’origine della nostra forza morale invincibile. Da quando il primo colonizzatore spagnolo pensò che le sue balestre e i suoi archibugi gli davano il diritto di sottomettere gli uomini della terra, sino ad oggi, quando l’impero si vanta dei suoi droni invisibili e della sua guerra cibernetica, la storia di Cuba è la cronaca epica di come lo spirito di un popolo disarma l’arroganza tecnologica, dai tempi di Hatuey e Guamá ai nostri giorni. I mambí di Antonio Maceo avevano forse i fucili a ripetizione dell’esercito spagnolo? No. Avevano qualcosa infinitamente più poderoso: la ragione della loro causa e il fuoco della libertà negli occhi. Con i machetes per tagliare le canne da zucchero non solo lottarono nelle battaglie: forgiarono una Repubblica. Forse i ribelli dello yacht Granma avevano la copertura aerea e l’artiglieria che Batista riceveva da Washington? No. Avevano la montagna come alleata e la convinzione di un intero popolo come retroguardia. Nella Sierra Maestra non si misurarono megabytes di larghezza di banda; si misurò la fibra morale di coloro che erano disposti a morire per un’idea giusta. Fatti storici come il Riscatto di Sanguily o l’Offensiva Batistiana FF contro la Sierra Maestra confermano questa verità eterna: il nemico può contare con superiorità logistica e di fuoco, ma non potrà mai uguagliare la superiorità del dovere compiuto e l’onore rivoluzionario. Questa disuguaglianza nel campo tattico è quella che una e un’altra volta abbiamo trasformato nel nostro vantaggio strategico. Il criminale blocco oggi indurito per un perverso genocidio, è l’ultima espressione di questa logica malata dell’impero: credere che il dominio tecnologico ed economico è sinonimo di superiorità storica. Pensano che negandoci un chip, un software, una pezzo di ricambio, ci sconfiggono. Che errore madornale! Questa stessa espressione asfissiante è quella che ci obbligò a sviluppare non droni per assassinare a distanza, ma vaccinazioni per salvare vite. È quella che ci ha imposto di creare un sistema di difesa popolare basato, non in un’arma miracolosa, ma nell’unità monolitica di tutto un popolo divenuto un soldato della Patria. Il nostro scudo più efficace non è fatto di silicio, ma di coscienza. Le reti sociali si possono inondare di video di artefatti bellici ultramoderni. Che lo facciano! Nella realtà concreta di qust’Isola continueremo a coltivare intelligenze, rinforzando l’unità e creando in ogni isolato e in ogni centro di lavoro la trincea ideologica che è stata e sarà sempre il nostro baluardo inespugnabile. Come ci ha insegnato il Comandante in Capo, nella guerra moderna la miglior tecnologia è quella del cervello umano e la miglior strategia è quella di un intero popolo deciso a vincere. E se fosse necessario risponderemo come Agramonte, quando nel momento più difficile della guerra qualcun osò chiedergli con cosa contava di proseguire la guerra e lui, senza esitare, disse: Con la dignità! Loro hanno missili guidati da satelliti, noi abbiamo la bussola infallibile della morale alzata in difesa della nostra causa. Loro hanno armi di distruzione di massa, noi abbiamo la massa unita, organizzata e cosciente che è l’arma definitiva di qualsiasi vera rivoluzione. La tecnologia cambia; i principi, no. E il nostro principio fondamentale, provato in cento battaglie disuguali, è che un popolo unito che difende la sua sovranità e la sua giustizia sociale è imbattibile.

 



AMERICA LATINA
 

 

I GIOCHI CHE HANNO AVUTO ORIGINE IN SUD AMERICA

Il Sud America è una regione nota per le sue tradizioni e cultura. Le persone che vivono qui sono tra l’altro gentili, amichevoli e ospitali. Premesso ciò, va altresì aggiunto che mentre questo territorio è principalmente conosciuto per la sua musica, i balli tradizionali e la cucina straordinaria, le persone che vivono qui amano anche un'altra attività ossia i giochi da casinò con alcuni di questi che sono persino nati in loco.

I giochi da casinò sono creati da alcuni dei fornitori più rinomati al mondo e presentano decine di elementi che si richiamano propri alla cultura latino-americana.  Questo gioco ha preso piede in tutta Europa, nonostante, la sua fama, non ha mai potuto superare quella del blackjack, oggi molto giocato anche nel nostro paese, grazie agli operatori legali come starcasino.it/blackjack, con... [segue]


 

IL GIOCO D'AZZARDO A CUBA

 

 

L’iconografia di una Cuba prima della rivoluzione si basa su di una specie di Eden del piacere dominato dalla mafia e tacitamente approvato dal presidente Fulgencio Batista. Nei più sfarzosi hotel dell’Avana non era raro incontrare elementi come Lucky Luciano o Meyer Lansky che trasformarono la capitale cubana in un porto franco dell’illegalità dove tutto era consentito. Dal gioco d’azzardo alla prostituzione, ogni cosa era condita dalla corruzione di un potere politico alquanto disponibile quanto capace di approfittare di facili compensi. L’immagine di una Cuba felice tra ballerine e mambo suonati da abili orchestre, si scontrava con il quotidiano di milioni di poveri cubani che dovevano arrabattarsi solo per avere di che sopravvivere. Si può dire a posteriori che la dissolutezza a Cuba era originata dalla criminalità e dal potere politico, ovviamente tutelato da forze militari appositamente addestrate, che avevano trovato un denominatore comune. Ovvio che anche al di fuori dai patrii confini, la nomea che a Cuba ci si poteva divertire senza alcun limite, provocava una forte domanda turistica e non solo provenienti dai vicini Stati Uniti. Al giorno d’oggi, trascorsi diversi decenni dal trionfo dei barbudos che rovesciarono il regime del dittatore Batista e l’impostazione di un socialismo tropicale, L’Avana e altre storiche città, hanno riacquistato quella dignità che nega qualsiasi virtuale contatto con quella che era la Cuba ante rivoluzione anche se, dal tessuto urbano – profondamente restaurato – alle vecchie automobili americane che ancora miracolosamente si muovono per l’isola, sono testimoni di un tempo oramai passato. Per chi volesse assaporare l’epoca d’oro del gioco d’azzardo, al giorno d’oggi esistono altri sistemi che possono essere sfruttati da qualsiasi device connesso ad Internet attraverso il quale entrare in diretto contatto con la fortuna. È sufficiente andare sul sito NetBet per tentare la sorte con tanti divertenti e coinvolgenti giochi d’azzardo come se foste davanti ad un tavolo verde attenti a sviluppare il vostro gioco.

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