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212.000 morti accertati in Haiti

di Daniel Lozano 

“Tutto questo ha una dimensione inconcepibile”. Ed è così! Il capo civile della missione delle Nazioni Unite in Haiti, il cileno Edmond Mulet, ha riassunto in due parole quello che noi giornalisti cerchiamo di dettagliare usandone centinaia. Mentre le scavatrici lavorano lentamente tra migliaia di tonnellate di macerie, una minima parte di quel che è crollato,  si sommano i morti della più grande catastrofe naturale dal tsunami del 2004. Il  primo ministro , Jean-Max Bellerive, è incaricato di comunicare queste cifre: 212.000 vittime è il totale di sabato  6 e poi le solite frasi. “Non sono sommati i morti seppelliti direttamente dalle famiglie, quelli bruciati per evitare epidemie e soprattutto le migliaia ancora sotto le macerie.  Nel mondo dei vivi sono più di 300.000 i feriti che necessitano assistenza sanitaria e di loro 4.000 sono amputati.  E  1.100.000, quelli rimasti senza casa dopo la catastrofe. Tutti dormono negli accampamenti dei senzatetto o ai piedi di quella che era la loro casa.  Il governo parla di due milioni, sommando chi non aveva casa anche prima del terremoto. Questa è l’Haiti che ha incontrato Bill Clinton, ex presidente degli USA, dopo aver accettato l’incarico d’inviato speciale della ONU. “Questo è uno dei peggiori disastri mai visti”, ha confermato, e questa è la ricetta che ha trasmesso al presidente Preval e a Mulet: “Che Haiti habbia una sua propria economia”, e “Conseguire più fondi.” Clinton è atterrato con l’idea di tappare i  buchi nel lavoro della comunità internazionale e con il compito d’incontrare altri fondi per il programma “Cibo per lavoro”, grazie al quale si remunerano, con cinque dollari al giorno, 3.200 haitiani impegnati a sgombrare e sistemare infrastrutture danneggiate. “Il compito di Clinton è enorme”, ha detto chiaramente Ban Ki-moon, chiedendogli d’essere il coordinatore della pioggia di aiuti internazionali. “Un’opportunità storica! È giunto il tempo di guidare i principi di una miglior ricostruzione”, ha detto ancora il segretario generale della ONU. Un altro membro delle Nazioni Unite, Cephas Lumina, ha criticato fortemente il Fondo Monetario Internazionale, che ha concesso ad Haiti un prestito di 114 milioni de dollari.  “Haiti ha necessità  urgente di aiuti senza condizioni e non di nuovi prestiti”, ha sottolineato questo specialista in debiti esteri e diritti umani.

Arrestati 10 statunitensi per il sequestro di 33 bambini di Haiti

Dieci cittadini degli Stati Uniti sono stati arrestati dalla polizia di Haiti mentre, nel caos lasciato dal terremoto, cercavano di  far uscire dal paese  33 bambini, per immetterli poi in un possibile circuito di adozioni illegali, hanno informato le autorità, sabato 30. Il gruppo, formato da cinque uomini e cinque donne, è stato intercettato la notte di venerdì 29 a Malpasse, il principale passaggio di frontiera di Haiti con la Repubblica Dominicana. Gli statunitensi non avevano documenti che potessero dimostrare che per i 33 bambini tra i 2 e i 12 anni era iniziato un regolare processo d’adozione.  Una delle arrestate ha detto d’appartenere all’organizziamone chiamata  “New Life Children’s Refuge”, con sede nello Stato nordamericano dell’Idaho, ed ha  negato d’aver commessa alcun delitto. Il Ministro di Haiti ai Temi Sociali, Yves Cristalin, ha dichiarato invece che il fatto è assolutamente al di fuori della legge.  “Nessun bambino haitiano  può uscire da Haiti senza regolare autorizzazione  e queste persone non avevano autorizzazioni alcune”, ha precisato. Dopo il terremoto del 12 gennaio le autorità hanno bloccato gran parte delle adozioni per evitare che i bambini siano portai fuori dal paese in modo irregolare.

HAITI: A Leoganne è nato un bambino: lo hanno chiamato Fidel

di Enrique Torres, inviato speciale   

Nella sala parto dell’ospedale da campo cubano, a Leoganne, si è sentito il pianto di una neonato venuto al mondo sano e salvo e sua madre non ci ha pensato due volte: “Si chiamerà Fidel!”, ha detto. È che Clotilde, la mamma, è una delle tante persone che esprimono eterna gratitudine per gli aiuti ricevuti dall’Isola che non sono circoscritti alle conseguenze del terribile terremoto che ha devastato Port au Prince, ma datano da dieci anni. Il piccolo Fidel è nato il 30 gennaio nelle mani del dottor Rodez Montumaire, medico haitiano laureato in Cuba, che frequenta il terzo anno di specializzazione di ginecologia e ostetricia nell’ospedale clinico-chirurgico di Santiago di Cuba. Tre settimana fa, quando  il terremoto ha scatenato un’ondata di panico nel paese, Clotilde non immaginava che avrebbe partorito poco dopo in una delle tende da campo poste dai cubani per soccorrere le vittime, e tanto meno che sarebbe stato un suo conterraneo, il dott. Montumaire a ricevere il piccolo, un medico che ha stabilito vincoli tali con l’Isola cubana  da sceglierla per vivere. “A Santiago  studio, ma ho anche una moglie, Idelsis Machado, e due figli,  Carlos  e Liss Marian”, ha detto. “Qui a Leoganna nascono sette, otto bambini al giorno e non importa l’ora: ovviamente siamo sempre qui!”  L’ospedale di Leoganna all’inizio ha cominciato a prestare assistenza con possibilità limitate, ma ora oltre alla sala parto e la terapia intensiva, conta sul servizio d’urgenza, radiologia, ultrasuoni, sala di sterilizzazione,  sala operatoria, assistenza pre e post operatoria,  laboratorio clinico ed una sala per ricoverare adulti e bambini e dove attualmente ci sono circa 100 pazienti. Inoltre dispone di una sala di recupero fisico e di un centro per la lotta contro i vettori. Questo lavoro viene svolto da studenti di medicina e medici haitiani laureati in Cuba. In questo ospedale - Leoganne è una delle città più colpite dal terremoto -  sono assistite ogni giorno circa mille persone.  

CNN: non essere bugiarda!

di Rosa C. Báez

I medici cubani giunsero ad Haiti e lavorano in dieci province di questo paese dagli uragani del ’98. Molti anni fa, in quell’epoca felice della mia infanzia senza video o giochi elettronici, una radio cubana trasmetteva un programma per bambini, diretto e presentato da chi sarebbe divenuto poi un mio indimenticabile amico: Manuel Rodríguez Lara, lo “Zio Lara”  che era la delizia dei bambini della mia generazione, con il suo altrettanto indimenticabile “compagno”, l’anatroccolo Pascualito. Lo Zio Lara ripeteva sempre ai suoi giovani ascoltatori, sottolineando qualcosa che i bambini non dovevano mai fare: “Bugie con lo Zio Lara, no!”, e quell’ammonizione c’insegnava più di molte sgridate paterne. Quella farse che mi ha accompagnato per tutta la vita, mi è venuta in mente quando la notte del 3 febbraio la televisione di Cuba ha trasmesso nel telegiornale un video dove si provava – ancora una volta – un’elaborazione mediatica della CNN, una attuazione che hanno seguito molte grandi catene internazionali dell’informazione. Il presidente Correa nel 2003 disse che la CNN “è una fattoria di manipolazioni”, e in quello stesso anno il direttore della Biblioteca Nazionale di Cuba, Eliades Acosta Matos, denunciò un “reportage pendente della CNN”, di fronte al tema dei molto mal chiamati “bibliotecari indipendenti”.  E anche se a volte non esiste altra scappatoia che ammettere la verità, come la presenza dei medici cubani in Haiti molto prima del terremoto, ci sono cose   veramente esagerate. TeleSur ha mostrato come nelle prime ore del terribile terremoto di Haiti, la CNN combinava foto di questa tragedia con immagini d’archivio di un terremoto avvenuto in Giappone, per dimostrare che aveva la primizia dell’informazione. Per chiudere bene, inoltre, la CNN aveva intervistato un medico cubano che orgogliosamente indossava una maglietta con il viso del Che, mentre il generatore di caratteri poneva la scritta “medico spagnolo”. Inoltre senza menzionare l’ospedale dove  era stato realizzato il reportage, che è gestito dai professionisti dell’Isola. Le menzogne della CNN sono facili da scoprire, più facili di quelle dell’anatroccolo Pascualito. La CNN sta facendo onore al suo nuovo slogan pubblicitario: “Go beyond borders”, andare a di là del frontiere...“CNN, non raccontate più bugie!”

 

 

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EXISTE HAITI?


Por FREI BETTO

 

Interesados en exhibir en Europa una colección de animales exóticos, a comienzos del siglo 19, dos franceses, los hermanos Eduardo y Julio Verreaux, viajaron a África del Sur. Aún no se había inventado la fotografía, y la única manera de saciar la curiosidad del público era, además del dibujo y la pintura, la taxidermia, disecar animales muertos, o llevarlos vivos a los zoológicos.

En el museo de la familia Verreaux los visitantes veían jirafas, elefantes, macacos y rinocerontes. Pero en ella no podía faltar un negro. Ambos hermanos aplicaron la taxidermia al cadáver de uno y lo expusieron, de pie, en un escaparate de París; tenía una lanza en una de sus manos y un escudo en la otra.

Al fracasar el museo los Verreaux vendieron la colección. Francesc Darder , veterinario catalán, primer director del zoológico de Barcelona, compró parte de la colección, incluido el africano. En 1916 abrió su propio museo en Banyoles, España.

En 1991 el médico haitiano Alphonse Arcelin visitó el Museo Darder. El negro reconoció al negro. Por primera vez aquel muerto mereció compasión. Indignado, Arcelin lo publicó a los cuatro vientos, en vísperas de los Juegos Olímpicos de Barcelona. E intentó que los países africanos sabotearan los Juegos. Incluso intervino el mismo Comité Olímpico a fin de que el cadáver fuera retirado del museo.

Terminadas las Olimpiadas, la población de Banyoles volvió sobre el tema. Muchos insistían en que la ciudad no debería desprenderse de una tradicional pieza de su patrimonio cultural. Pero Arcelin movilizó a gobiernos de países africanos, a la Organización para la Unidad Africana, y hasta Kofi Annam, por entonces secretario general de la ONU. Viéndose en situación delicada, el gobierno de Aznar decidió devolver el muerto a su tierra de origen. El negro fue descatalogado como pieza de museo y finalmente reconocido en su condición humana. Mereció un digno entierro en Botswana.

En mis tiempos en la revista “Realidade”, por los años 1960, escandalizó al Brasil un reportaje que en portada decía: “Existe el Piauí”. Fue una forma de llamar la atención de los brasileños hacia el estado más pobre del Brasil, ignorado por el poder y la opinión públicos.

El terremoto que arruinó Haití nos induce a preguntar: ¿Existe Haití? Hoy sí. Pero ¿y antes de ser asolado por el terremoto? ¿A quién le importaba la miseria de ese país? ¿Quién se preguntaba por qué el Brasil había enviado allá tropas a pedido de la ONU? Y ahora ¿será que la catástrofe -la más terrible que he presenciado a lo largo de mi vida- es mera culpa de los desajustes de la naturaleza? ¿o de Dios, que se mantiene silencioso ante el drama de miles de muertos, heridos y desamparados?

Colonizado por españoles y franceses, Haití conquistó su independencia en 1804, lo que le costó un duro castigo: los esclavistas europeos y estadounidenses lo mantuvieron sometido a un bloqueo comercial durante 60 años.

En la segunda mitad del siglo 19 e inicios del 20 Haití tuvo 20 gobernantes, 16 de los cuales fueron depuestos o asesinados. De 1915 a 1934 los Estados Unidos ocuparon Haití. En 1957 el médico François Duvalier, conocido como Papá Doc, se eligió presidente, instaló una cruel dictadura apoyada por los tonton macoutes (una guardia personal) y por los Estados Unidos. A partir de 1964 se convirtió en presidente vitalicio… Al morir en 1971 le sucedió su hijo Jean-Claude Duvalier, o Baby Doc, que gobernó hasta 1986, cuando se refugió en Francia.

Haití fue invadido por Francia en 1869, por España en 1871, por Inglaterra en 1877, por los Estados Unidos en 1914 y en 1915, permaneciendo hasta 1934, por los Estados Unidos de nuevo en 1969.

Las primeras elecciones democráticas tuvieron lugar en 1990; fue elegido el sacerdote Jean-Bertrand Aristide, cuyo gobierno fue decepcionante. Depuesto en 1991 por los militares, se refugió en los Estados Unidos. Regresó al poder en 1994, y en el 2004, acusado de corrupción y connivencia con Washington, se exilió en Sudáfrica. Aunque presidido hoy por René Preval, Haití está mantenido bajo tutela de la ONU y ahora, de hecho, ocupado por tropas usamericanas.

Para el Occidente ‘civilizado y cristiano’ Haití siempre ha sido un negro inerte en el escaparate, abandonado en su propia miseria. Por eso, los medios de comunicación de los blancos exhiben por primera vez los cuerpos destrozados por el terremoto. Nadie vio, ni por televisión ni en fotos, algo semejante en Nueva Orleans cuando fue destruida por el huracán o en el Iraq asolado por las bombas. Ni siquiera después del paso del tsunami en Indonesia.

Ahora Haití pesa sobre nuestra conciencia, hiere nuestra sensibilidad, nos arranca lágrimas de compasión, desafía nuestra impotencia. Porque sabemos que se arruinó, no sólo por causa del terremoto, sino sobre todo por la indiferencia de nuestra insolidaridad.

Otros países sufren movimientos sísmicos y no por eso son tantos los destrozos y las víctimas. A Haití hemos enviado ‘misiones de paz’, tropas de intervención, ayudas humanitarias; pero nunca proyectos de desarrollo sustentable.

Terminadas las ayudas de emergencia, ¿quién habrá de reconocer a Haití como nación soberana, independiente, con derecho a su autodeterminación? ¿Quién seguirá el ejemplo de la Dra. Zilda Arns, de enseñar al pueblo a ser sujeto multiplicador y emancipador de su propia historia?

CONTRO L'ARROGANZA DEGLI STATI UNITI

 

Puoi aiutare Cuba mandando una mail di protesta con una formula come questa:
" Respingo le accuse espresse dagli Stati Uniti, che indicano Cuba come paese patrocinatore di terrorismo e condanno le misure speciali che verranno applicate negli aeroporti ai suoi cittadini e a coloro che viaggeranno a Cuba". 

 

che va mandata a eurocentro@icap.cu con copia a  deuropa@icap.cu  con firma, indirizzo, età e professione.
 

A 20 GIORNI DAL TERREMOTO

di Leticia Martínez Hernández - Juvenal Balán (fotografo), inviati  speciali

Sono passati 20 giorni da quando il terribile terremoto ha devastato senza misericordia questa capitale e mentre molti partono verso i loro tranquilli mondi con la foto finale che conferma il loro passaggio nella terra haitiana, i 938 collaboratori cubani, tra i quali 380 medici haitiani che hanno studiato in Cuba, continuano a salvare vite qui, pur nella difficile situazione vissuta e che si vive. Cuba è stata il primo paese che ha teso una mano al disperato popolo di Haiti. Quando la nuvola di polvere non terminava ancora di dissiparsi  la notte del 12 gennaio, furono centinaia a correre con i familiari tra le braccia, al luogo dove da dieci anni lavoravano i medici cubani. Una legione di feriti ed anche di morti aveva inondato quel luogo. E se nelle prime ore l’assistenza fu la prima necessità, oggi l’organizzazione prevale nei tre ospedali della capitale, Port au Prence, e nei quattro ospedali da campo dove lavorano i medici cubani. Il dottor Carlos Alberto García, membro del coordinamento cubano dice che molti collaboratori di altre nazioni ritornano nei loro paesi perchè dicono che l’emergenza è passata. “Per noi l’emergenza continua da un’altra dimensione e non da un punto di vista chirurgico, ma per altre malattie che adesso appaiono come conseguenza del disastro, tra le quali le infezioni respiratorie, le diarree, le lesioni della pelle ed anche  il paludiamo, i parassiti, la febbre tifoidea...” A 20 giorni dal terremoto, la cosa più significativa degli aiuti cubani è aver offerto un’assistenza integrale ai pazienti. Questo è confermato con il lavoro nelle cure, con la promozione della salute, il controllo dei vettori e con il recupero fisico, servizio indispensabile in una popolazione danneggiata da traumi fisici e da amputazioni. Queste sono alcune cifre: sino a ieri erano stati assistiti più di 50.000 pazienti, dei quali 3.400 operati chirurgicamente, con 1500 casi complessi e 1.100 amputazioni. Il dottor Carlos Alberto ha detto che sono state installate altre sale per il recupero fisico, che avranno un forte impatto, perchè anche prima del terremoto, Haiti non contava su questo servizio pubblico. Non tutto è stato morte e disgrazia: dopo il terremoto i medici cubani  e haitiani formati in Cuba hanno realizzato 280 parti, tra i quali 183 cesarei, soprattutto negli ospedali da campo, dove ci sono ottime condizioni per farlo. I medici cubani “assaltano” le piazze ed i parchi dove sono riuniti migliaia di haitiani per la campagna di vaccinazione contro il tetano, nello stadio del calcio per esempio, invaso da centinaia di persona senza tetto. Molti bambini  sono stati vaccinati, come tutti coloro che passavano, e un cartoncino giallo  lo conferma.  Inoltre si inietta il vaccino triplo contro la difterite, morbillo e pertosse.  La cooperazione sanitaria cubana include la salute mentale e per questo sono giunti da Cuba psicologi e psichiatri che svolgeranno attività con bambini e giovani negli accampamenti, nelle piazze e nei parchi di Port au Prence. Per aiutare nello svolgimento di questo lavoro, i costruttori hanno reso agili i lavori di recupero di cinque Centri Diagnostici Integrali paralizzati dopo il terremoto: due saranno pronti in pochi giorni e diventeranno così sette i luoghi dove si presta attenzione sanitaria nei vari dipartimenti della nazione. Gli altri tre saranno invece pronti in alcune settimane.   Sono stati 20 giorni di dedizione, pur vivendo in tende da campo, in condizioni difficili, in assoluta austerità, vivendo vicino all’orrore, i medici cubani ogni giorno si alzano con tutta la forza per guarire. Cuba sarà presente  in Haiti sino a quando questo popolo lo necessiterà.


CONCORSO INTERNAZIONALE "TINA TRA NOI"


E' indetto un  concorso internazionale denominato "Tina tra noi" dalla  biblioteca municipale Tina Modotti, della
 Habana del Este  (Alamar), da artisti della località e dagli scrittori Adys Cupull e Froilán González,  per cittadini italiani, spagnoli e messicani amici di Cuba che sono invitati  a riflettere su questo  insigne personaggio tramite scritti (racconto), poesie, o attraverso opere plastiche (ceramica), incisione, intagli in legno, fotografa e pittura. Le opere dovranno essere consegnate alla  biblioteca Tina Modotti, sita  en calle 162 D, Número 333, Zona 1,  Alamar. Teléfono: 765 0204  y  765 64 79.
Il termine di ammissione delle opere è fissato per  il 31 di Luglio del 2011.
I risultati saranno resi noti nella prima quindicina di agosto, mese nel quale avrà luogo la premiazione nella biblioteca che porta il nome di Tina.

Le opere premiate saranno incorporate alla biblioteca come parte della memoria collettiva permanente che  è resa alla figura di Tina Modotti.

Maggiori informazioni possono essere richieste chiamando  i telefoni di Avana 7650204 e 7656479 o per e-mail a: 
ccastro@enet.cu


Cuba: una delle destinazioni turistiche migliori del mondo

 di Abel González Alayón

Cuba è stata selezionata tra le dieci destinazioni turistiche più attraenti per i  viaggiatori di tutto il mondo per questa fine d’anno e per il 2010. In un’inchiesta svolta da specialisti, la maggior produttrice di guide per viaggiatori del mondo, la Lonely Planet, ha situato l’Isola dei Caraibi al sesto posto tra i preferiti dai viaggiatori.  AFP ha reso noto che i primi sono gli Stati Uniti, Canada, Sudafrica, Messico e la Tailandia, mentre il portale specializzato Concierge.com, uno dei leaders mondiali nella promozione e le vendite delle destinazioni turistiche, ha pubblicato la sua lista per il 2010, nella quale Cuba è in settima posizione.  Negli ultimi anni, Cuba ha consolidato il suo sviluppo turistico sia per il progresso delle infrastrutture e la qualità dei servizi, che per la sicurezza che offre ai suoi visitatori.

 

Il PCI e la rivoluzione cubana

E’ poco noto ai più che ci fosse anche un italiano sull’imbarcazione Granma quando il 2 dicembre 1956 sbarcò sulle coste cubane per accendere la scintilla dell’insurrezione contro il governo di Fulgencio Batista. Si trattava di Gino Donè (1924-2008), un ex partigiano finito a Cuba dopo la Resistenza. Più noto è il viaggio a L’Avana, compiuto nell’ottobre del 1981, da Enrico Berlinguer e da una delegazione del Pci composta da Antonio Rubbi, Renato Sandri e Ugo Baduel. L’incontro si svolge in un momento particolare: l’Unione Sovietica ha occupato militarmente l’Afghanistan. Il Pci condanna, i comunisti cubani approvano. Noto è anche il rilievo avuto dalla rivoluzione cubana sul dibattito della sinistra italiana degli anni Sessanta fino al ’68, quando l’uccisione di Ernesto Che Guevara in Bolivia (1967) sembrò la sconfitta dell’ipotesi di far crescere un terzo polo della politica mondiale da incuneare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Quasi sconosciuta è invece la storia dei reali rapporti tra i comunisti italiani e Cuba...


Il messaggio dei Cinque al popolo di Haiti

 

Caro popolo di Haiti:

In questo tragico e doloroso momento che voi haitiani state attraversando, noi Cinque  cubani che siamo reclusi negli Stati Uniti, vogliamo esprimervi la nostra solidarietà.  Abbiamo visto alla televisione le immagini della devastazione dopo il terremoto del passato martedì. Vi giunga il nostro messaggio di condoglianze per i familiari delle vittime di questa catastrofe assieme ad un messaggio di speranza e d’incoraggiamento.

Siamo sicuri che la fermezza del popolo haitiano, assieme agli aiuti internazionali, renderà possibile il recupero del paese.

In questo lavoro riceverete sempre l’aiuto solidale del popolo cubano.
Un forte e fraterno abbraccio

 

 

Ramón Labañino
Rene González
GerardoHernández
Fernando González
Antonio Guerrero

 

  RINNOVO DELLE QUOTE 2010 DELLA ASSOCIAZIONE SIPORCUBA.IT

Si ricorda a tutti gli iscritti della nostra associazione che è in corso il rinnovo per l'anno 2010.

QUOTE ASSOCIATIVE ANNO 2010

studenti

euro  15,00
socio ordinario euro  20,00
socio sostenitore euro  50,00
socio vitalizio  euro 200,00

La quota può essere regolarizzata effettuando un bonifico bancario a favore di:

ASSOCIAZIONE SIPORCUBA.IT

C/C BANCARIO n° 070179449

IBAN:     IT10V0101503203000070179449

pregando i soci di avvisarci via e-mail dell'avvenuto pagamento.


Inviamo medici e non soldati

Nella  Riflessione del 14 gennaio, due giorni dopo la catastrofe di Haiti, che ha distrutto questo fraterno e vicino paese, ho scritto:“Cuba, anche se è un paese povero e bloccato da anni, coopera con il popolo di Haiti. Circa 400 dottori e specialisti della salute cooperano gratuitamente con il popolo haitiano. In 127 della 137 comunità del paese lavorano tutti i giorni i nostri medici. D’altra parte non meno di 400 giovani haitiani si sono laureati in medicina nella nostra Patria. Adesso lavoreranno con il rinforzo dei medici cubani che ieri sono partiti per andare a salvare vite, in questa critica situazione.   Si possono mobilitare senza sforzi speciali sino a mille medici e specialisti della salute che già sono quasi tutti lì, disposti a cooperare con qualsiasi altro Stato che desideri salvare vite haitiane e far ristabilire i feriti.” “La situazione è difficile – ci aveva comunicato la capo della Brigata Medica Cubana - ma abbiamo cominciato già a salvare vite”. Un’ora dopo l’altra, giorno e notte, nelle poche installazioni che sono restate in piedi, in tende da campo, nei parchi, in luoghi all’aperto, per via del timore della popolazione di nuove scosse, i professionisti cubani della sanità hanno cominciato a lavorare senza riposo...

 

Il governo di Panama termina unilateralmente la Missione Miracolo

Il governo di Cuba ha disposto la ritirata della Brigata Sanitaria che lavorava a Panama, come parte del programma d’attenzione oculistica chiamato  “Operazione Miracolo”, hanno informato le fonti ufficiali. Con un comunicato emesso lunedì 1º febbraio, l’ambasciata cubana in questa nazione ha indicato che il 5 gennaio scorso è stato pubblicato, attraverso la stampa locale,  un intervento pubblico del Ministro di Salute, nel quale si informava sulla messa in moto dell’iniziativa “Visione 20-20”, che sostituiva l’Operazione Miracolo. In questo modo il governo di Panama ha fatto terminare la cooperazione sanitaria dell’Isola con questo paese. Da quel momento e nella stessa data, la missione cubana ha constatato  in diversi incontri con alte autorità di Panama che la posizione unilaterale era ferma e che si annullava quanto stipulato nell’accordo vigente. Per questo Cuba ha deciso di procedere all’immediato ritiro del personale e degli strumenti, con la soddisfazione d’avere contribuito ad accrescere i livelli di salute del popolo di Panama e soprattutto dei suoi settori più vulnerabili e più poveri. Ai 22 pazienti che devono essere operati, si offrirà la possibilità di andare a Cuba in forma gratuita per la loro assistenza. Il tempo dirà se i responsabili di questa brutale conclusione dell’operazione umanitaria in oculistica, con la motivazione che “non era più necessaria perchè sarà garantita dai settori pubblici e privati della sanità nel paese”, avevano o meno ragione. L’Operazione Miracolo ha lasciato come saldo gli interventi chirurgici agli occhi di 44.486 persone nel Centro Oculistico che operava nella provincia di Veraguas, con altre 5.229 persone operate in Cuba, tutte in forma assolutamente gratuita. Inoltre, con la modalità dell’usufrutto gratuito, Cuba ha apportato tutto l’equipaggiamento necessario, della più moderna ed alta tecnologia, i medicinali e gli strumenti necessari per prestare tutti i servizi oculistici previsti. Cuba ha anche pagato i viaggi ed i salari di tutto il personale cubano. Questo programma attualmente si svolge con grande successo in 35 paesi, ed ha reso o migliorato la visione a 1.8 milioni di persone.

In Haiti c’è sempre una mano tesa per aiutare Martí...

di Mercedes Santos Moray

Durante quattro anni  nei suoi continui viaggi per il Caraibi, dal 1892 al 1895, Haiti fu per José Martí un transito obbligato, o meglio, un’estensione di quell’altra Isola amata dove voleva tornare per sommarsi ai combattenti sulle montagne per conquistare la sua indipendenza. A metà dell’autunno, nel 1894, vi giunse per la prima volta e fu ospite dell’Hotel di Francia dopo il suo arrivo a Port au Prince, al tramonto. Lì incontra i cubani emigrati e i patrioti come Juan Massó Parra, che lo presenta ai dirigenti dei clubs che portano i nomi dei cacicchi aborigeni: Guarionex e Hatuey, e riceve il benvenuto dal presidente di quest’ultimo, il cubano Rosendo Rivera. Perchè Haiti, dopo la Guerra Grande, quella dei dieci anni, come la Giamaica e la Repubblica Dominicana, ospitava molte famiglie cubane che, infaticabilmente, continuavano a lottare con le loro modeste risorse a favore dell’indipendenza della loro Patria. Haiti. La sua entrata a Quisqueya fu su una cavalcatura e si mosse da un estremo all’altro dell’isola, per le due nazioni, con l’amoroso affanno non solo di sommare le volontà dei suoi compatrioti a favore della guerra che preparava, ma anche per superare le differenze tra haitiani e dominicani, animato dalla fede e dalla necessità dell’unità dei popoli di Nuestra America e soprattutto delle isole dei Caraibi.  Le storie delle ribellioni degli schiavi, la leggenda del regno di Henry Crhistophe, la presenza di Dessalines, di Louverture ed in particolare di Alejandro Petión e la sua solidale volontà di liberare Cuba, stanno nel cuore di Marti come sostanze di vincolo, amicizia e fraternità tra le due nazioni, le due culture e i due popoli. A cavallo e nel mare, la sua rotta haitiana lo conduce sempre verso il Generalissimo Máximo Gómez, per articolare i piani dell’insurrezione, vincere discordie bizantine, superare il passato e preparare la spedizione che, nel 1985 lo porterà insieme a quattro compagni a Cuba. A Ouanaminthe, "un animato villaggio di frontiera" conosce l’allegria popolare, le belle ed altere donne, apprezzando da allora l’accoglienza a  Quisqueya ed ascoltando la melodia del creole. Incontra vite generose in ogni casa haitiana, saluta il console dominicano a Fort Libertè, stabilisce amicizie, supera il fango del cammino, scopre la bontà di quegli uomini umili che lo aiutano nel suo viaggio. Il cavallo si spaventa tra i monti e solo la luna è chiara. Incontra rifugio in casa dell’amico Nephtalí, pranza, legge e prende nota delle disuguaglianze sociali. Riposa, affranto dalla stanchezza e molte volte, vinto dalla fatica, cade e sempre incontra la mano stesa di un haitiano.  Prende un’imbarcazione e continuare verso la Repubblica Dominicana, proa a Montecristi, dove si riunirà con Gomez. Il primo tentativo fallisce per la slealtà del capitano Bastian e gli spedizionieri  devono ritornare e si ritrovano in una spiaggia di Haiti. Una  nave da carico tedesca li conduce sino a Capo Haitiano. È la Settimana Santa e lui legge, prende nota nel suo diario; è la Domenica delle Palme. Quattro giorni dopo giungerà a Cuba, ma adesso sorride alle bellezze di Elise Etienne, legge poesie e scrive: “Il libraio, il cavaliere nero di Haiti mi manda dei libri e i due pesos”.  È un omaggio, una gentilezza. Finalmente partono, i sei, con l’animo disposto, da Capo Haiatiano ed alcune ore più tardi incrociano Inagua per poi superare Maisì e ricadere sulla spiaggia circondata da faraglioni, e avanzare tra pietre  spine, per liberare Cuba.  Haiti resterà allora alle sue spalle ma tuttavia la sua luce gli indica il cammino e lui va avanti, con il sorriso del suo amico Mercier, di Agripino Lambert, e la complicità silenziosa di quanti lo hanno aiutato a compiere i suoi sogni ed a realizzare la sua  utopia.

IL SITO DEI VIAGGI DELLA ASSOCIAZIONE

Abbiamo creato uno spazio virtuale, dedicato ai viaggi e alla vacanze a favore dei soci di Siporcuba. Stringendo accordi fiduciari con alcuni tra i più importanti ed accreditati tour operator nazionali, i nostri iscritti potranno godere di condizioni di favore su viaggi proposti da una selezione di offerte che oltre alla destinazione Cuba, prevedono Caraibi, Jamaica, Venezuela, Santo Domingo, Brasile, Seychelles, Mauritius, Messico, Costa Rica, Kenya, Zanzibar, Egitto. Ma anche è possibile prenotare online soluzioni alberghiere tra 85 mila strutture dislocate in 65 paesi e, inoltre, ogni altra soluzione di viaggio (dal solo volo, al last minute, al fly&drive) tramite EDREAM che viene raggiunto automaticamente.
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Ci saranno presto iniziative anche relative ad eventi appositamente pensati e costruiti per gli amici di Siporcuba e tutto con la piena consapevolezza di chi, i viaggi, li ha sempre organizzati. Infatti, è di prossima pubblicazione il viaggio SIPORCUBA 2010 dedicato a tutti coloro che vogliono scoprire o riscoprire Cuba.
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