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E ANCORA ci stupiamo?

Parliamo di Italia. Parliamo di giochi di potere. Parliamo di elezioni e dello scandalo legato alla presentazione delle liste del PdL. Sotto gli occhi abbiamo tutti quanto si è verificato con la benedizione del presidente Napolitano, molto affezionato a Berlusconi (non per niente fu un migliorista del vecchio PCI). Ci domandiamo se il popolo viola (colore molto trend dallo scorso anno), si trasformasse in rosso, cambierebbe qualcosa oppure no. L'italica gente imbarbarita da gossip, reality e calcio, nonostante viaggi sui ritmi pericolosi di una Argentina ante literam, pur perdendo lavoro, impieghi, case, sicurezza, pare proprio accettare di buon grado tutto ciò che le viene proposto e scelto al loro posto. Brutta l'abitudine di scansare le responsabilità e i pericoli di una teoria di lotte che, dopo gli anni '70 sono state archiviate di fatto e di forma. Il decennio dello yuppismo (Craxi docet) degli anni ottanta ha solo preparato l'embrione di quel nuovo ordine tricolore che, agli inizi dei '90 con l'esplosione di tangentopoli e mani pulite, ha resettato quel sistema partitico denominato prima repubblica, per lasciare un vuoto di idee e di contenuti, soppiantati dalla dittatura mediatica imposta dal cavaliere in persona che, da buon manager, ha deciso di tutelare i suoi enormi averi, addirittura creando un partito dal nulla che ha goduto di quella promozione mediatica necessaria per arrivare al successo. Stesso vuoto che trovo Hitler in Germania e Mussolini in Italia in epoche non molto remote. Diciamo che sono cambiati i sistemi ma non certo il fine...
Poi, il potere che non logora ha fatto si che al cavaliere scappasse di mano il suo giochetto, tant'è che da novello Napoleone, si è dichiarato di fronte al mondo e a Dio, l'unto del Signore, l'invincibile, l'unico (ma non di stirneriana memoria). Di contro, una sinistra accentratasi sempre di più tanto da somigliare al vecchio PSDI di Tanassi e Longo che, in qualche modo, ha cercato di ritagliarsi un suo spazio da Prodi a Rutelli passando per l'americano Veltroni e la regia di nostromo baffetto. A parte un rigurgito di nostalgici ancorati al più bieco revisionismo di scuola togliattiana, sempre pronto a dividersi in micro formazioni, il colore rosso è sparito del tutto da tutto. Forse solo nei social network ancora si hanno degli spazi illusori ma, all'atto pratico? In questo deserto di lotte esauritesi da tempo, non ci si può stupire se, colui che comanda il gioco ha cambiato le regole perchè ha sbagliato. Ne è tempo di vergogna. Crediamo che l'unica cosa da fare sia quella di imparare a lottare di nuovo, senza delegare pupazzetti che mai faranno quello che dovrebbero. Noi certo non voteremo Bonino (ex alleata di Forza Italia) per contrastare la fascia in fasce...ma seguiteremo a lottare. Ora come sempre. Come quelli che fecero la resistenza. Oppure quelli che combatterono in Vietnam o a Cuba. Non avremo il CHE a fianco ma ci basta la sua idea.

Coraggio a punta di bisturI

di Leticia Martínez Hernández  (inviata speciale in Haiti)

Era il 13 gennaio e all’una di notte il trillo del telefono svegliò tutti nella casa del chirurgo Frias, là a Pinar del Río. "Ti aspettano in Haiti”, dissero  dall’altro lato dell’auricolare. Non ci fu nemmeno il tempo di pensare o immaginare ma solo per gettare nella valigia l’indispensabile. Il dottore non aveva visto il telegiornale e non aveva un’idea di quel che succedeva qui in Haiti. 15 ore dopo si trovava nel centro stesso dell’inferno. Ana María la svegliarono nella sua bella  Cienfuegos, alle 3 di mattina. Sembrava compiersi la profezia di sua figlia che aveva detto guardando il telegiornale: “Mamma dobbiamo preparare la tua valigia”.  L’ortopedica tutto terreno, che era già stata nei luoghi dei terremoti del Paquistan e la Cina, aveva prestato poca attenzione alle osservazioni della figlia. Alle 6.30 di mattina era a L’Avana pronta per prendere l’aereo. Il dottor Rafael non fu sorpreso invece: è giunto una settimana dopo i suoi colleghi, quando gli ospedali scoppiavano per il numero dei feriti e la stanchezza dei medici cubani che lottavano dallo stesso 12 gennaio, era al limite. Per lui era un giorno di lavoro normale nell’ospedale ortopedico Fructuoso Rodríguez, ma lo avvisarono che partiva rapidamente per Haiti... Le storie che seguono per Rafael, come per Frias e Ana non sono state ancora scritte, ma sono state vissute con puro coraggio in punta di bisturi.

QUI SIAMO TUTTI IMPORTANTI

Il dottor Orlando Frías Valdés non si da arie perchè è un famoso chirurgo  e conversando con lui ha precisato una massima prima di narrare qualsiasi tragedia vissuta qui. “Sai qual’è la cosa più importante che porto con me da Haiti? La possibilità di rendermi conto che nessuna persona è più importante di altre. In situazioni catastrofiche tutti siamo uguali, dal miglior specialista alla cuoca giunta da pochi giorni e che ci ha salvato la vita”. Così comincia il dialogo con questo chirurgo che non ha smesso di operare da quando è giunto in Haiti. “Siamo arrivati 24 ore dopo il terremoto e siamo andati rapidamente al primo ospedale da campo montato. Alle cinque del pomeriggio ho cominciato ad operare e nelle prime ore ero terrorizzato come mai”. A quasi due mesi dopo il terremoto, il dottor Frias non dimentica il suo primo caso. “Era un bambino di cinque anni e gli dovemmo amputare un braccio”.Fu il peggior ricevimento per questo medico. Era infernale, operavamo in una tenda di sette metri quadrati e avevamo haitiani sdraiati ai nostri piedi che ci tiravano per i camici... se toglievamo uno dalla barella, i familiari ne portavano altri quattro e quel che ci intimoriva era che non c’era nessuno per far ordine. La sola luce del posto era nella tenda dove si operava e una dottoressa la portarono  in braccio per farle curare un paziente. Quel giorno si lavorò sino alle cinque della mattina dopo. Poi riposammo tre ore e conciammo di nuovo sino alle due della mattina dopo. Ci fu anche un’operazione di un torace, lunga e difficile ed il paziente si salvò.  Qui ho dovuto amputare quello che non ho mai amputato in vita mia, da chirurgo ed è molto triste”. “Le cose sono cambiate, è passata l’emergenza, ma il lavoro è sempre duro nella sala operatoria, dato che gli ospedali sono crollati e l’urgenza ricade su di noi. Ci giungono traumi per incidenti, ferite per sparatorie e armi bianche, perforazioni intestinali per febbre tifoidea... ogni giorno sono circa 50 casi di chirurgia e le operazioni sono almeno cinque”.

SENZA IL TEMPO PER SENSIBILIZZARTI

La dottoressa Ana María Machado sostiene che la diceria che ci sono poche donne laureate in ortopedia è un falso tabù. “È un lavoro come gli altri. È vero che siamo più forza, ma si può fare. Qui ho lavorato al pari con gli uomini”, e se lo dice lei, la sola donna ortopedica della brigata medica cubana qui, non si può fare altro che crederle.  Questa è la terza volta in cui Ana Maria assiste le vittime dei terremoti. “Nulla si può paragonare alla tragedia di Haiti, dice, con la sua esperienza  sofferta sulla pelle, dopo i disastri. Si deve viverli per crederlo, e lei è membro della  Brigata Henry Reeve dalla fondazione. “Prima diventavo nervosa, ma ora quando sento parlare di un disastro so che posso stare lì in qualsiasi momento. Quando sono giunta all’Annesso, 24 ore dopo il terremoto, mi sono dedicata ai bambini. Avevamo tre tavoli chirurgici e uno era destinato ai bambini. È molto difficile vedere come un bambino perde una gamba...molti erano mutilati. A Cuba sono rare le amputazioni in un bambino, le più frequenti sono per tumori, ma traumatiche non ne avevamo mai visto. Questo ti rende più sensibile, ma qui non c’era nemmeno il tempo per sensibilizzarsi, perchè era in pericolo la vita del piccolo”. Ana Maria assiste sempre i bambini, vittime del terremoto ed oggi vedrà  Mackendi, quel bambino che ha perso tutta la famiglia, che ha una gamba fratturata, e che non vuole allontanarsi dai medici cubani, anche quando sarà guarito perchè non avrà nessuno che lo curerà come loro... Questi sono i dolori che hanno segnato questa cubana che non perde un secondo per andare a curare.

HO OPERATO PIÙ QUI CHE IN UN ANNO IN CUBA

Nel mezzo della tragedia il dottor Rafael Roque pensa, anche, di fare scienza.  “Quando torno a Cuba farò un riassunto delle esperienze vissute e desidero trasmettere ai colleghi che non sono stati qui la grandezza del disastro di Haiti, come lo abbiamo vissuto, come lo abbiamo affrontato, come ci hanno trattato”. Chissà che nel prossimo Congresso di Ortopedia e Traumatologia  si sentirà la sua voce. “Questo ospedale era crollato e non si poteva neanche camminare. Erano molte le persone che aspettavano d’essere assistite e abbiamo abilitato la caffetteria dell’aerea chirurgica, per operare. Abbiamo fatto anche 30 operazioni al giorno. Qui ho operato più che in un anno in Cuba”.  Rafal ha anche lui il suo ricordo più drammatico.  “Era la mamma di un giovane haitiano laureato in Cuba. La portò a Delmas perchè la curassero i medici cubani. Quella notte, verso mezzanotte, le dovevo fare la medicazione  al moncone, sotto il ginocchio, ma l’infezione era già sotto la punta del gluteo e abbiamo dovuto consultare il figlio, perchè si doveva amputare per salvarle la vita...”

 

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Ai medici cubani

di DANNY RIVERA

I medici cubani e la loro opera umanitaria in Haiti, hanno dato al mondo un degno esempio di dedizione fraterna, generosità umana ed alta professionalità, con una grande esperienza in medicina  e puro amore per il prossimo, azioni che vanno ammirate e divulgate da tutti i media di comunicazione del pianeta,  anche se questi medici non lavorano per ricevere ringraziamenti, indubbiamente questi sono la loro sola ricompensa. Il regalo del servizio che questi angeli della medicina stanno offrendo al popolo di Haiti viene occultato dai media di comunicazione internazionale, che cercano di non far conoscere questa grande dignità spirituale ed umanista, che non si può nascondere dietro l’avarizia ed il morboso egoismo dei grandi consorzi e degli organismi mediatici che sono al servizio della malvagità politica.  Il sorriso di un bambino, una madre che ringrazia, un popolo tormentato che sa chi è l’amico sincero che gli offre la sua mano franca, è come un sole umano che giunge in soccorso, con l’energia del vero sentimento d’amore e rispetto. Tutto questo annulla l’atteggiamento indifferente dei media della notizia, perchè l’azione dei medici cubani è pura e sta al disopra del male ed elimina con il suo carico d’amore, così forte che porta e trasmette i felici ringraziamenti di chi lo riceve. Gli haitiani vedono i fatti, che provano che i medici cubani sono lì per curarli, per riscattarli dalle sofferenze senza armi per uccidere, ma con  strumenti d’amore fraterno e conoscenza efficiente, per rendere loro la fiducia, il sorriso e la speranza, perchè questi medici sono venuti per curare le ferite fisiche e spirituali. Questo grande lavoro dei medici cubani in Haiti si svolgere già da decenni nel paese ed anche  nel mondo intero, là dov’è stato richiesto. Questo sacerdozio della medicina rivendica la professione del medico, che in questi tempi si pratica con il desiderio di grandi guadagni economici, unicamente trasformando il servizio nell’affare della medicina, in cui i pazienti sono trattati come cifre e numeri e si usurpa l’essenza del servizio che dev’essere e si deve offrire: la professione della medicina. Con questo gesto eroico i medici cubani salvano ed elevano la loro professione sul piedestallo vero del servizio cristiano e nello stesso tempo questa offerta d’amore pone in evidenza il falso umanesimo di coloro che sono giunti in Haiti  con armi e carri armati, come se il popolo haitiano avesse dichiarato una guerra.  Guardare le scene degli arrivi dei marines armati sino ai denti, con l’arsenale dell’esercito degli USA, che giungevano in un paese devastato da un terremoto, con atteggiamento da guerrieri e vedere i caschi blu della ONU scontrarsi contro la popolazione disorientata, che cercava riparo, aiuto e comprensione, contrasta con l’agenda d’azione immediata e senza ritardi, per salvare vite umane, dei soccoritori venezuelani, cileni, cubani, del Nicaragua e di altre nazioni.  Le scene dell’arrivo dei marines ci hanno confuso molto, perchè ci chiediamo: dov’erano l’amore e la forza mentale e persuasiva nell’affrontare il popolo con la destrezza del potere mentale e spirituale dell’amore e della parola certa e convincente, per controllare la popolazione che soffre e vive in stato di  disperazione, spogliata di tutto e coperta di miseria? È evidente che gli haitiani sono disperati, ma con le armi da fuoco non si cura, non si risana, e non si convince nessuno di coloro che sono giunti  nel territorio devastato con intenzioni oneste, buone ed umanitarie.  Le mani sincere degli amici, dei medici cubani e degli altri paesi, che sono giunti il giorno dopo la catastrofe e che, spalla a spalla, senza l’affanno del protagonismo, si sono dedicate al servizio del prossimo, riceveranno per molte generazioni della storia umana, amore, perchè, come dice la famosa frase, l’amore si paga con amore. Poveri coloro che con la loro “bontà bellica” vogliono e cercano d’essere riconosciuti! Avranno la ricompensa nel modo e nella forma che hanno imposto.  È buono che i dimenticati, i respinti dalla stampa venduta ai più meschini interessi, siano ricordati, e sono i medici cubani ed il resto dei medici di differenti paesi che si sono uniti con la stessa intenzione: porre in pratica prima di tutto l’amore sacro per il proprio simile, come  protagonisti di gesta della medicina mondiale senza precedenti nella storia umana.  Li ricorderemo con l’estensione e la scienza del potere dell’amore buono, come  medici che rappresentano  la scienza umanista al servizio dei diseredati e dei poveri della terra: loro mettono in pratica  le parole cristiane che gli ultimi saranno i primi!

(Questo testo è stato inviato a Granma dal noto cantautore portoricano Danny Rivera, assieme alla registrazione di una canzone dedicata al popolo haitiano)

Inondazione delle zone basse del litorale della capitale. Il mare è giunto sino all’Hotel Presidente

Inondazioni delle coste sono state registrate nelle zone basse del litorale nord, comprendendo  il Malecon  della capitale. Gli specialisti del Centro dei Pronostici dell’Istituto di Meteorologia, hanno spiegato che il fenomeno – che sta lentamente migliorando - era associato alle forti mareggiate, con ondate superiori ai tre metri e alla persistenza di venti di 35 – 40 Km. l’ora, associati a raffiche di 72 Km, registrate nella stazione di Casablanca. Durante un percorso del quartiere centrale del Vedado, si ossrvava come, in Avenida de los Presidentes  l’indondazione aveva  superato l’angolo di Calzada, dove si trova l’Hotel Presidente e giungeva sino a Calle 5ª ed in tutte le strade circostanti.  I veicoli, molti statali e altri noleggiati ai turtisti, erano nell’acqua di mare sino alle portiere, perchè non li avevano portati in zone più sicure opportunamente.    Alcuni altri punti inondati si sono visti in Centro Habana, L’Avana Vecchia, L’Avana dell’est e Playa ed hanno provocato commenti da parte dei cittadini che reclamano maggiori  meccanismi d’avviso per la popolazione, più efficaci, oltre alle allerte date nei telegiornali,  nei radiogiornalie con altri sistemi .

CONCORSO INTERNAZIONALE "TINA TRA NOI"


E' indetto un  concorso internazionale denominato "Tina tra noi" dalla  biblioteca municipale Tina Modotti, della
 Habana del Este  (Alamar), da artisti della località e dagli scrittori Adys Cupull e Froilán González,  per cittadini italiani, spagnoli e messicani amici di Cuba che sono invitati  a riflettere su questo  insigne personaggio tramite scritti (racconto), poesie, o attraverso opere plastiche (ceramica), incisione, intagli in legno, fotografa e pittura. Le opere dovranno essere consegnate alla  biblioteca Tina Modotti, sita  en calle 162 D, Número 333, Zona 1,  Alamar. Teléfono: 765 0204  y  765 64 79. Il termine di ammissione delle opere è fissato per  il 31 di Luglio del 2011.  I risultati saranno resi noti nella prima quindicina di agosto, mese nel quale avrà luogo la premiazione nella biblioteca che porta il nome di Tina.
Le opere premiate saranno incorporate alla biblioteca come parte della memoria collettiva permanente che  è resa alla figura di Tina Modotti.

Maggiori informazioni possono essere richieste chiamando  i telefoni di Avana 7650204 e 7656479 o per e-mail a: 
ccastro@enet.cu


Omaggio del Primo Ministro di Granada all’Eroe Nazionale José Martí

 

Thillman Thomas, Primo Ministro di Granada, che si trova in visita ufficiale nel nostro paese, ha ieri reso omaggio all’Apostolo José Martí. Accompagnato dal Viceministro delle Relazioni Estere, José Ramón Cabañas, Thomas ha collocato un’offerta floreale di fronte al monumento al nostro Eroe Nazionale, che si erge nella Piazza della Rivoluzione nella capitale. La delegazione di Granada ha visitato il Memoriale dedicato all’illustre patriota cubano, ed ha discusso della sua feconda opera e vita dedicata alla causa cubana e che lui chiamò Nuestra America. Ore prima, al suo arrivo all’Isola, il Premier aveva espresso la sua fiducia nel fatto che la sua visita avrebbe contribuito “al rafforzamento delle relazioni tra entrambi i paesi”, e permesso “di analizzare le sfere nelle quali abbiamo ricevuto assistenza durante gli anni, e di cercare vie per avanzare e migliorare la collaborazione ricevuta”. Nelle sue dichiarazioni alla stampa, Thomas ha aggiunto che spera, durante la sua permanenza, di contribuire al “rafforzamento della cooperazione regionale ed emisferica”, ambito nel quale ha esaltato l’aiuto offerto da Cuba alla maggior parte dei Paesi dei Caraibi.

 

Instaurato il Foro contro le basi USA in America Latina

Nell’ Università di Scienze Pedagogiche di Sancti Spíritus è stata creata una Base di Pace, uno spazio di riflessione e denuncia contro le sette basi militari statunitensi in Colombia, riporta Prensa Latina. Questa iniziativa del presidente del Venezuela, Hugo Chávez, è uno spazio di scambi di idee tra studenti di differenti nazioni, ha spiegato  Astrid Rodríguez, membro della missione diplomatica della nazione sudamericana nell’Isola. Astrid ha precisato che questa è una risposta dei venezuelani e dei cubani alle minacce  di un’invasione imperialista contro le nazioni dell’America Latina dove esistono basi statunitensi.  Questa è la 4ª Base di Pace aperta in Cuba. Questo movimento è iniziato il 24 settembre scorso, quando nella sede diplomatica del Venezuela nella capitale cubana è stato aperto il primo di questi Forum.  La Rodríguez ha commentato che le basi degli USA, create recentemente in Colombia, hanno l’obiettivo di ostacolare lo sforzo d’integrazione  dell’America Latina e di bloccare i passi avanti dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America.


Personalità degli USA chiedono i visti per le mogli dei Cinque

La consegna dei visti alle mogli di due dei Cinque cubani reclusi negli Stati Uniti dal 1998 è stata sollecitata al governo del  presidente Barack Obama da 14 personalità di questo paese. Nel testo inviato ad  Hillary Clinton, segretaria di Stato ed a Janet Napolitano, segretaria del Dipartimento di Sicurezza Interna, i sollecitanti hanno domandato la consegna dei visti per Olga Salanueva e Adriana Pérez, mogli di René González e Gerardo Hernández, rispettivamente. Tra i firmatari del  documento figurano Noam Chomsky, noto linguista, filosofo, attivista ed analista politico; Michael Parenti, storiografo ed intellettuale marxista; Gayle McLaughlin, sindachessa di Richmond; Esteban Torres, ex congressista, e l’attore Danny Glover, con Alice Walker, scrittrice e poetessa; Angela Davis, professoressa di storia dell’ Università di Santa Cruz, in California; Wayne Smith, ex capo della Sezione d’ Interesse degli Stati Uniti in Cuba; Yury Kochiyama, attivista per i diritti  civili tra gli altri. Da dieci anni l’amministrazione nordamericana nega ad Olga e Adriana il permesso d’entrata negli USA, quando l’unico obiettivo è visitare nelle prigioni i loro mariti che stanno scontando 15 anni di reclusione (René) e doppio ergastolo più 15 anni (Gerardo), informa l’agenzia Prensa Latina. René, Gerardo, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Fernando González sono stati condannati a smisurate pene per essersi infiltrati nelle organizzazioni della destra d’origine cubana in Florida, per avvisare l’Isola delle azioni terroristiche che organizzavano.  Il 15 luglio del 2009, il Dipartimento di Stato ha negato ad Adriana, per la decima volta il visto e ad Olga lo hanno negato il 18 dicembre.  Alla fine del 2009, sono stati risentenziati con condanne minori  Ramón (a 30 anni ), Tony (21 anni e 10 mesi) e Fernando (17 anni e 9  mesi); mentre  Gerardo e René sono stati esclusi arbitrariamente dal processo. Nel giugno del 2009, la Corte Suprema degli USA aveva annunciato senza dare spiegazioni la decisione di non rivedere il caso dei Cinque combattenti antiterroristi cubani.  I firmatari del messaggio sono membri della Commissione Internazionale di Diritto alle visite familiari, integrato da 70 note figure di 27 paesi, ha informato un comunicato del Comitato Internazionale per la libertà dei Cinque. 

 

  RINNOVO DELLE QUOTE 2010

Si ricorda a tutti gli iscritti della nostra associazione che è in corso il rinnovo per l'anno 2010.
QUOTE ASSOCIATIVE ANNO 2010

studenti

euro  15,00
socio ordinario euro  20,00
socio sostenitore euro  50,00
socio vitalizio  euro 200,00

La quota può essere regolarizzata effettuando un bonifico bancario a favore di: ASSOCIAZIONE SIPORCUBA.IT

C/C BANCARIO n° 070179449

IBAN:     IT10V0101503203000070179449

Circola nella ONU una nuova condanna al blocco contro Cuba

di  Victor M. Carriba  

Una dichiarazione approvata dal recente Vertice dell’Unità dell’America Latina e dei Caraibi, di condanna del blocco degli Stati Uniti contro Cuba, ha cominciato a circolare  a Ginevra come documento ufficiale delle Nazioni Unite.  Il testo è stato consegnato al segretario generale della ONU, Ban Ki-Moon, dal rappresentante permanente di Cuba presso l’Organizzazione mondiale, Pedro Núñez Mosquera, per la sua distribuzione tra i paesi membri.  La dichiarazione sulla necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti d’America contro Cuba è stata approvata dalla Conferenza svolta nella Riviera Maya, in Messico, dal 21 al 23 febbraio scorso.  Il documento respinge le misure economiche coercitive unilaterali applicate per motivi politici contro paesi sovrani e segnala che queste restrizioni danneggiano il benessere dei popoli e sono concepite per impedire l’esercizio del diritto di decisione per propria volontà, dei propri sistemi politici, economici  e sociali. Il testo inoltre condanna l’applicazione delle leggi e misure contrarie al diritto internazionale, come la detta  Helms-Burton, ed esorta  il governo degli USA a porre fine alla sua applicazione. Il Vertice ha reclamato da Washington  che rispetti le successive risoluzioni della Assemblea Generale della ONU e ponga fine al blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba, che causa danni  fortissimi e ingiustificabili, danneggia il benessere del popolo cubano, la pace  e la convivenza tra le nazioni americane.


L’ULTIMO INCONTRO CON LULA

L'ho conosciuto a Managua nel luglio del 1980, 30 anni fa, durante la commemorazione del primo anniversario della Rivoluzione Sandinista, grazie ai miei contatti con i sostenitori della Teologia della Liberazione, iniziati nel 1971 quando visitai in Cile il presidente Allende.  Frei Betto mi aveva spiegato chi era Lula, un leader operaio in cui i cristiani di sinistra avevano depositato da tempo le loro speranze.  Si trattava di un umile operaio dell'industria metallurgica che si distaccava nel sindacato per la sua intelligenza ed il suo prestigio, in quella grande nazione che emergeva dalle tenebre della dittatura militare imposta dall'impero yankee negli anni '60.  I rapporti del Brasile con Cuba erano state eccellenti finché il potere dominante nell'emisfero li fece soccombere.  Sono dovuti passare decenni per tornare lentamente a quelli che sono oggi.  Ogni paese ha vissuto la sua storia. La nostra patria ha sopportato inusitate pressioni nelle incredibili fasi vissute dal 1959, nella sua lotta contro le aggressioni del più potente impero della storia.  Risulta per noi perciò d'enorme rilievo la riunione che si è appena svolta a Cancun e la decisione di creare una Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi...

 

Chávez: le denuncie degli Stati Uniti e del giudice spagnolo sono un “complotto” contro il Venezuela

 

Il Presidente venezuelano, Hugo Chávez ha bollato le denunce contro il Venezuela degli Stati Uniti e di un giudice dell’Udienza Nazionale Spagnola, come parte di un “complotto” che orchestra “l’imperio yankee” contro il Governo di Caracas. “È come un complotto, si mettono d’accordo: in Spagna la reale udienza, e a Washington. Ciò indica che non è casuale, è un complotto e dietro c’è l’impero yankee”, ha spiegato Chávez ai giornalisti a Montevideo, Uruguay. Il Capo di Stato ha espresso che “rispondiamo fin da qui con allegria, fervore patriottico, con unità. Non ci fa ne cado ne freddo ciò che l’imperio fa contro di noi”. Le due accuse realizzate oggi segnalano che il Governo venezuelano aiuta presumibilmente gruppi guerriglieri colombiani legati al narcotraffico, d’accordo con un rapporto del Dipartimento di Stato nordamericano, e collabora con il gruppo separatista vasco ETA e la guerriglia colombiana della FARC, per attentare in territorio spagnolo alle personalità colombiane, tra le quali il Presidente Álvaro Uribe, stando al magistrato Eloy Velasco, dell’Udienza Nazionale, principale istituzione penale spagnola. Da parte sua, il Ministero degli Esteri venezuelano, in un comunicato, ha manifestato che il giudice spagnolo “ha reso segnalazioni inaccettabili, di natura e motivazione politica sul Governo venezuelano”. Stando a PL l’articolo segnala che ci si riferisce ad un cittadino spagnolo – il presunto membro dell’ETA Arturo Cubillas – che risiede in Venezuela dal maggio del 1989, prodotto degli accordi raggiunti dall’allora presidente Carlos Andrés Pérez, e dal suo corrispettivo spagnolo, Felipe González. Per il Ministro degli Esteri, sorprende che riferendosi all’individuo non si citino i nomi dei mandatari coinvolti nell’accordo ma bensì quello di Hugo Chávez, che ha assunto l’incarico di presidente un decennio dopo il suddetto patto.

Los Van Van contro l’intolleranza

di PEDRO DE LA HOZ

Per più di due ore Los Van Van hanno fatto ballare e divertire il pubblico che ha strariempito, domenica 30 gennaio, il James L. Knight Center, di Miami. E non è stata solo  una cosa  tra cubani: latini immigrati, nati negli USA e non pochi nordamericani, hanno fatto tremare i corridoi al ritmo di questo treno delle Antille, il cui leader da sempre è Juan Formell.   Tutti sapevano che questo gruppo è molto rispettato ed apprezzato, dopo 40 anni ininterrotti di apporti alla musica popolare ballabile. Il successo ha superato la voce dell’intransigenza e dell’intolleranza in una città che risponde più al patron di una repubblica delle banane che ad un civile luogo del primo mondo. 200 persone circa, gli stessi che applaudono  le azioni di terrorismo contro il loro paese d’origine, che hanno triturato i  dischi del colombiano Juanes  e che contribuito alla frode del millennio per far eleggere Bush jr alla presidenza, hanno proferito insulti ai membri dell’orchestra cubana ed hanno offeso chi si stava divertendo. Non ci si poteva aspettare altro da questo gruppaccio, da quando, il congressista Lincoln Díaz-Balart, prima del concerto, aveva chiesto alla Casa Bianca di proibire il concerto e l’entrata dei musicisti negli Stati Uniti.  Ma pochi giorni prima d’iniziare questa tappa negli USA, a Cayo Hueso, un cubano residente ha scritto: “Una notte rara e indimenticabile... Abbiamo celebrato l’anniversario della nascita di Martí vicino alle strade che lui percorse  qui, in questo Cayo, per organizzare la Rivoluzione. Non si può immaginare l’emozione: Martí e Los Van Van! L’allegria di Cuba e l’Eroe di tutti i cubani nella stessa piazza. Per la prima volta si è respirata la vera aria di Cuba in  questi luoghi. Grazie a Los Van Van da tutti noi cubani che viviamo in Florida,  che amiamo Cuba e Martí e che non abbiamo niente a che spartire con i Lincoln Díaz-Balart che odiano Formell e la sua magnifica orchestra per il piacere d’odiare, o perchè vivono dell’ affare di maledire il paese dove sono nati e che in realtà non conoscono affatto. Non tutti siamo Díaz-Balart, e l’allegria di questa notte lo conferma".

Miguel Bosé giudica il blocco contro Cuba come la tortura

 

Lunedì a Madrid, il cantante spagnolo Miguel Bosé ha considerato una tortura il blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba ed ha augurato la bancarotta a chi, nella potenza statunitense, si è approfittato di quella politica ostile. Durante la presentazione di Cardio, la sua più recente produzione discografica, il carismatico musicista ha considerato che, anche se il Governo di Barack Obama rifiuta di ricorrere a tale strumento, il blocco di 50’anni imposto all’Isola, si classifica proprio come tortura. In un’affollata conferenza stampa, Bosé si è riferito, tra gli altri temi, al successo del concerto di Pace senza Frontiere celebrato all’Avana lo scorso settembre, organizzato dal rocker colombiano Juanes, e del quale è stato uno dei principali sostenitori. Rispetto al memorabile incontro nella storica Plaza de la Revolución della capitale cubana ha ricordato che ha generato molte minacce, in allusione alle intimidazioni provenienti da un settore minoritario della comunità cubano-americana a Miami. Quei fatti sono rimasti in Júrame, uno dei temi di Cardio, registrato settimane prima di quel 20 settembre del 2009 e che, come ha detto l’artista, è un ritratto della lealtà che si giurarono lui e Juanes per non cadere di fronte a quelle pressioni. L’autore di famose canzoni, come Amante bandito, o Sevilla, ha sottolineato che la seconda edizione di Pace senza Frontiere ha disposto del bene placido delle autorità statunitense e della nazione delle Antille.  Nessuno dei due Governi è mai venuto meno alla sua parola, né ha rotto una promessa, ha ricordato l’artista, dopo aver criticato il comportamento della prima generazione della comunità cubana radicata negli Stati Uniti. A suo giudizio, della polemica si sono approfittati quelli che godono del potere di pressione in tale comunità e che sperano che il blocco non termini mai. Bosé ha augurato loro il fallimento dei loro business al venir meno delle sanzioni contro Cuba, possibilità che, prevede lui, è aperta e probabile. Bosé ha anche approfittato per denunciare la campagna mediatica in corso contro l’attore spagnolo Guillermo Toledo che, ha assicurato, è stato maltrattato da una parte della politica dopo le sue dichiarazioni a favore di Cuba successivamente alla morte di Zapata. Il cantautore ha spiegato che, anche se non possiede tutti gli elementi del caso del contro-rivoluzionario e non conosce neppure di persona Toledo, l’attore gli è sempre parso una persona lucida e ponderata.

La Fiera del Libro evidenzia i valori in Cuba

di Marta Cabrales  

Il ministro cubano di Cultura, Abel Prieto, ha affermato che quel che si è visto nel paese durante  la XIX Fiera Internazionale del Libro evidenzia i valori difesi nella società cubana.  Alla chiusura dell’evento dopo 28 giorni d’intensa dinamica culturale, il titolare di cultura ha detto di sentirsi soddisfatto con le giornate vissute, dove al cittadino sono state offerte opzioni per il suo spirito, al di là del materiale, con molti incontri tra autori e lettori.  Abel Prieto ha apprezzato come molto positivo l’acquisto  per le biblioteche, dei fondi per le collezioni e la commemorazione dei primi 10 anni delle edizioni territoriali, con la premessa di riflettere sui problemi pendenti. Zuleika Romay, presidentessa dell’Istituto Cubano del Libro, ha informato che le persone che hanno visitato la Fiera sono state due milioni e 600 mila circa e che una quantità simile di libri è stata acquistata, con un totale superiore all’anno precedente.  “È stata importante la presenza di sei Premi Nazionali della Letteratura e due di Scienze Sociali,  esponenti della miglior cultura cubana. I modici prezzi dei libri  hanno favorito l’acquisto per un pubblico dove dominano i bambini ed   i giovani, le famiglie ed i gruppi studenteschi”, ha detto ancora Zuleika Romay, richiamando l’attenzione sui circa 30 titoli di letteratura sovietica e russa posti in circolazione assieme ad una vasta programmazione artistica e alle mostre di cinema contemporaneo di questa nazione europea. La prossima edizione del 2011  sarà dedicata alla cultura dell’ALBA.

Comitato Italiano per la Liberazione dei Cinque

di Gioia Minuti

Nella sede dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), è stato presentato un Calendario del 2010, che presenta sinteticamente, ma con molta efficacia e qualità, gli aspetti essenziali del caso dei Cinque antiterroristi:  Antonio, Fernando, Gerardo, Ramón e René.  Roberto Rodríguez, funzionario della Direzione d’Europa dell’ICAP, ha ricordato ai numerosi presenti - cubani ed italiani – le origini del Comitato per la Liberazione dei Cinque Eroi, in Italia e le attività svolte in appoggio a questi Patrioti dalla sua creazione, sottolineando le iniziative future ed il coordinamento di una campagna con l’obiettivo di unire tutte le organizzazioni di solidarietà con Cuba che operano in Italia.  La creazione di un canale televisivo, ha detto Franco Forconi, coordinatore del Comitato, contribuisce a rompere il silenzio su questo caso, silenzio imposto dai grandi media internazionali. Franco Forconi ha presentato il nuovo calendario a colori, ringraziando la tipografia ed i tecnici che ne hanno permesso l’edizione, ed ha sostenuto  che questo: “È uno sforzo fatto per permettere la diffusione della storia di Cinque Uomini degni che sono reclusi da più di undici anni per aver ostacolato l’attuazione di azioni criminali di terrorismo – organizzate dalla Florida – contro la loro Patria ed i loro compatrioti”.   In Italia – dove si vive un periodo molto difficile per la mancanza  di presenza delle sinistre nei Parlamenti, con tutte le conseguenze, anche economiche del caso – sono state distribuite circa 10.000 copie del calendario  ed ugualmente si diffonderà la raccolta degli articoli di Ricardo Alarcón de Quesada  - scritti per Counter Punch – riuniti  in un volume con il titolo originale “La storia mai raccontata”.   Il Comitato Italiano per la Liberazione dei Cinque, inoltre, sta lavorando tra la Comunità degli italiani residenti negli Stati Uniti  per fomentare l’influenza sull’opinione pubblica nel caso della liberazione dei Cinque. Hanno partecipato all’incontro diversi familiari dei Cinque, Aleida Guevara, figlia di Ernesto Che Guavara, Giustino di Celmo, Vando Martinelli, amici e membri della solidarietà italiana.  


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