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ANNOTAZIONI E SPIGOLATURE CUBANE

a cura di
Gioia Minuti

 

 

PRESENTI NELLA SFILATA DEL 1º MAGGIO, MIGLIAIA DI AMICI DI ALTRI PAESI

 

Circa 1000 amici di Cuba provenienti da un centinaio di paesi hanno assistito alla sfilata del 1º Maggio dalla base del monumento a José Martí in Piazza della Rivoluzione de l’Avana, rappresentando 140 organizzazioni sociali e  sindacali del mondo, per festeggiare un Primo Maggio insieme ai cubani. L’argentina Marita Vera, è venuta alzando la sua voce in nome della Commissione di Memoria e Giustizia del municipio di San Martin e ha detto a Granma che loro lottano per mantenere viva la storia dei 30.000...[segue SPECIALE 1° MAGGIO 2019]

 

speciale Siporcuba
sui 5 patrioti cubani
 

 

PL notizie, info e molto di piu'
il romanzo cult degli anni '90

Una storia d'amore nella Cuba dei primi anni '90, quando molti italiani scoprirono le gioie ed i sogni che Cuba riservava loro...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE PIU' BELLE FOTO DI CUBA

le foto di Rod

 


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APPUNTAMENTI

 

PERUGIA - Piazza Italia
Sabato 17 luglio, ore 18,00

PRESIDIO

NO al blocco contro CUBA
NO al tentativo di "cambio di regime"

Organizza AsiCuba Umbria
 

PER SEGNALAZIONI A PROPOSITO DI APPUNTAMENTI CULTURALI E POLITICI DEDICATI A TEMATICHE CUBANE, INVIARE MAIL A: info(at)siporcuba.it

 

 

 

 

BIDEN SEGUE NEL CAMMINO IGNOMINIOSO DELLE SANZIONI

 

CONTRO  CUBA di Raúl Antonio Capote

 

 

Con l’odio attizzato durante anni contro il popolo cubano e la sua Rivoluzione ora convocano alla distruzione e alla morte di tutto un popolo. Rappresentanti della destra più reazionaria anti cubana hanno chiesto di recente al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, «azioni concrete» contro Cuba, includendo un possibile «intervento militare» per far cadere il «regime comunista». Il capo del clan mafioso degli «Estefan», Emilio Estefan, che come quelli della sua risma ha fatto delle azioni contro la rivoluzione un succoso affare, ha reclamato da Washington che parli meno e che «passi all’azione». Anche la congressista repubblicana anticubana, María Elvira Salazar, ferma sostenitrice del blocco e dell’inclusione di Cuba nella lista dei paesi patrocinatori di terrorismo, ha parlato al Governo in termini simili, domandando già «un intervento». Intanto vari legislatori statunitensi stanno raccogliendo firme per esigere dalla Casa Bianca il compimento di questo criminale proposito. L’attuale amministrazione statunitense ha annunciato ieri, giovedì 22, l’imposizione di nuove sanzioni contro funzionari e entità cubane, per presunti «abusi contro manifestanti», dopo i fatti avvenuti l’11 luglio nell’Isola. Il membro del Burò Politico e ministro delle Relazioni Estere, Bruno Rodríguez Parrilla, ha condannato le «infondate e calunniose sanzioni del Governo degli USA» contro il ministro delle FAR, generale di Corpo d’Esercito Álvaro López Miera, e la Brigata Speciale Nazionale del Minint. «Dovrebbero applicare a se stessi la Legge Globale Magnitsky per le azioni di repressione quotidiana e per la brutalità della polizia che sono costate 1 021 vite nel 2020», ha sostenuto il Cancelliere. Queste sanzioni che, secondo un comunicato del Presidente Joe Biden sono solo l’inizio, bloccano qualsiasi attivo che gli implicati possono avere sotto giurisdizione statunitense e proibisce alle persone negli USA di negoziare con questi, fatto irrilevante dal punto di vista pratico ma che costituisce una violazione del diritto internazionale e cerca un vergogno impatto mediatico e psicologico.

 


CUBA  ATTUALITA'
  

 

 


 

DÍAZ-CANEL: «NON SIAMO DISPOSTI A CONSEGNARE L’OPERA,

 

NÉ L’INDIPENDENZA, NÉ LA SOVRANITÀ CONQUISTATE CON

 

LA RIVOLUZIONE  


Accompagnato da membri del suo staff di lavoro del Partito e del Governo, il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha parlato alla stampa con il proposito di chiarire un gruppo di matrici che hanno tentato d’imporre per screditare la maniera in cui Cuba affronta la pandemia e per generare incidenti provocati da mercenari interni e in questo modo promuovere lo scontento e fratturare l’unità del popolo. Dopo le informazioni offerte sulla generazione dell’elettricità la prima informazione toccata nella giornata, il mandatario, che è laureato in ingegneria elettrica, ha spiegato le particolarità del sistema energetico nazionale, molto segnato dai danni generati dal blocco economico degli USA e dal super consumo. Díaz-Canel ha ricordato che nel 2019 s’incrementarono le misure restrittive quando fu annunciata l’applicazione del III Capitolo della Legge Helms Burton, in maniera trasparente era stato spiegato alla popolazione che ci sarebbero state carenze e difficoltà. In quel momento si annunciava la politica delle sanzioni per boicottare l’entrata di combustibile a Cuba. Qual’è stata la decisione di Cuba? Il Presidente lo ha indicato: Proteggere la generazione elettrica per la popolazione, anche a costo di diminuire i livelli dell’economia del paese. Durante un anno e mezzo e più, ha aggiunto siamo stati senza ”apagones” (interruzione dell’elettricità) salvo quelli prodotti in questi giorni, ed è ora che si presenta un deficit di generazione per rotture. Qualcuno ci diceva “è un miracolo non avere apagones”, ma no non è un miracolo. Il Presidente cubano ha riconosciuto che non sempre c’è stato combustibile necessario a tempo ed ha sottolineato che l’Isola ha una generazione termica che lavora con il greggio cubano. Inoltre usiamo varie tecnologie che funzionano con differenti tipi di combustibile, quando non ci sono i tipi di combustibile,in maniera opportuna si sovraccarica la generazione. Molte volte i gruppi elettrogeni hanno lavorato quasi tutti i giorni, accompagnando la generazione termica, e questo provoca danni e quindi restano meno giorni per mantenere in vitalità di questi sistemi. Come ha detto Díaz-Canel, questa azione di sovraccarico, la mancanza di pezzi di ricambio,i finanziamenti che non abbiamo potuto ricevere, la politica d’assedio economico indurita e mantenuta dall’attuale amministrazione statunitense hanno provocato la mancanza di risorse e di pezzi di ricambio opportunamente. Si avvicinava il momento più complesso,si avvicinava l’estate, ha proseguito, e non avevamo capacità di copertura e spegnere un impianto significa perdere la capacità di generazione e aumentare la domanda e allora si generano gli “ apagones”. Questi tagli della corrente, ha detto il Capo di Stato in questi tempi presentano un’altra singolarità dovuta alla COVID-19. «Oltre alle installazioni del sistema di salute, abbiamo dovuto aprire centri di ricovero in altre installazioni, siamo riusciti ad adattare hotels come ospedali». Inoltre ha dettagliato che con il concetto d’evitare le molestie a questi pazienti della COVID-19, abbiamo dovuto proteggere altri circuiti. E questo provoca incomprensioni nella popolazione. Ciò nonostante, voi potere avere la sicurezza che il Governo cubano ha avuto la volontà di provocare le minori molestie possibili alla popolazione. Inoltre, nel mezzo di tutto questo, stiamo facendo investimenti nuovi nel settore, solo che i processi di messa in marcia si pianificano ma si possono rompere nel tempo per qualche imprevisto. Stiamo facendo una riparazione generale in un’unità di Felton; stimo facendo un investimento con un finanziamento della Federazione della Russia nella termoelettrica di Mariel; stiamo eseguendo una riparazione in un gruppo di impianti, ma c’è stata anche una rottura nella termoelettrica Antonio Guiteras, di Matanzas. C’è un programma di investimenti energetici, anche se purtroppo viviamo questa situazione, ha indicato il Presidente. È chiaro, ha aggiunto, che qualsiasi proposta fatta dalla popolazione qualsiasi lamentela, la possiamo valutare e quanto è accaduto in nessun momento è stato per molestare il nostro popolo. Oggi, anche se si aprono prospettive di miglioramento, dobbiamo segnalare quanto segue: risparmiare tutto quello che possiamo, con responsabilità, sia nel settore residenziale come in quello statale. E che con la maggior efficienza, il nostro personale qualificato sia capace di operare con il sistema di manutenzione, ha segnalato. Díaz-Canel ha smontato il funzionamento della macchina ideologica e violenta che si muove dietro i disturbi avvenuti in Cuba nelle ultime ore. Inoltre ha denunciato la matrice d’opinione che si cerca d’imporre, che si sia chiamato il popolo ad affrontare il popolo, quando il popolo è stato chiamato a difendere i suoi diritti. Poi ha assicurato che pretendono di discutere i fatti di domenica 11 perchè sostengono che è stato fatto un richiamo allo scontro tra cubani. Noi abbiamo chiamato il popolo a difendere la sua Rivoluzione, e il popolo è andato a dibattere, a spiegare, ma i manifestanti hanno risposto con violenza e il popolo si è difeso. A proposito del «famoso cambio di regime» a Cuba, il mandatario ha chiesto: «A chi da fastidio il nostro regime? Alla maggior parte del popolo no, perchè la stragrande maggioranza lo ha sostenuto in migliaia di dibattiti pubblici ai quali hanno partecipato anche quelli che pensano in mode diverso. A chi da fastidio? Agli Stati Uniti? Perchè non guardano le virtù di un sistema che lavora per tutti ed ha risultati in sfere come la salute, l’educazione, la sicurezza sociale, la tranquillità cittadina? Sfortunatamente fomentano manovre che terminano nel vandalismo e questo fa serrare di più le nostre fila, ci unisce di più, ci chiarisce quali sono le vere intenzioni e fa nascere posizioni genuine di difesa, perchè non si può ottenere una risposta obbligata di difesa della Rivoluzione. Hanno voluto fomentare questa situazione, ha detto il Presidente cubano, nel mezzo di un complesso scenario della pandemia, quando è stato obbligatorio rendere estremo l’isolamento. Non è forse crudele, disumano e genocida? Per questo hanno avuto la risposta che meritavano e siamo coscienti di come possiamo vincere questa aggressione. A chi conviene quello che e accaduto? Al settore conservatore della mafia miamense, che ha appoggiato finanziariamente le campagne che sono state orchestrate, e lo ha fatto per cercare un pretesto che si maneggia ora come una revisione della politica degli Stati Uniti verso Cuba. Cuba non necessita interventi umanitari. Il Primo Segretario del Partito ha detto che la situazione attuale della pandemia va guardata dai precedenti associati al contesto nel quale abbiamo lavorato nello scontro al nuovo coronavirus. La pandemia è giunta come un impegno nel mezzo della situazione di mancanza di rifornimenti e del misure indurite dal Governo degli USA. Questo purtroppo ha diminuito la percezione del rischio e circolano ceppi più aggressivi e con trasmissioni che hanno provocato un picco pandemico «Cuba ha ritardato più di altri paesi a entrare in questa situazione, ma la supereremo comunque». «Quali sono i concetti con i quali lavoriamo?», ha indicato. Ha enumerato prima di tutto la salute del popolo. Noi portavamo tutti quelli che potevamo nelle istituzioni statali. Ed anche il contatto, il sospetto e tutte queste persone andavano nelle istituzioni statali; lì tutti venivano assistiti e così si riusciva a frenare la trasmissione. È stato lo sforzo di questi scienziati, quelli che per molto tempo abbiamo applaudito alle nove di sera, e credo che adesso dovremmo applaudirli anche di più per lo sforzo che stanno facendo. Paragonando i risultati di Cuba con paesi del primo mondo, ha segnalato che questo ci permette di sapere come stiamo e cosa possiamo fare di più. Parlando ha mostrato le cifre di paesi ed è apparsa evidente la differenza di Cuba con la maggioranza delle nazioni che, a differenza dell’Isola hanno situazioni economiche più robuste della nostra; nessuna è bloccata e tutte hanno avuto un picco pandemico. A nessuna è stato detto che sarebbero intervenuti e che avrebbero aperto corridoi umanitari, ha denunciato il Capo di Stato. Con il vaccino Abdala e il candidato Soberana, le prove sono state eseguite in presenza del ceppo d’origine sudafricano, ha commentato, ed ha richiamato l’attenzione attorno all’indice di morte per milioni di persone. Solo il Giappone ha un indice migliore del nostro. Ugualmente ha invitato a guardare le statistiche della percentuale di letalità. E rispetto alle registrazioni della malattia nelle Americhe, meno casi per milione di abitanti meno casi per milioni di persone nel mondo. Cuba presenta lo 0,64 % della letalità. È per Cuba che ci si deve preoccupare? Anche se ogni morto fa soffrire.. Díaz-Canel ha commentato che c’è chi ipocritamente dice che questo paese con questi indici necessita un intervento umanitario che, tutti lo sappiamo bene dove va a parare. «È lo stesso discorso di doppia morale di sempre».Poi il mandatario ha sommato altre domande alle analisi. Dove sono gli assassinati in Cuba? Perchè non si preoccupano per tutti gli assassinati che ci sono in America Latina? Ancora una volta si vede che la OSA gioca il suo ruolo nel guerra non convenzionale. Quando la OSA ha espresso la sua condanna del blocco economico imposto a Cuba? I dati sbaragliano queste teorie di calunnie con cui cercano d’aggredirci. Rispetto al picco della pandemia, Díaz Canel ha reiterato che il numero dei casi e questa crescita - con le capacità che abbiamo d’entrata in alcune province - comincia ad essere maggiore. Quindi questo concetto di tutti ricoverati in istituzioni non lo possiamo realizzare. A Matanzas sono aperti 110 centri, dove si assistono i malati, ed anche i sospetti e i contatti dei contatti. Nelle provincie che hanno questa situazione non è possibile tenere tutti nelle istituzioni statali. Per questo dobbiamo applicare l’isolamento domiciliare, che apporta una responsabilità istituzionale enorme, perché si devono visitare i pazienti casa per casa. Ed è necessaria un’enorme responsabilità delle famiglie, che devono applicare un gruppo di misure per far sì che l’isolamento sia effettivo. Siamo di fronte a questi problemi complessi,ha sottolineato Díaz-Canel. Aprendo nuovi centri dobbiamo disporre di più personale della Salute. In questi momenti stiamo aprendo questi centri, ma anche i centri di vaccinazione, per cui scarseggiano le risorse umane. E se ci sono più malati, sono necessarie più medicine. Inoltre dobbiamo considerare la quantità di malati gravi e gravissimi, per evitare che collassino le sale di terapia intensiva. Noi ci preoccupiamo anche per una sola morte, ha sostenuto e tra queste fa soffrire molto la morte di quattro bambini e otto donne incinte. Poi ha segnalato i protocolli per assistere coloro che sono stati malati. Abbiamo le nostre forze, ha detto. Oggi il paese ha vaccinato il 34 % della popolazione maggiore di 19 anni con una dose. Lamentiamo tutte i morti, ma dobbiamo riconoscere anche quello che si è fatto per la vita. Al contrario, avremmo avuto più morti. Con le analisi ancorate nelle statistiche, ha segnalato che Cuba presenta uno stato di gravità del 1,69 % dei pazienti che abbiamo; dei gravi salviamo le due terze parti e di tutti i casi salviamo il 90 %. Questi elementi disegnano com’è la situazione della COVID-19 nell’Isola. Poi ha spiegato che se una persona si vaccina con una prima dose e poi si ammala, questo ciclo di vaccinazione s’interrompe. Si devono seguire tutte le misure responsabilmente in relazione con le condotte delle persone, il distanziamento fisico, per far sì che nel minor tempo possibile si possa superare questo picco epidemico lavorare in maniera più differenziata con le altre categorie.

VENEZUELA
 

RICARDO CABRISAS HA RESO OMAGGIO A CHÁVEZ

 

Nemmeno la più fitta agenda di lavoro avrebbe potuto impedire che il primo Viceministro di Cuba, Ricardo Cabrisas, rendesse omaggio, a Caracas, al leader della Rivoluzione bolivariana Hugo Chávez. L’ambasciata di Cuba in Venezuela, ha informato attraverso la sua web che Cabrisas e la delegazione che lo accompagna hanno visitato la Caserma della Montagna 4-F, dove riposano i resti di Chávez, nel monumento conosciuto come Il Fiore dei Quattro Elementi. «Nel pomeriggio di venerdì 18 giugno, com’è tradizione durante le sue visite a Caracas, il primo Viceministro della Repubblica di Cuba, Ricardo Cabrisas Ruiz, accompagnato dalla delegazione cubana, ha visitato la Caserma della Montagna per rendere omaggio all’indimenticabile Comandante Hugo Rafael Chávez Frías, leader della Rivoluzione Bolivariana e «il miglior amico di Cuba», come lo chiamò il Comandante in Capo Fidel Castro», indica il messaggio della rappresentazione diplomatica. La cancelleria del Venezuela ha pubblicato immagini dell’omaggio cubano in questo luogo situato nella Parroquia 23 de Enero, del municipio Libertador, a Caracas. L’alto dirigente cubano sta realizzando un’agenda di lavoro in Venezuela per valutare i meccanismi bilaterali di cooperazione ed ha incontrato il vicepresidente settoriale d’Economia e ministro del Petrolio, i ministri di Salute, Agricoltura Produttiva e Terre, Energia Elettrica, e il presidente della statale Petróleos de Venezuela, ha segnalato Cubaminrex. In ogni incontro le parti hanno riaffermato gli invariabili vincoli di solidarietà e fraternità, oltre alla volontà di rinforzare i legami di cooperazione.

 

   


CUBA ATTUALITA'
 

A CUBA NON CI SONO NÈ SCOMPARSI NÈ TORTURATI


 

di Yudy Castro Morales


 

Dopo i disturbi avvenuti l’11 e 12 luglio scorsi, come parte dell’operazione politico- comunicazionale fomentata e pagata dal Governo statunitense contro Cuba, circolano in internet presunte liste di scomparsi. Ma ci sono davvero degli scomparsi nel paese? Queste liste sono reali? Qual’è il procedimento per detenere una persona? Che limiti ci sono per le azioni delle autorità? Il colonnello Víctor Álvarez Valle, secondo capo dell’Organo Specializzato della Direzione Generale d’Investigazione Criminale del Ministero degli Interni, (Minint), rispondendo a questi interrogativi, in una sua partecipazione al programma Hacemos Cuba, ha assicurato categoricamente, che a Cuba non ci sono persone scomparse nè per via dei processi riferiti ai disordini recenti, o di nessun’altro realizzato. «Noi abbiamo come principio nella Rivoluzione, ed è anche quello che caratterizza le azioni della autorità, il diritto alla vita, alla libertà, il diritto alla preservazione e alla sicurezza delle persone», ha affermato il colonnello ed ha informato che Cuba è firmataria della Convenzione Internazionale per la protezione di tutte le persone, contro le scomparse forzate. Questa posizione è riconosciuta anche nella Costituzione approvata dalla stragrande maggioranza dei cubani e anche se nel nostro ordinamento giuridico non è definita come reato, esistono gruppi di figure che comprendono e sanzionano coloro che commentano queste azioni e nel caso si provi l’accaduto di una scomparsa forzata. Questo è un esempio dei modi di agire di coloro che promuovono il caos dalle reti sociali e pretendono di costruire una realtà che a Cuba non esiste. Inoltre non esiste nessun luogo segreto per processare le persone che per qualche ragione o per la commissione di reati, siano portate in una delle dipendenze del Minint. A proposito dell’arresto del cittadino José Luis Reyes Blanco, il capo del Dipartimento di Supervisione della Direzione dei Processi Penali della Procura Generale della Repubblica (FGR), ha spiegato che «i registri di questo processo, il foglio della detenzione firmato dall’implicato, l’informazione sul detenuto e la presenza della procura in tutto il processo penale dall’inizio, contribuiscono a controllare l’investigazione e ci permettono d’assicurare che nel nostro paese dopo il1959 non sono più esistite persone scomparse. Evidentemente, se esistessero nel paese fatti di questa natura , le denunce nella Procura, per tutti i suoi canali d’attenzione alla cittadinanza sarebbero considerevoli. Reyes Blanco ha commentato che nel 2020, in piena pandemia, la Procura si è occupata di circa 129 000 persone in tutto il paese; durante il primo semestre di quest’anno, l’attenzione ha superato le 49 000 e, a partire dal 12 luglio, per i fatti associati ai disturbi, si sono presentate in questo organo 63 persone, in maggioranza di persona. «Nessuna di queste denunce o reclami ha relazione con persone scomparse, ha sottolineato, ma con arresti, ossia quelle persone cercavano determinate informazioni e le hanno ricevute nei luoghi ai quali gli interessati si sono rivolti. Oggi, ha commento, la Procura investiga cinque reclami relazionati con dissensi generali sul processo, ma nessun caso è pendente per per definire il luogo in cui incontra una persona. Ci sono informazioni e, cosa importante, la famiglia le conosce». Il colonnello Álvarez Valle ha segnalato che quando una persona viene portata in un’unità della polizia la prima cosa che si fa è segnarla in un registro, manualmente e si elabora la motivazione dell’arresto. La persona quindi conosce perchè è stata detenuta. Poi c’è un processo che può avvenire nelle prime 24 ore, che riguarda la prima dichiarazione del detenuto e le misure che in dipendenza del reato si possono imporre. «Nelle prime 24 ore, la famiglia conosce generalmente dove si trova la persona perchè inoltre il Minint ha un sistema d’attenzione e informazione alla popolazione automatizzato e vincolato a tutte le unità in cui si registra ogni persona detenuta.  «Nei casi recenti tutte le famiglie sanno dove stanno i detenuti, sono andate nel luogo in questione, hanno portato oggetti personali per l’igiene o medicinali necessari; così l’informazione sulla detenzione delle persone è stabilita ed è verificabile dagli organi di controllo della procura», ha dettagliato. Poi si è riferito alla Convenzione Internazionale per la protezione di tutte le persone contro la scomparsa forzata, della quale Cuba è parte ed è stata esaminata nel 2017. Così come in altri paesi, l’Articolo 17, specificatamente, stabilisce, tra altri elementi che: Nessuno sarà detenuto in segreto. Senza pregiudizi di altri obblighi internazionali dello Stato Parte in materia di privazione di libertà, ogni Stato parte nella sua legislazione: Stabilirà le condizioni per le quali si possono impartire ordini di privazione della libertà. Determinerà le autorità che hanno la facoltà d’ordinare privazioni di libertà. Garantirà che ogni persona privata della libertà, sia tenuta unicamente in luoghi di privazione di libertà ufficialmente riconosciuti e controllati. Garantirà che ogni persona privata della libertà sia autorizzata a comunicare con la sua famiglia, un avvocato o qualsiasi altra persona scelta e a ricevere la sua visita, con la sola riserva delle condizioni stabilite dalla legge, e nel caso di uno straniero a comunicare con le sue autorità consolari, in conformità con il diritto internazionale applicabile. Garantirà l’accesso di tutte le autorità e le istituzioni competenti avallate dalla legge ai luoghi di privazione della libertà, se è necessario con l’autorizzazione precedente di un’autorità giudiziaria. Il Procuratore ha chiarito che tutte le persone detenute dopo i fatti del 11 luglio possono nominare un avvocato e che se alcuni non l’hanno fatto, è una scelta personale. E per smentire totalmente le liste citate, in un altro momento del programma è stata stabilita la comunicazione con uno dei presunti scomparsi, che ha parlato anche di altri compagni inseriti nei registri in Internet, che si trovano in perfetto stato. Il Secondo capo dell’Organo Specializzato della Direzione Generale delle Investigazioni Criminali del Minint, ha reiterato che queste liste perdono credibilità per la mancanza di dati e perché è provato che molti dei registrati lì non sono mai stati detenuti né intervistati dalle autorità. Reyes Blanco ha commentato che tra i detenuti un gruppo è già stato posto in libertà perché è stato conefrmato che non hanno avuto una partecipazione al reato, mentre altri si trovano in una misura cautelare che non è detenzione o sono accusati con elementi in fase preparatoria e con misure cautelari di prigione provvisoria. Un'altra matrice che hanno posto nelle reti sociali punta sulla pratica delle torture sugli implicati nelle azioni di destabilizzazione. Il colonnello Álvarez Valle ha affermato che « così come le scomparse forzate, la tortura non è una pratica in Cuba. La storia della Rivoluzione lo dimostra e che l’uso della forza contro le persone sotto processo non è e non sarà mai una pratica dei combattenti del Ministero degli Interni». Poi ha detto che l’Isola grande delle Antille è parte della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti. José Luis Reyes ha dettagliato che dopo i disturbi la presenza di autorità fiscali nelle unità si è incrementata, perchè è interesse conoscere l’opinione dei detenuti e questo è uno scenario propizio per il dialogo e per trasmettere qualsiasi inquietudine o denuncia. Hacemos Cuba ha anche richiamato l’attenzione sulla denuncia di un giovane che ha scalato nelle ultime ore le reti sociali, riferita ad azioni di violenza commesse contro di lui dopo il suo arresto, dopo i disturbi. Questa persona, ha precisato il colonnello, si trova in misure cautelari di reclusione nel suo domicilio per un processo precedente e questo implica requisiti che deve rispettare, ma senza dubbio lui era per strada al di fuori delle prossimità di casa sua, nel mezzo dei disturbi dell’ordine; questo infrange le disposizioni, e ne è stato informato. Reyes Blanco ha aggiunto che tra i reclami in corso nella Procura c’è quello di questo giovane e che suo padre si è presento in questo organo: Sono stati presi tutti i dati e si faranno verifiche e investigazioni pertinenti con totale trasparenza. Se sorgerà qualche irregolarità si chiariranno le circostanze nelle quali sono successi i fatti e si prenderanno le misure corrispondenti sia in ordine disciplinare, se fosse un combattente, che nell’ordine penale se la condotta fosse una violazione della legge. Gli argomenti che sostengono che in Cuba non ci sono scomparsi o torturati sono stati sufficientemente chiari, e se s’incontrassero alcune irregolarità nelle azioni del Ministero degli Interni o della Procura, s’investigherà e si faranno conoscere i risultati, e se s'incontrassero violazioni, si prenderanno le misure che permetteranno la restituzione della legalità.

 


 

IL DIRITTO DI DIFENDERE QUEL CHE È MIO di Guille Vilar
 

Faccio parte di quei cubani che abbiamo trascorso dall’infanzia all’età adulta, nelle condizioni di quel che implica vivere in un paese bloccato. Con il passare degli anni, oltre ad essere testimone di attentati, invasioni e aggressioni, ho guardato con orgoglio la differenza della Cuba che si sta costruendo con quell’altra, quella lasciata indietro per sempre nel 1959. I nostri giovani non conoscono il terrore imposto dal regime di Batista, quando in qualsiasi angolo si scopriva un rivoluzionario assassinato e non sanno nemmeno della fame e della miseria galoppante dei contadini e dei più umili abitanti nelle città dell’Isola. Tanto meno possono credere che l’accesso della maggioranza all’educazione, come l’assistenza medica gratuita erano solo un sogno. Da questo benessere condiviso tra generazioni di cubani, abbiamo avuto l’opportunità d’osservare come il governo statunitense applica i detti colpi blandi con i quali sono riusciti a far cadere governi progressisti in differenti regioni del mondo. Per questo ricordiamo a coloro che tentano di sovvertire il nostro ordine sociale con una guerra non convenzionale, che dalle guerre d’indipendenza a questo preciso istante noi cubani siamo sempre stati «un osso duro da rodere» in difesa di quello che è nostro. E li avvertiamo: meglio che non ci provino!


TORNA IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DANZÓN HABANA
 

di Ricardo Alonso Venereo
 

La dodicesima edizione del Festival Internazionale Danzón Habana si svolge dal 13 al 16 luglio, dedicata al 60º anniversario dalla fondazione dell’Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (Uneac) e al centenario della morte di Miguel Failde (Matanzas, 23 dicembre 1852-26 dicembre 1921), autore dell’opera “Las Alturas de Simpson”, considerato il primo danzón cubano. Il Festival, si legge nel sito ufficiale della Uneac, che si realizzerà in maniera virtuale in questa occasione, renderà omaggio ai centenari della nascita dei celebri musicisti e compositori Odilio Urfé e Félix Reina e agli anniversari 95º della nascita di Enrique Jorrin, 110º di Antonio Arcaño e 145º di Antonio María Romeu. Danzón Habana riconoscerà anche i 45 anni dalla fondazione del movimento dei dilettanti Amigos del Danzón, a carico del Consiglio Nazionale delle Case di Cultura, oggi disseminate in tutto il paese. La sala Rubén Martínez Villena della Uneac, in calle 17, angolo a H, nel Vedado, sara la sede del Festival, che accoglierà colloqui, relazioni e classi magistrali, con noti musicisti e studiosi del genere. Sono previste le conferenze «Dalla Bayamesa al danzón», del Dr. Eduardo Torres Cuevas; «Odilio Urfé, impatto e vigenza della sua opera per la musica e la musicologia cubana», dell’investigatore José Reyes Fortún e «Il danzón, simbolo integratore della cubania», del Dr. Eduardo Rensoli Medina. Le conferenze magistrali «Per quel sottile e bel modo di pensare e insegnare a ballare il danzón», por Johannes García, Premio Nacional di Danza 2020, e «Evoluzione coreografica del Danzón», dei professori Osddavi García Fabart e Siria Robles Rojas, oltre al dibattito: «Il Danzón nel pensiero degli artisti e scrittori cubani», formato dai famosi artisti e intellettuali José Loyola, Pedro de la Hoz, Jorge Vistel e Ehiel Failde, formano parte delle sessioni accademiche del Festival. Il Canal Clave della Televisione Cubana trasmetterà il Programma Danzón, realizzato dal direttore artistico Arnaldo Díaz, al quale partecipano le orchestre Estrellas Cubanas, Siglo XX, Rubalcaba, Aragón, Sensación, Failde, Piquete Típico Cubano, Charanga de Oro e Barbarito Diez. Inoltre ci sarà un’emissione speciale dedicata all’insegnamento artistico e parteciperanno rappresentanti del Messico e Colombia e delle orchestre “danzonere” dell’interno del paese. Nelle reti sociali della Uneac (Facebook, YouTube, Telegram) si potrà seguire tutta la programmazione del Festival che vuole, tra i suoi propositi, mantenere vivo nella nostra memoria e cultura il nostro ballo nazionale. Il primo Festival Internazionale del Danzón, il genere considerato il più antico ballo di coppia di Cuba, fu realizzato nel 2004. Il danzón, ha detto il maestro José Loyola: «è più lento, ha più cadenza ed è più variato della contraddanza o la danza». Anche se non è molto conosciuto nel mondo come il bolero o il chachacha ha superato le frontiere ed ha avuto una speciale accoglienza in Messico. In accordo con il musicista, il danzón ha molti appassionati anche in Venezuela, Puerto Rico, Repubblica Dominicana e negli Stati Uniti.

 



AMERICA LATINA
 

 

I GIOCHI CHE HANNO AVUTO ORIGINE IN SUD AMERICA

Il Sud America è una regione nota per le sue tradizioni e cultura. Le persone che vivono qui sono tra l’altro gentili, amichevoli e ospitali. Premesso ciò, va altresì aggiunto che mentre questo territorio è principalmente conosciuto per la sua musica, i balli tradizionali e la cucina straordinaria, le persone che vivono qui amano anche un'altra attività ossia i giochi da casinò con alcuni di questi che sono persino nati in loco.

Il boom dei giochi online in Sud America

Fino a pochi anni fa, gli unici posti in cui in Sud America e in parte di quella centrale era possibile divertirti con i giochi di casinò erano le strutture terrestri. Nel 2015 è nata una nuova tendenza che va sotto il nome di casinò online e le popolazioni locali ne sono state molto attratte. Questi siti infatti offrono grandi vantaggi rispetto ai casinò tradizionali in quanto forniscono un'esperienza di gioco unica. Ci sono tra l’altro molti giochi di qualità tra cui scegliere, i siti sono sicuri e accettano numerosi metodi di pagamento.

I giochi da casinò sono creati da alcuni dei fornitori più rinomati al mondo e presentano decine di elementi che si richiamano propri alla cultura latino-americana.

Questo gioco ha preso piede in tutta Europa, nonostante, la sua fama, non ha mai potuto superare quella del blackjack, oggi molto giocato anche nel nostro paese, grazie agli operatori legali come starcasino.it/blackjack, con le diverse varianti di questo gioco [segue]


 

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direttrice della informazione da Cuba: Gioia Minuti