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Istruttoria su morte di Allende lancia le prime contraddizioni

 

Santiago del Cile (Prensa Latina) Il Servizio Medico Legale (SML) cileno scoprì contraddizioni legate alla morte dell'ex presidente Salvador Allende, morto nell'assediato Palazzo di La Moneda l’11 settembre 1973. D’accordo con una relazione del SML pubblicata il passato 8 aprile alle autorità giudiziarie, ci sono punti di vista disuguali tra l'autopsia realizzata all'ex mandatario e la relazione a carico delle forze poliziesche che parteciparono al golpe di Stato diretto da Augusto Pinochet (1973-1990) e progettato da Washington.  
La discrepanza è relazionata con la traiettoria del proiettile che causerebbe la morte del leader dell'Unità Popolare, fatto che portò al SML a pronunciarsi anche per l'esumazione del cadavere di Allende, processo annunciato per la seconda quindicina del prossimo maggio.  
Per il giurista cileno Eduardo Contreras risulta midollare che una volta per tutte si risolva con rigore scientifico e certezza giudiziaria se la morte dell'ex presidente è stata un suicidio od un omicidio.  
Qualunque sia la conclusione niente potrà diminuire la dignità dell'ex mandatario nei suoi minuti finali; né niente potrà annullare la responsabilità dei generali traditori che assediarono e bombardarono il Palazzo de La Moneda l’11 settembre 1973, sottolineò Contreras.  
L'ex candidato presidenziale della sinistra cileno Jorge Arrate manifestò che il fatto più importante è che non ci sia impunità con la quale assassinarono o cercarono di assassinare Salvador Allende.


 

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Il governo Bachelet ha portato in Senato un progetto di riforma costituzionale che ingabbia ogni diritto indigeno riconosciuto a livello internazionale

Il governo Bachelet insiste con la riforma costituzionale improntata a limitare i diritti dei popoli indigeni, imbrigliando quanto stabilito dal Convegno 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro e dalla Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni dell'Onu. Anzi, eludendo quanto richiesto dal Relatore delle Nazioni Unite - presto in visita in Cile proprio per discutere della questione - di sospendere la "massima urgenza" nella votazione del progetto di riforma, il ministro Viera Gallo e il Comisionado hanno ribadito che occorre votare subito quello che gli indigeni Mapuche del Cile hanno definito "il lucchetto costituzionale" ai diritti dei popoli indigeni. In breve, il Governo sta tentando di incontrare il Relatore Onu a cose fatte. Ma i nativi non ci stanno.

La sottomissione dei diritti dei popoli indigeni. Il progetto incriminato negherebbe espressamente che i popoli indigeni sono soggetti giuridici. Cominciando dal cancellare ogni diritto delle comunità indios sulle acque che passano nei territori ancestrali, pretende di sottomettere tutto il diritto indigeno, il Convegno 169 e gli altri trattati già appurati, alla Costituzione cilena. Un progetto questo che "violenta gravemente i diritti dei popoli" e che è già stato approvato dalla Comisión de Constitución, Legislación y Justicia y Reglamento del Senato, dopo un dibattito a porte chiuse. E, come se non bastasse, sia il testo che la sua votazione sono caldamente promosse dalla Presidenza della Repubblica.

Manovre giuridiche. Mascherando la manovra con un atto formale di riconoscimento di quei popoli, in realtà il testo definisce la nazione cilena "una, indivisibile e multiculturale", riconoscendo semplicemente la presenza dei popoli in territorio cileno, senza specificarne nessuna rilevanza politica: "Lo Stato riconosce l'esistenza dei popoli indigeni che abitano il loro territorio e il diritto delle sue comunità, organizzazioni, membri...". Vale a dire: degni di diritto non sono direttamente i popoli, bensì solo le comunità e i singoli. Inoltre, anche quanto viene riconosciuto a queste comunità, secondo Vera Millaquén , Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas, (Caoi), è "molto poco".
Nel testo si riconosce alle comunità indigene il diritto a "conservare, rafforzare e sviluppare la propria identità, cultura, lingua, istituzioni e tradizione e a partecipare nella vita economica, sociale, politica e culturale del paese nella forma che stabilisce l'ordinamento nazionale". Punto e basta. Nessun riconoscimento al diritto che i popoli hanno di amministrare secondo la propria legge ancestrale i propri territori. Niente. E in più, la suddetta Commissione del Senato ha approvato la riforma senza rispettare il requisito di "consultare i popoli interessati mediante procedimenti adeguati" e "attraverso le loro istituzioni rappresentative". Requisito imposto dal Convegno 169 della Oit, ratificato dal Cile nel settembre 2008. Anzi, è chiaro che questa riforma ha lo scopo di limitare proprio i dettami del 169, come volevano fare i senatori cileni prima della ratifica, con la fall! ita "dichiarazione interpretativa". L'intenzione, secondo gli indios andini, è anche limitare quanto stabilisce la Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni dell'Onu. "Il governo ha fatto un patto con la Ultra destra per approvare questa riforma costituzionale, un vero e proprio disconoscimento di diritti", ha precisato la Coordinatora.

Calpestati in toto. Dicendo, "la Legge protegge la proprietà sulle terre delle persone e delle comunità indigene e i loro diritti a sfruttarne le acque in conformità con quanto stabilito dalla Costituzione e dalle leggi" cilene, la riforma violenta, sempre secondo l'analisi della Coordinadora Caoi, i diritti riconosciuti dai trattati internazionali riguardo i territori ancestrali e le fonti di acqua.
Stessa cosa per il diritto consuetudinario dei nativi, calpestato in toto. Il testo afferma: "I popoli indigeni potranno organizzare la loro vita in accordo ai loro costumi, sempre cje questi non contravvengano la Constitución e le leggi" dello Stato cileno.

Senza reali diritti. In sintesi, il governo cileno sta cercando di ingabbiare il diritto indigeno internazionalmente riconosciuto e protetto da convegni e trattati, ai quali lo stesso Cile si è sottomesso. Una situazione che i Mapuche e le organizzazioni indigene della regione andina hanno denunciato con forza agli organismi in difesa dei diritti umani, alla Oit, all'Onu e alla comunità internazionale tutta. Mettendo la dicitura "somma urgenza" sul punto che riguarda gli indios, il governo però vuole anticipare l'arrivo del commissario Onu accogliendolo con la parte contestata già approvata.
"Siamo stati a Valparaíso per parlare con i senatori - ha spiegato Abbiamo convocato la Presidente affinché ritiri il progetto. Abbiamo parlato con gli esponenti della Chiesa Cattolica. Ci siamo rivolti al Relator Onu e abbiamo parlato con chiunque potesse esercitare qualsiasi tipo di influenza. Ma il governo Bachelet continua nel suo irrinunciabile compito di lasciarci senza reali diritti".

 


 

 

LA REGIONE PARTE CIVILE CONTRO IL “CONDOR” DI PINOCHET

 

16 gennaio 2009

La Regione Emilia-Romagna si è costituita parte civile nel processo contro Alfonso Podlech Michaud, l’ex procuratore militare di Temuco accusato di essere stato uno dei più feroci torturatori all’epoca della dittatura di Pinochet in Cile. Podlech, 74 anni, è uno dei 140 indagati per cui la Procura di Roma ha emesso un provvedimento di custodia cautelare per la sparizione di 25 desaparecidos di origine italiana. Implicato nell’inchiesta “Piano Condor” sul sequestro e l’uccisione di cittadini di origine italiana, Podlech, che in patria ha sempre goduto dell’immunità arrivando addirittura a insegnare all’Università Mayor di Temuco, è stato arrestato lo scorso 27 luglio a Madrid, dove aveva fatto scalo diretto a Praga con la moglie e i nipoti. In Spagna, infatti, non vale l’immunità e il giudice Baltasar Garzón ha subito autorizzato la consegna dell’imputato alle autorità italiane, che l’hanno tradotto nel carcere di Rebibbia.
Tra le numerose vittime di Podlech c’era Omar Venturelli, ex sacerdote originario di Verica nel modenese, professore di Pedagogia all’Università di Temuco, scomparso pochi giorni dopo il golpe di Pinochet dell’11 settembre 1973. Giocando d’anticipo sul giudizio del tribunale del Riesame sulla scarcerazione, l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha adottato una risoluzione, presentata dai gruppi PD e SD, primo firmatario Gianluca Borghi, che impegna la Giunta regionale a costituirsi parte civile a sostegno della famiglia di Omar Venturelli.
A torturare e uccidere il giovane modenese sarebbe stato, secondo l’accusa del pm romano Giancarlo Capaldo, lo stesso Podlech: tesi sostenuta da numerose associazioni di diritti umani cilene e mapuche, essendo stata la popolazione indigena particolarmente colpita dalla rete criminale del Condor. Fresia Cea, vedova di Omar Venturelli, è stata sempre vicino alle sofferenze dei mapuche:   “un popolo – ha detto - che continua a essere brutalmente calpestato: ieri dalla dominazione spagnola, poi da Pinochet, oggi dalle imprese forestali e dai latifondisti”.
Sulla risoluzione della Regione, che nominerà un avvocato per tutelare gli interessi dell’Emilia-Romagna e supportare l’avvocato della parte civile, si è espressa con soddisfazione Maria Paz Venturelli, figlia del desaparecido modenese. “E’ il frutto di molti anni di lavoro fatto insieme alla Regione e, soprattutto, costituisce un segnale politico molto forte”, ha detto. “La Regione – ha aggiunto il consigliere Gianluca Borghi – ritiene un dovere necessario difendere i discendenti di cittadini emiliano-romagnoli che hanno subito la violenza delle dittature sudamericane”. 
Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, Silvia Bartolini. “E’ arrivato finalmente il momento della giustizia – ha detto. A nome delle undici associazioni emiliano-romagnole in Cile, e in particolare di quella di Temuco, ringrazio la Regione per il gesto significativo di proteggere almeno il ricordo dei nostri corregionali che hanno mantenuto alta, all’estero, la bandiera del coraggio e della lotta per libertà e la democrazia”.


Urgente
Moira Millan solicita ayuda

 

A todas las organizaciones sociales  

A los hombres y mujeres del mundo

 

A los que caminan empuñando dignidad  

A los guardianes de la vida

Nuestra wallj mapa sangra

a ambos lados de la cordillera

Los mapuches resistimos

un nuevo intento de extermino

 

     

Furilofche 4 de Enero de 2008

 

Mari mari pu lamguèn ka pu wenuy

(hermanos,hermanas, compañeros)

 

Les escribo indignada, la rabia anuda la garganta, el sol abraza la ciudad de Bariloche y allí mismo en la ciudad mas turística de la patagonia, los mapuches somos reprimidos, encarcelados por hacer visible nuestro dolor y solidaridad con los lamién del gulumapu, que están siendo vilmente asesinados por el estado chileno, aquí el estado argentino al igual que sus pares, levanta su malditas manos sobre nosotros, enfurecidos por atrevernos a levantar la voz en donde solo reina el silencio, por mostrar solidaridad cuando solo se aplaude el individualismo, por asumirnos en un solo pueblo cuando en casi 200 años han querido borrarnos la memoria de la unidad fragmentándonos en estados ajenos, nuestros lamién solo querían acercar un pronunciamiento repudiando el asesinato del lamién Matías Valentin Catrileo y la indiferencia y desprecio de Michel Ballelet frente a los casi 90 días de huelga de hambre de nuestra lamién Patricia Troncoso Robles. La respuesta fue salvaje represión y dos lamién detenidos, que están en este momento en la comisaría federal incomunicados.

 

  

Hay heridos y una de nuestra lamién está encadenada en la puerta del consulado chileno.

  

El verano se tiñe de rojo sangre para nuestro pueblo, de heridas que desangran injusticias, de celdas que cercenan nuestros derechos, de botas policiales pisoteando nuestros reclamos a ambos lados dela cordillera el pueblo mapuche sufre, la avanzada exterminadora del poder, cómo le llamarán ahora los estados: campaña al desierto? Pacificación de la araucanía?

  

La gente de la tierra está en peligro, nuestra lucha es por la vida, es por el resguardo de nuestra mapu, es por las generaciones venideras, es para hacer mas respirable el aire de este mundo, nuestra lucha también es por vos, no nos abandones no nos dejes solo.

  

Les ruego colmen los consulados chilenos, las embajadas, la casa de Rió Negro Bs.As.

  

Boicot al estado chileno bajo la consigna: no visite chile allí están exterminando al pueblo mapuche, ayúdenos a demostrarles que el pueblo mapuche no está solo que las voces y las manos del arco iris del mundo nos abrazan nos sostienen y se alzan en barricadas de voces que griten ya basta!! No mas represión, no mas cárcel, no mas muerte!!

 

Desde la cordillera sur

por territorio justicia y libertad marici weu!!

  

Moira Millán

 

Sent: Friday, January 04, 2008 7:18 PM

Subject: Urgente Moira Millan solicita ayuda

 


 

 

Desde Furilofche-Bariloche hacemos un llamado urgente impregnado de bronca y dolor.

 

En la mañana de hoy un grupo de pu peñi ka pu lamièn nos convocamos en el consulado chileno para entregar personalmente al cónsul un pronunciamiento en repudio por el cruel asesinato perpetrado por el estado chileno contra nuestro hermano Guluche,(Mapuche en chile), el cónsul no solo no recibió el pronunciamiento sino que con las fuerzas represivas federales argentinas arremetió con impunidad y violencia contra los que allí nos encontrábamos.

En este momento hay dos detenidos, hay varios heridos, y no hay garantias jurídicas para nosotros.

Bariloche ha mostrado su rostro nazi, racista, y la sociedad toda no puede mantenerse indiferente, tenemos colectivamente que repudiar estos hechos para que jamás vuelvan a suceder, es por eso que convocamos hoy a las 19hs. en el consulado a una conferencia de prensa,y a una reunión para debatir la derogaciòn de la ley antiterrorista.

Hoy comienzan con nosotros, la indiferencia ayudará a silenciar a todo un pueblo.

Amulepe taiñ weichan!!

Marici wev!! Marici wev!!

Mapuche del Nawel Wapi

 

Contactos y más información: (02944) 1520 - 1201 / 1561 - 0964

 

A todos los "periodistas" que "trabajan" en los "noticieros" de la TV:
 
Renunien todos !!!
dejen de mentir al pueblo

 

info@siporcuba.it

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