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ANNOTAZIONI E SPIGOLATURE CUBANE

a cura di
Gioia Minuti

 

 

PRESENTI NELLA SFILATA DEL 1º MAGGIO, MIGLIAIA DI AMICI DI ALTRI PAESI

 

Circa 1000 amici di Cuba provenienti da un centinaio di paesi hanno assistito alla sfilata del 1º Maggio dalla base del monumento a José Martí in Piazza della Rivoluzione de l’Avana...[segue SPECIALE 1° MAGGIO 2019]

 

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sui 5 patrioti cubani
 

 

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il romanzo cult degli anni '90

Una storia d'amore nella Cuba dei primi anni '90, quando molti italiani scoprirono le gioie ed i sogni che Cuba riservava loro...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LA RAGIONE È IL NOSTRO SCUDO

Dopo duri medi di pandemia, di grave crisi economica mondiale, d’indurito e sostenuto blocco - che ha colpito sensibilmente il nostro popolo- Cuba comincia a rianimare la sua vita sociale, gli spazi e i servizi pubblici, le scuole, il turismo e altri settori dell’economia. Siamo già il paese delle Americhe che presenta la più alta percentuale di popolazione con almeno una dose iniettata di vaccinazione contro la COVID-19; quello che opera con la più alta velocità di vaccinazione al giorno nel mondo e l’unico che ha potuto sviluppare una campagna di massa nei bambini, dai due anni d’età; tutto questo è stato possibile grazie alla capacità del paese di produrre i suoi propri vaccini come frutto della politica scientifica tracciata e fomentata da Fidel, e il talento di uomini e donne forgiati dalla Rivoluzione. Noi ci risolleviamo con le nostre forze, con lo spirito inflessibile, la dignità e la capacità di resistenza del nostro popolo, con la serena e ferma guida della direzione del paese, con lo spirito della vittoria e la creatività coltivata nel mezzo di tanti anni di dure battaglie. Quelli che avevano scommesso sul fallimento del Socialismo in Cuba ed hanno visto nel 11 di luglio il colpo definitivo alla Rivoluzione, ora sono frustrati e hanno fretta per i loro piani. Pretendono d’impedire ogni possibilità di benessere individuale e collettivo, la tranquillità cittadina e la pace nella nostra Patria. Per questo promuovono diverse azioni di destabilizzazione nell’Isola, per provocare un incidente che sfoci in un’esplosione sociale, che propizierebbe il bramato intervento militare che richiedono i vociferanti di Miami ed anche davanti alla stessa Casa Bianca. Né 62 anni di blocco nè le sue 243 misure addizionali hanno potuto o potranno distruggerci, e per questo il reiterato tentativo di «colpo blando». È parte della guerra non convenzionale ci sferrano con intensità. Colpire sul colpo. Nella Relazione Centrale del 8º Congresso del Partito, il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz aveva allertato:“Sono raddoppiati i programmi di sovversione e l’influenza e ideologica e culturale, indirizzati a togliere prestigio al modello socialista di sviluppo, presentandoci come unica alternativa il restauro dell’azione capitalista.“La componente sovversiva della politica statunitense verso Cuba si mette a fuoco nello sgretolamento dell’unità nazionale. In questo senso si dà priorità alle azioni indirizzate ai giovani, alle donne e agli accademici, al settore artistico e intellettuale, ai giornalisti, agli sportivi, alle persone della differenza sessuale e alle religioni. “Si manipolano temi d’interesse per gruppi specifici vincolati con la protezione degli animali, l’ambiente o le manifestazioni artistiche e culturali, tutto questo indirizzato a mettere da parte le istituzioni esistenti. “Non hanno mai smesso di finanziare le aggressioni con l’uso delle stazioni radiofoniche e televisive ubicate negli Stati Uniti, e intanto cresce l’apporto monetario per lo sviluppo di piattaforme di generazione i cui contenuti ideologici chiamano apertamente a distruggere la Rivoluzione; convocano a realizzare manifestazioni in spazi pubblici , incitano all’esecuzione di sabotaggi e azioni di terrorismo, includendo l’assassino di agenti dell’ordine pubblico e rappresentanti del potere rivoluzionario. Senza il minimo pudore dichiarano le tariffe che pagano agli esecutori di queste azioni criminali. “Non dimentichiamo che il Governo degli Stati Uniti ha creato il “Gruppo di Lavoro d’Internet per Cuba” che aspira a che le reti sociali divengano canali di sovversione, creazioni delle reti senza cavi al di fuori del contesto statale e la realizzazione di attacchi cibernetici a infrastrutture critiche […]“La menzogna, la manipolazione e la propagazione di notizie false hanno già superato ogni limite. Con queste si crea e si diffonde ai quattro venti un’immagine virtuale di Cuba, come una società moribonda e senza futuro, al punto di collassare e dare il passo alla tanto anelata esplosione sociale. Settori della controrivoluzione tradizionale e nuovi personaggi educati nei corsi di guida, finanziati dalle fondazioni nordamericane o dal bilancio federale degli Stati Uniti, si sono accordati per tentare di realizzare questi propositi. Mancano di classe sociale nel paese, ma sono debitamente istruiti, finanziati e appoggiati dall’estero. L’impero pone denaro e aspettative negli annessionisti formati per questo, questi che sotto la falsa bandiera del pacifismo cercano di provocare nuovi disturbi, generare il caos e indurre alla destabilizzazione del paese. Nelle ultime settimane hanno reso pubbliche le loro intenzioni di organizzare in novembre una marcia immaginariamente pacifica, e realizzarla in varie città dell’Isola. I loro propositi dichiarati e lo schema organizzativo rivelano una provocazione articolata come parte della strategia di “cambio di regime” per Cuba, già sperimentata in altri paesi. Scelgono date con determinati simbolismi … Ma stavolta sembra che l’intenzione era esibire la loro portata d’annessionisti. Volevano celebrare il compleanno del presidente Biden con un attacco alla Rivoluzione che disturba tanto le amministrazioni imperiali da 62 anni? Sono rimasti con la voglia. Uno dei loro promotori è stato formato in corsi auspicati dalla fondazione della destra argentina CADAL, da università statunitensi e carri armati pensanti come il Fondo Carniege per la Pace Internazionale (diretto sino a poco tempo fa dall’attuale direttore della CIA, William J. Burns). Tra i temi del suo insegnamento c’è stata la formazione di leaders, il confronto contro le strutture di governo, le dinamiche di mobilizzazione, e il ruolo delle Forze Armate nella “transizione democratica”. Lo scorso 11 luglio ha organizzato un tentativo d’occupazione del ICRT, obbedendo all’istruzione 167 del seminario d’azione non violenta, che indica: “Attacchi” non violenti; invasioni; si comincia con una marcia e si occupa pacificamente un luogo o un immobile. Recentemente è stato aggiunto un progetto sovversivo con veste accademica nel quale divide la guida nel suo Consiglio Deliberativo con il terrorista Orlando Gutiérrez Boronat. Lo accompagnano coloro che hanno convocato la manifestazione per novembre, capoccia contro rivoluzionari del detto Consiglio per la Transizione Democratica di Cuba, una piattaforma che si articola in funzione del colpo anticostituzionale nel paese, che hanno ammesso apertamente di ricevere finanziamenti dalla National Endowment for Democracy (NED), una copertura del governo statunitense. Appena la marcia è stata annunciata dai suoi organizzatori ha ricevuto l’appoggio pubblico e noto dei legislatori statunitensi, degli operatori politici della mafia anticubana e dei media di comunicazione che fomentano azioni contro la Rivoluzione. Tuits, dichiarazioni, Assemblee della Resistenza e altre frenetiche azioni riempiono questi giorni a Miami, come se la manifestazione si dovesse realizzare in questa città. Cambio di regime, caduta del governo e intervento militare sono nuovamente la narrativa imperante nel sud della Florida. Tra i più ferventi partitari della provocazione ci sono i congressisti Marco Rubio, Mario Díaz-Balart e María Elvira Salazar; il terrorista di nuovo convertito Gutiérrez Boronat (che ha dichiarato il suo appoggio a questa azione “per far cadere il regime”), la Fondazione Nazionale Cubano Americana e il resto mercenario della Brigata 2506, il cui presidente di turno ha dichiarato a Miami che “Con questi passi si fomenterà un’esplosione dentro Cuba per far sì che i nostri fratelli occupino le strade e questo ci porti alla caduta di un regime …” Come ha denunciato il media statunitense Mint PressNews, molti operatori della campagna nelle reti sociali digitali in appoggio alla manifestzione sono residenti in Florida e in altri Stati nordamericani. “La partecipazione di cittadini stranieri nei temi interni di Cuba si trova a un livello che si può difficilmente concepire negli Stati Uniti”, sostiene la pubblicazione. Il coinvolgimento diretto del governo degli USA nella farsa contro rivoluzionaria, è anche esplicito e provocatore. Non è stata considerata la cura d’occultarlo e nessuno lo può fare con onestà. Alti funzionari governativi partecipano direttamente alla sua promozione, con l’appoggio dei servizi speciali e delle loro organizzazioni. Uno strumento importante, anche s non è l’unico, è l’ ambasciata statunitense in Cuba, le cui dichiarazioni pubbliche includono abitualmente intromissioni flagranti nei temi interni della nazione. Quest’ufficio, frutto degli accordi bilaterali firmati nel 2015 per formalizzare le relazioni diplomatiche tra i due paesi, da anni non svolge alcun dovere diplomatico. Non serve nemmeno per la prestazione dei servizi migratori e consolari che reclamano. quelli da cui dipendono i cittadini dei due paesi. I suoi funzionari, includendo l’Incaricato degli Affari, sono obbligati all’indegno ruolo di balie degli esponenti controrivoluzionari e provocatori nel nostro paese, con il compito ingrato di seguirli e offrire loro aiuto logistico e materiale, oltre a consigli e orientamenti. Tutto è noto e provato in documenti. La stessa attività nelle reti digitali dell’ambasciata USA facilita le prove su quel che accadde e a cosa si dedica la contro rivoluzione. Questo comportamento è assolutamente contrario al Diritto Internazionale e in particolare alla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche. Con tali patrocinatori e propositi dichiarati, è molto difficile presumere civiltà e pacifismo nell’azione convocata per novembre. E tanto meno intenzioni legittime e sovrane. Quello che è in gioco qui,e nessuno ne può dubitare, è il diritto di Cuba di difendersi dall’aggressione straniera, a prescindere dal travestimento che questa utilizza. Gli organizzatori tentano di coprirsi con la Costituzione per legittimare la provocazione. Usano precetti costituzionali per difendere strategie anticostituzionali. Adducono il diritto alla manifestazione espresso nella Carta Magna, ma dimenticano con perfidia che questa stessa Costituzione, nel suo Articolo 45, segnala che i diritti delle persone sono limitati, tra gli altri, dal rispetto di questa norma suprema: “L’esercizio dei diritti delle persone è limitato solamente dai diritti degli altri, la sicurezza collettiva, il benessere generale, il rispetto dell’ordine pubblico alla Costituzione e alle sue leggi”. Questa Carta Magna, approvata con un referendum tre anni fa solamente, dal 86.85 % dei votanti, definisce chiaramente nel suo Articolo 4 che: “Il sistema socialista avallato da questa Costituzione è irrevocabile”. E nel suo articolo 229 stabilisce che: “In nessun caso sono riformabili le dichiarazioni sull’irrevocabilità del sistema socialista stabilito nell’articolo 4 e la proibizione di negoziare le circostanze previste nell’ inciso a) del Articolo 16”.È chiaro che nè adesso nè in futuro si potrà utilizzare il diritto alla manifestazione per sovvertire il sistema politico o per distruggere il progetto socialista cubano, per stabilire alleanze con gruppi e organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero con l’obiettivo di promuovere gli interessi del governo degli Stati Uniti e di altre potenze straniere. Nel nostro paese non esiste il diritto d’operare a favore degli interessi di una potenza straniera o di mettere in pericolo la stabilità cittadina. E’ anticostituzionale, illegittimo e immorale appoggiare un progetto annessionista. Lo dicono le nostre leggi e lo dice la nostra storia. Il nostro Eroe Nazionale José Martí aveva avvisato: “Per la nostra terra c’è un altro piano più tenebroso di quello che conosciamo sino ad ora ed è l’iniquità di forzare l’Isola, di precipitarla in una guerra per avere il pretesto d’intervenire, e con il credito di mediatore e garante, restare lì a Cuba(…) Morire, per far sì che questa gente si sollevi, che ci spingano alla morte per il loro beneficio? Le nostre vite valgono di più ed è necessario che l’Isola sappia questo a tempo. E ci sono cubani, cubani che servono con vanterie dissimulate di patriottismo, questi interessi!” Basta con le falsità e le manipolazione volgari dei fatti. Nessuno sarà schiacciato da cingolati nelle strade, come hanno diffuso i portavoce della prossima provocazione. L’esercizio Moncada è parte dell’addestramento che si realizza costantemente nella preparazione per la difesa. Di fronte alle provocazioni come questa ci sostiene la più legittima azione di difesa del popolo e delle sue conquiste. La dignità, la resistenza e l’unità sono le nostre forze più poderose di fronte alla disonorata e canagliesca azione annessionista servita dal nemico storico della nazione cubana nel suo piano per spezzarci e dividerci, per vincerci. Non hanno potuto e non potranno. La ragione è il nostro scudo.

 


CUBA  ATTUALITA'
  

 

CUBA RENDE OMAGGIO ALLE VITTIME DELL’AZIONE TERRORISTA

 

DEL 6 OTTOBRE DEL 1976


 

Cuba ha reso omaggio ieri 6 ottobre alle 73 vittime dell’attentato terrorista commesso 45 anni fa contro un aereo della Cubana de Aviación sulle coste di Barbados, i cui autori non sono mai stati processati per il crimine. In omaggio ai morti nell’azione terrorista avvenuta il 6 ottobre del 1976, le autorità e una rappresentazione del popolo cubano marceranno domenica 10 sino al cimitero di Colón, com’è abituale nell’Isola quando si compie un anniversario della tragedia.  Nelle reti sociali, gli internauti della nazione caraibica hanno reiterato in questi giorni le loro denunce sulla complicità del governo degli Stati Uniti e dell’Agenzia Centrale d’Intelligenza (CIA) con gli autori dell’attentato. Con le etichette #TenemosMemoria, #6DeOctubre, #Cuba y #ProhibidoOlvidar, tra tante, i navigatori in Twitter hanno affermato che reclamano ancora giustizia le famiglie dei 73 morti :: 57 cubani, 11 guianesi e cinque coreani. Il crimine di Barbados, come si conosce la distruzione in volo perpetrata con bombe installate all’interno dell’aereo CU-455, viene considerato sino ad ora il peggior attacco di questo tipo nell’emisfero occidentale e una del più brutali azioni di terrorismo eseguite contro la Rivoluzione Cubana da persone al servizio della CIA. Gli investigatori hanno scoperto che il crimine era stato organizzato in Venezuela dai terroristi d’origine cubana Luis Posada Carriles e Orlando Bosch, che avevano contrattato i venezuelani Hernán Ricardo e Freddy Lugo per collocare le bombe nell’aereo. Ricardo e Lugo furono condannati a 20 anni di prigione; Bosch, dopo un breve periodo di detenzione fu assolto per tecnicismi e Posada Carriles restò in carcere otto anni, ma riuscì a scappare con l’appoggio delle guardie del penitenziario.Posada Carriles e Bosch si rifugiarono nella città nordamericana di Miami, dove continuarono sino alla morte a pianificare azioni violente e di destabilizzazione contro la più grande delle Antille. A Cuba il 6 ottobre è stato instaurato ufficialmente come Giorno delle Vittime del Terrorismo di Stato.


VENEZUELA
 

 

IN RETTA FINALE I PREPARATIVI PER LE ELEZIONI IN

 

VENEZUELA di José Llamos Camejo , inviato speciale


 

Con la prova dinamica realizzata domenica 10 ottobre –un passo importante per il buon funzionamento dell’ingranaggio elettorale il 21 novembre prossimo– entra nella sua retta finale la preparazione del processo. Pedro Calzadilla, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), ha informato che la prova delle votazioni si è svolta con il controllo di due osservatori internazionali: il Consiglio degli Esperti Elettorali dell’America Latina (Ceela), e la missione esploratrice del Centro Carter degli Stati Uniti. L’esercizio elettorale ha coinvolto i 24 Stati del Venezuela: è stato realizzato tra le sette di mattina e le sedici ( ora locale) ed ha attivato 1 336 seggi in 440 centri per le votazioni in 333 municipi. Lì sono state provate le fasi del sistema automatico, il tempo della votazione e della trasmissione dei dati con la partecipazione di 3200 dei funzionari coinvolti nel processo. Il Presidente del CNE ha annunciato che dopo la prova dinamica è iniziata l’auditoria che «controlla le impronte digitali e l’integrità degli elettori e garantisce che non c’è duplicità in questi dati». Prima della prova dinamica elettorale si è svolta la pre-campagna elettorale iniziata di recente con la mobilitazione del Gran Polo Patriótico Simón Bolívar, che unisce il Partito Socialista Unito del Venezuela, (PSUV), le forze politiche principali del paese, e altre nuove formazioni affini.

   

ATTUALITA'
 

Il 18 ottobre del 1967, a nove giorni dall’uccisione in Bolivia di Ernesto Che Guevara e al termine dei tre giorni di lutto nazionale, Fidel Castro parlava davanti a un milione di persone a Plaza de la Revolution all’Avana

 

di Ilaria Romeo

 

Il Che  era una di quelle persone a cui tutti si affezionavano istantaneamente, per la sua semplicità, per il suo carattere, per il suo modo di essere naturale, per la sua fratellanza, per la sua personalità, per la sua originalità (…) L’artista può morire, soprattutto quando è un artista di arte così pericolosa come può essere la lotta rivoluzionaria, ma ciò che non morirà mai è l’arte a cui ha dedicato la sua vita e alla quale ha dedicato la sua intelligenza (…) L’idea che gli uomini abbiano un valore relativo nella storia, l’idea che le cause non si considerino sconfitte quando gli uomini cadono nonché l’idea che l'irrefrenabile marcia della storia non si ferma né si fermerà quando cadranno i leader, può aver influenzato profondamente il suo comportamento. E questo è vero, questo non può essere messo in dubbio. Ciò dimostra la sua fede negli uomini, la sua fede nelle idee, la sua fede nell’esempio. Tuttavia, come ho detto pochi giorni fa, avremmo desiderato con tutto il cuore vederlo come il forgiatore delle vittorie, forgiando sotto la sua guida, forgiando sotto la sua direzione le vittorie, perché gli uomini della sua esperienza, del suo calibro, della sua capacità davvero singolare, sono uomini poco comuni. Siamo in grado di apprezzare a pieno il valore del suo esempio e abbiamo la convinzione assoluta che questo esempio servirà come emulazione e servirà per far sorgere all’interno degli altri popoli uomini simili a lui. Non è facile incontrare in una sola persona tutte le virtù racchiuse in lui. Non è facile per una persona essere spontaneamente in grado di sviluppare una personalità come la sua. Direi che è uno di quei tipi di uomini difficili da uguagliare e praticamente impossibili da superare. Ma diremo anche che uomini come lui sono capaci, con il loro esempio, di aiutare a far emergere uomini come lui. (…) E cadde. I nemici credono di aver sconfitto le sue idee, di aver sconfitto la sua concezione della guerriglia, di aver sconfitto il suo punto di vista sulla lotta rivoluzionaria armata. E ciò che ottennero fu, con un colpo di fortuna, il fine della sua vita fisica; sono riusciti a ottenere solo i vantaggi accidentali che un nemico può ottenere in guerra. (…) La morte del Che (…) è un duro colpo, è un colpo tremendo al movimento rivoluzionario, poiché lo priva, senza alcun dubbio, del suo leader più esperto e capace. Ma quelli che cantano vittoria sbagliano. Sbagliano coloro che credono che la morte sia la sconfitta delle sue idee, la sconfitta delle sue tattiche, la sconfitta dei suoi concetti di guerriglia, la sconfitta della sua tesi. Perché quell’uomo che cadde come un uomo mortale, come un uomo che si è esposto tante volte ai proiettili, come militare, come leader, è mille volte più capace rispetto a quelli che con un colpo di fortuna l’hanno ucciso. (…) Lavoratore instancabile, durante gli anni in cui era al servizio del nostro paese non si è concesso un solo giorno di riposo. Molte responsabilità gli furono conferite: presidente della Banca nazionale, direttore del Consiglio di pianificazione, ministro delle industrie, comandante delle regioni militari, capo delle delegazioni politiche, economiche o di tipo fraternale.

Fidel Castro proseguiva nel ricordo del compagno Che Guevara additandolo ad esempio per le generazioni future:

La sua intelligenza variegata era in grado di intraprendere con la massima sicurezza qualunque compito in qualsiasi ordine, in qualsiasi senso. E così ha rappresentato brillantemente il nostro paese in numerose conferenze internazionali, nello stesso modo in cui ha guidato brillantemente i soldati in battaglia, nello stesso modo in cui è stato un lavoratore modello mentre era a capo delle diverse istituzioni che le sono state assegnate. E per lui non c’erano giorni di riposo, per lui non c’erano ore di riposo! e se guardavamo le finestre dei suoi uffici, vedevamo che le luci rimanevano accese fino a tarda notte, studiando, o meglio, lavorando o studiando. Poiché era uno studioso di tutti i problemi, era un lettore instancabile. La sua sete di abbracciare la conoscenza umana era praticamente insaziabile, e le ore che prendeva dal sonno le dedicava allo studio; e i giorni regolari di riposo li dedicava al volontariato. È stato l’ispirazione e il principale promotore di quel lavoro che è diventato oggi l’attività di centinaia di migliaia di persone in tutto il paese, il promotore di quella attività che sta prendendo sempre più forza tra le masse del nostro popolo. E quale rivoluzionario, rivoluzionario comunista, veramente comunista, aveva una fede infinita nei valori morali, aveva una fiducia infinita nella coscienza degli uomini. E dobbiamo dire che nella sua concezione ha visto con assoluta chiarezza nelle molle morali la leva fondamentale per la costruzione del comunismo nella società umana. (…) Se volessimo esprimere come aspiriamo che siano i nostri combattenti rivoluzionari, i nostri militanti, i nostri uomini, dobbiamo dire senza esitazione: Che siano come il Che! Se volessimo esprimere come vogliamo che siano gli uomini delle generazioni future, dobbiamo dire: che siano come il Che! Se volessimo dire come dovrebbero essere educati i nostri figli, dobbiamo dire senza esitazione: vogliamo che si educhino nello spirito del Che! Se volessimo un modello maschile, un modello di uomo che non appartiene a questo tempo, un modello di uomo che appartiene al futuro, con il cuore in mano dico che questo modello senza una sola macchia nel suo comportamento, senza una sola macchia nel suo atteggiamento, senza una singola macchia nel suo modo di agire, quel modello è Che! Se volessimo esprimere come vorremmo che siano i nostri figli, dobbiamo dire con tutto il cuore di veemente rivoluzionario: Noi vogliamo che loro siano come il Che!

Nell’estate del 1967 Italo Calvino si trasferisce a Parigi. Qui apprende della morte dell’amico Che Guevara. Nemmeno una settimana più tardi, il 15 ottobre, giorno del suo 44º compleanno, scrive un articolo a lui dedicato pubblicato in spagnolo nel gennaio 1968 sulla rivista cubana Casa de las Americas. Il testo originale integrale in italiano sarà pubblicato solamente trent’anni dopo, nel 1998, sul primo numero della rivista Che della Fondazione italiana Ernesto Che Guevara presieduta dall’editore romano Roberto Massari.

Qualsiasi cosa cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono - scriveva Calvino - Sento la sua risata che mi risponde, piena d’ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell’Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d’un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d’una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sé e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori. Guevara è per noi questo richiamo alla gravità assoluta di tutto ciò che riguarda la rivoluzione e l’avvenire del mondo, questa critica radicale a ogni gesto che serva soltanto a mettere a posto le nostre coscienze. In questo senso egli resterà al centro delle nostre discussioni e dei nostri pensieri, così ieri da vivo come oggi da morto. È una presenza che non chiede a noi né consensi superficiali né atti di omaggio formali; essi equivarrebbero a misconoscere, a minimizzare l’estremo rigore della sua lezione. La “linea del Che” esige molto dagli uomini; esige molto sia come metodo di lotta sia come prospettiva della società che deve nascere dalla lotta. Di fronte a tanta coerenza e coraggio nel portare alle ultime conseguenze un pensiero e una vita, mostriamoci innanzitutto modesti e sinceri, coscienti di quello che la “linea del Che” vuol dire - una trasformazione radicale non solo della società ma della “natura umana”, a cominciare da noi stessi - e coscienti di che cosa ci separa dal metterla in pratica. La discussione di Guevara con tutti quelli che lo avvicinarono, la lunga discussione che per la sua non lunga vita (discussione-azione, discussione senz’abbandonare mai il fucile), non sarà interrotta dalla morte, continuerà ad allargarsi. Anche per un interlocutore occasionale e sconosciuto (come potevo esser io, in un gruppo d’invitati, un pomeriggio del 1964, nel suo ufficio del Ministero dell’Industria) il suo incontro non poteva restare un episodio marginale. Le discussioni che contano sono quelle che che continuano poi silenziosamente, nel pensiero. Nella mia mente la discussione col Che è continuata per tutti questi anni, e più il tempo passava più lui aveva ragione. Anche adesso, morendo nel mettere in moto una lotta che non si fermerà, egli continua ad avere sempre ragione.

Continua ad avere sempre ragione e continua a vivere, perché - in fondo - gli eroi - quelli veri - non muoiono mai.


 

LA CINEMATOGRAFIA CUBANA NEI FESTIVAL

 

INTERNAZIONALI
 

Il portale digitale Cubacine ha informato che gli schermi cinematografici di diverse latitudini proietteranno una selezione di filmografia cubana per festival e mostre organizzate durante questo mese d’ottobre. «Un totale di nove programmi proietteranno lungometraggi e cortometraggi che permetteranno d’avvicinarsi al cinema fatto a Cuba. Tra questi programmi ci sono il Festival del Cinema Latinoamericano di Toronto 2021 (Lataff), Canada, che si svolgerà sino al 31 ottobre. Poi sino al 23 novembre si svilupperà la decima edizione del Festival del Cinema Latinoamericano e dei Caraibi, a Berna, in Svizzera. Dal 7 al 17 di questo mese, Cataluña, in Spagna, accoglierà il 54º Festival Internazionale del Cinema Fantastico-SITGES. Ugualmente dal 13 al 31 ottobre, in Messico, se realizzerà il Festival Internazionale Cervantino. Il 20 ottobre una rappresentazione cubana aprirà la 17ª Mostra del Cinema Latinoamericano in Bolivia e ugualmente nel Festival Internazionale del Cinema Africano dell’Argentina (Ficaa). La partecipazione dell’Isola s’estenderà ad altri eventi previsti in questo mese. Tra questi il Festival Baturu di Cinema per le Donne, in Cina, il 20º anniversario del Animae Caribe a Trinidad e Tobago e il Festival del Cinema Latinoamericano di Kuala Lumpur, in Malesia.


AMERICA LATINA
 

 

I GIOCHI CHE HANNO AVUTO ORIGINE IN SUD AMERICA

Il Sud America è una regione nota per le sue tradizioni e cultura. Le persone che vivono qui sono tra l’altro gentili, amichevoli e ospitali. Premesso ciò, va altresì aggiunto che mentre questo territorio è principalmente conosciuto per la sua musica, i balli tradizionali e la cucina straordinaria, le persone che vivono qui amano anche un'altra attività ossia i giochi da casinò con alcuni di questi che sono persino nati in loco.

Il boom dei giochi online in Sud America

Fino a pochi anni fa, gli unici posti in cui in Sud America e in parte di quella centrale era possibile divertirti con i giochi di casinò erano le strutture terrestri. Nel 2015 è nata una nuova tendenza che va sotto il nome di casinò online e le popolazioni locali ne sono state molto attratte. Questi siti infatti offrono grandi vantaggi rispetto ai casinò tradizionali in quanto forniscono un'esperienza di gioco unica. Ci sono tra l’altro molti giochi di qualità tra cui scegliere, i siti sono sicuri e accettano numerosi metodi di pagamento.

I giochi da casinò sono creati da alcuni dei fornitori più rinomati al mondo e presentano decine di elementi che si richiamano propri alla cultura latino-americana.

Questo gioco ha preso piede in tutta Europa, nonostante, la sua fama, non ha mai potuto superare quella del blackjack, oggi molto giocato anche nel nostro paese, grazie agli operatori legali come starcasino.it/blackjack, con le diverse varianti di questo gioco [segue]


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direttrice della informazione da Cuba: Gioia Minuti