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E ANCORA ci stupiamo?

Parliamo di Italia. Parliamo di giochi di potere. Parliamo di elezioni e dello scandalo legato alla presentazione delle liste del PdL. Sotto gli occhi abbiamo tutti quanto si è verificato con la benedizione del presidente Napolitano, molto affezionato a Berlusconi (non per niente fu un migliorista del vecchio PCI). Ci domandiamo se il popolo viola (colore molto trend dallo scorso anno), si trasformasse in rosso, cambierebbe qualcosa oppure no. L'italica gente imbarbarita da gossip, reality e calcio, nonostante viaggi sui ritmi pericolosi di una Argentina ante literam, pur perdendo lavoro, impieghi, case, sicurezza, pare proprio accettare di buon grado tutto ciò che le viene proposto e scelto al loro posto. Brutta l'abitudine di scansare le responsabilità e i pericoli di una teoria di lotte che, dopo gli anni '70 sono state archiviate di fatto e di forma. Il decennio dello yuppismo (Craxi docet) degli anni ottanta ha solo preparato l'embrione di quel nuovo ordine tricolore che, agli inizi dei '90 con l'esplosione di tangentopoli e mani pulite, ha resettato quel sistema partitico denominato prima repubblica, per lasciare un vuoto di idee e di contenuti, soppiantati dalla dittatura mediatica imposta dal cavaliere in persona che, da buon manager, ha deciso di tutelare i suoi enormi averi, addirittura creando un partito dal nulla che ha goduto di quella promozione mediatica necessaria per arrivare al successo. Stesso vuoto che trovo Hitler in Germania e Mussolini in Italia in epoche non molto remote. Diciamo che sono cambiati i sistemi ma non certo il fine...
Poi, il potere che non logora ha fatto si che al cavaliere scappasse di mano il suo giochetto, tant'è che da novello Napoleone, si è dichiarato di fronte al mondo e a Dio, l'unto del Signore, l'invincibile, l'unico (ma non di stirneriana memoria). Di contro, una sinistra accentratasi sempre di più tanto da somigliare al vecchio PSDI di Tanassi e Longo che, in qualche modo, ha cercato di ritagliarsi un suo spazio da Prodi a Rutelli passando per l'americano Veltroni e la regia di nostromo baffetto. A parte un rigurgito di nostalgici ancorati al più bieco revisionismo di scuola togliattiana, sempre pronto a dividersi in micro formazioni, il colore rosso è sparito del tutto da tutto. Forse solo nei social network ancora si hanno degli spazi illusori ma, all'atto pratico? In questo deserto di lotte esauritesi da tempo, non ci si può stupire se, colui che comanda il gioco ha cambiato le regole perchè ha sbagliato. Ne è tempo di vergogna. Crediamo che l'unica cosa da fare sia quella di imparare a lottare di nuovo, senza delegare pupazzetti che mai faranno quello che dovrebbero. Noi certo non voteremo Bonino (ex alleata di Forza Italia) per contrastare la fascia in fasce...ma seguiteremo a lottare. Ora come sempre. Come quelli che fecero la resistenza. Oppure quelli che combatterono in Vietnam o a Cuba. Non avremo il CHE a fianco ma ci basta la sua idea.

L’aggressione terrorista alla nave La Coubre…50 anni dopo, Washington tace

di Jean-Guy Allard

Nonostante le ripetute denunce di Cuba sulle responsabilità dell’Agenzia Centrale d’Intelligenza (CIA) statunitense nell’esplosione, del 4 marzo del 1960, della nave francese La Coubre nel porto de L’Avana, il governo degli Stati Uniti, cinquanta anni dopo, contonua a sequestrare i documenti dei suoi archivi. Il fatto è stato confermato venerdì 26 febbraio, quando, in risposta ad una domanda d’informazioni, i funzionari degli Archivi Nazionali di Sicurezza, un Progetto non Governativo d’investigazione Accademica dell’Università George Washington,  hanno confermato che non dispongono di documenti sul tema provenienti dagli organi nordamericani di sicurezza. I soli documenti disponibili a cui si può accedere attraverso il banco dati Digital National Security Archive (DNSA), destinati agli studenti ed al personale della detta università, sono due brevi riferimenti cronologici ed un documento che è a sua volta una cronologia con più informazioni delle precedenti, hanno ammesso. Non esistono riferimenti al La Coubre nell’insieme delle collezioni non pubblicate dall’¡stituzione, hanno precisato i conservatori. In questo modo si conferma che il paese il cui apparato di propaganda genera costantemente raffiche di calunnie contro Cuba, non ha consegnato in mezzo secolo un solo documento, su una tragedia che costò la vita a circa cento esseri umani, esattamente 50 anni fa, il 4 di marzo.

L’ESPLOSIONE NELLA CAMPAGNA DI TERRORISMO DELLA CIA
Per capire bene la tragedia del  La Coubre in tutta la sua dimensione ci si deve porre negli anni ’60, 15 mesi dopo il trionfo della Rivoluzione cubana. L’esplosione della nave a  vapore francese nel porto de L’Avana, mentre si scaricavano munizioni, si situa già in mezzo ad una sistematica campagna terrorista contro Cuba, con attentati a scadenze veramente infernali.  La cronologia degli incidenti violenti dimostra con chiarezza, dalla morte di un lavoratore in un incendio, a Matanzas, provocato dal bombardamento con sostanze incendiarie, al principio del gennaio  e sino al 31 dicembre, con il sabotaggio incendiario di grandi proporzioni del grande magazzino La Epoca, e con decine e decine di azioni di terrorismo ripetute, tutte relazionate, in una forma o un’altra, con la CIA. Due anni  e mezzo fa, nel luglio del 2007, nel programma radiofonico di Miami “La notte si muove”, il capo terrorista Antonio Veciana,  che riconosce d’aver lavorato per decenni con la CIA,  ha raccontato al dettaglio come i “petardi incendiari” giungevano a L’Avana attraverso la CIA ed ha precisato che v¡ giungevano in vari modelli, ognuno con un codice di colori che indicavano il periodo in cui si dovevano far esplodere.  Incredibilmente, lo stesso  Luis Posada Carriles, contro il quale i pubblici ministeri nordamericani "anti-terroristi" del Dipartimento di Giustizia pretendono d’avere solo “scarse prove”, lo ha confermato chiaramente nelle confessioni redatte negli anni ’80. Disse testualmente che torturò a Caracas durante un decennio per conto della CIA ed ordinò la distruzione di un aereo civile cubano tra le molte infamie: l’Agenzia Centrale d’Intelligenza - CIA - inviava esplosivi (C3), matite a tempo, micce, cordoni detonanti, detonatori e tutto il necessario per gli atti di sabotaggio. Ed ha precisato che adesso passeggia per Miami con la benedizione del FBI e che partecipò personalmente a questi crimini. “Io facevo parte di quei gruppi. José Puente Blanco, ex-presidente della Federazione Studentesca  Universitaria, e suo fratello Roberto, comandavano un Movimento. Andai negli Stati Uniti e lì conobbi  Alfredo Cepero, che apparteneva alla stessa organizzazione e con lui tracciammo piani per introdurre materiale bellico in Cuba e consegnarlo ai nostri amici a L’Avana”. Va da sè che sapeva del crimine contro La Coubre, vincolato alla sua complicità con l’Agenzia.  In realtà ancora oggi ci sono decine di testimoni di quei tempi, quando la CIA scatenava la sua sanguinaria offensiva anticubana: lo stesso agente Carlos Alberto Montaner, attualmente “prima donna” del coro della propaganda nordamericana contro l’Isola, fu allora catturato con le mani in pasta mentre si dedicava  a mettere le bombe nei negozi e nei cinema della capitale.

 

I FATTI ESIGEVANO UN’INVESTIGAZIONE

Il più grave attentato terrorista di quell’epoca, l’esplos¡one della nave La  Coubre, provocò, oltre ad un centinaio di morti, piu di 200 feriti e diversi scomparsi. Il costo dei danni materiali fu stimato di almeno 17 milioni di dollari.   Il dottor  José Luis Méndez Méndez, noto specialista nel tema del terrorismo contro Cuba, ha elaborato un’analisi dettagliata nell’ ottobre del 2002, durante una conferenza internazionale. Tra i fatti che circondano quell’aggresione selvaggia contro la Rivoluzione, il Dr. José Luis Méndez Méndez, segnalava che era evidente che gli Stati Uniti dovevano aver svolto investigazioni d’ufficio sul crimine. “Non è possibile che abbiano ignorato le circostanze in cui erano coinvolti vari nordamericani! Un passeggero solitario di quella nave, Donald Lee Chapman,  che si dirigeva in Nebraska, sbarcò però a Miami, a mille miglia dalla sua destinazione, ed un altro, Jack Lee Evans, partì precipitosamante da Cuba il 5 marzo per dichiarare a Miami che aveva conosciuto gli autori del sabotaggio, una misura per ostruire le investigazioni.  “I due statunitensi si trovavano solamente nel momento e nel luogo sbagliati?”, domandava l’esperto.

• Due congresiti dello Stato del Nebraska intercedettero a favore di Donald  Lee Chapman, ed inviarono documenti esigendo che il  Dipartimento di Stato facesse pressioni in Cuba per la sua  liberazione.

• Il colonnello della CIA, J. C. King, aveva avuto contatti a Miami con Rolando Masferrer Rojas, un criminale della tirannia di Fulgencio Batista, che aveva diretto in Cuba dei gruppi paramilitari.

• Masferrer aveva incontrato a Miami il nordamericano Richard E. Brooks,  che gli disse di conoscere  le notizie sull’arrivo delle navi a Cuba, cariche di armi, e sui porti degli sbarchi.

Che relazione esisteva tra J.C. King, Masferrer, Brooks y La Coubre?

• La stazione della CIA a L’Avana aveva dato priorità all’ottenimento d’informazioni sull’arrivo delle armi e non fu casuale che vari statunitensi, tra i quali Chapman, furono detenuti mentre scattavano fotografie nel luogo dell’esplosione lo stesso giorno del fatto. L’Ambasciata degli Stati Uniti intercedette per loro.
 

I COMPAGNI  FRANCESI SI RICORDANO

La tragedia del la Coubre ha un’altra caratteristica che obbligava le autorità nortdamericane ad investigare con serietà le ripercussioni del crimine commesso dalla sua agenzia terrorista: sei marinai francesi, che lavoravano sull’imbarcazione francese persero la vita nella gigantesca espolsione. Il primo tenente François Artola, il timoniere Jean Buron e i marinai Lucien Aloi, André Picard, Jean Gendron y Alain Moura morirono nella nave distrutta. Coincidenza storica di quei tristi avvenimenti: avvennero nel momento in cui gli scrittori Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir visitavano Cuba, invitati da Fidel e dal Che.  Questi due autori emblematici della letteratura francese contemporanea parteciparono, in Plaza de la Revolucíon, al funerale delle vittime. Domani, giovedì 4 marzo, alle 3 del pomeriggio, mentre a L’Avana il popolo cubano ricorderà ancora una volta il crimine che costò tante vite, decine di francesi renderanno omaggio ai loro compatrioti assassinati.  Per la prima volta in molti anni, nella città francese di Nantes, i compagni marinai ed i lavoratori del porto, depositeranno fiori davanti allo storico Monumento ai Marinai Scomparsi, con la partecipazione di diversi sindacati della CGT,  solidali con Cuba, oltre ad altri integranti dell’insieme di associazioni di solidarietà e dei diplomatici che rappresentano Cuba in Francia.  Là, come a Cuba, risuonerà la domanda essenziale sul crimine del La Coubre, formulata dal leader della Rivoluzione cubana nelle sue Riflessioni, il 7 luglio del 2007: “Perchè, in nome della libertà d’informazione, non si rendono pubblici i documenti che ci dicono come la CIA mezzo secolo fa fece esplodere la nave a vapore La Coubre?”

Aún convocan las palabras

Por Yanet Medina Navarro, estudiante de periodismo

Hay seres que se asoman a la vida en el instante preciso. Y la sujetan fuerte para enrumbar los mejores afanes. Hay hombres preclaros, rebeldes, de principios inamovibles. Llegan como si ya hubiesen ido muchas veces adelante. Y se van dejando tanto, salvando todo. Juan Gualberto fue de esos. Uno de los chiquillos que rompían los charcos de lluvia y guardaban pedazos de caña mordida en los bolsillos era él. Creció escuchando cantos de esclavos e historias de los elegguá. Su libertad costó 25 pesos, pagados a la dueña de la finca azucarera Bellocino. Ma Concha, negra agorera del batey, predijo que sería un hombre grande. Se volvió a saber de él cuando regresó de Francia, influenciado por la irreverencia de la bohemia parisina y el periodismo europeo. Era un mulato noble, robusto, de ojos inquisidores. En la Isla cuajó sus ideas a favor de la igualdad de razas y la separación de España. Fue acusado de proponer rebelión en la tinta pública de La Fraternidad. Y tenían razones los cancerberos: Juan Gualberto comenzó a encontrarse con otro hombre de Patria para pensar en balas lo que a la Isla le faltaba de aire. Luego, al exilio, con las palabras en ristre. Pero ya, para siempre, unido a Martí. Agudo periodista, agitador oportuno, cubano de andar pausado y disertar fluido. La historia cubana que se fraguaba a partir de entonces pasaría por sus empeños, como el santo y seña del día preciso. Con la sensibilidad para apreciar lo bello y el don amante de padre, anduvo por el trillo «generoso y breve» que trazaba aquel otro relámpago, para hacer a Cuba libre. Pero no fue. No pudo. Y se coaguló en Dos Ríos, y en San Pedro, y en las banderas arriadas y los mambises que no entraron, la sangre de la guerra necesaria. Juan Gualberto quedaría, para señalar con el verbo a tiempo y la recia dignidad la permanencia del decoro en el suelo patrio. Todos los 24 de febrero, antes del primer café, izaba la bandera cubana que guardaba de la Asamblea de Santa Cruz, en un asta de su jardín. Bajo la sombra irredenta cantaba el Himno de Bayamo y, luego, se sentaba a meditar en un taburete. Este ritual lo sostuvo hasta la semana antes de morir. Pero morir de pura muerte, nunca ha sido oficio de seres como él. Esos hombres que embridan la suerte de muchos y viven su instante como el tiempo todo, van más allá, más acá. Hasta mañana. Juan Gualberto Gómez, el periodista, el negro peleador de siempre, murió de tanta vida que aún nos convocan sus últimas palabras: «Martí… Cuba… Martí».

 

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Ai medici cubani

di DANNY RIVERA

I medici cubani e la loro opera umanitaria in Haiti, hanno dato al mondo un degno esempio di dedizione fraterna, generosità umana ed alta professionalità, con una grande esperienza in medicina  e puro amore per il prossimo, azioni che vanno ammirate e divulgate da tutti i media di comunicazione del pianeta,  anche se questi medici non lavorano per ricevere ringraziamenti, indubbiamente questi sono la loro sola ricompensa. Il regalo del servizio che questi angeli della medicina stanno offrendo al popolo di Haiti viene occultato dai media di comunicazione internazionale, che cercano di non far conoscere questa grande dignità spirituale ed umanista, che non si può nascondere dietro l’avarizia ed il morboso egoismo dei grandi consorzi e degli organismi mediatici che sono al servizio della malvagità politica.  Il sorriso di un bambino, una madre che ringrazia, un popolo tormentato che sa chi è l’amico sincero che gli offre la sua mano franca, è come un sole umano che giunge in soccorso, con l’energia del vero sentimento d’amore e rispetto. Tutto questo annulla l’atteggiamento indifferente dei media della notizia, perchè l’azione dei medici cubani è pura e sta al disopra del male ed elimina con il suo carico d’amore, così forte che porta e trasmette i felici ringraziamenti di chi lo riceve. Gli haitiani vedono i fatti, che provano che i medici cubani sono lì per curarli, per riscattarli dalle sofferenze senza armi per uccidere, ma con  strumenti d’amore fraterno e conoscenza efficiente, per rendere loro la fiducia, il sorriso e la speranza, perchè questi medici sono venuti per curare le ferite fisiche e spirituali. Questo grande lavoro dei medici cubani in Haiti si svolgere già da decenni nel paese ed anche  nel mondo intero, là dov’è stato richiesto. Questo sacerdozio della medicina rivendica la professione del medico, che in questi tempi si pratica con il desiderio di grandi guadagni economici, unicamente trasformando il servizio nell’affare della medicina, in cui i pazienti sono trattati come cifre e numeri e si usurpa l’essenza del servizio che dev’essere e si deve offrire: la professione della medicina. Con questo gesto eroico i medici cubani salvano ed elevano la loro professione sul piedestallo vero del servizio cristiano e nello stesso tempo questa offerta d’amore pone in evidenza il falso umanesimo di coloro che sono giunti in Haiti  con armi e carri armati, come se il popolo haitiano avesse dichiarato una guerra.  Guardare le scene degli arrivi dei marines armati sino ai denti, con l’arsenale dell’esercito degli USA, che giungevano in un paese devastato da un terremoto, con atteggiamento da guerrieri e vedere i caschi blu della ONU scontrarsi contro la popolazione disorientata, che cercava riparo, aiuto e comprensione, contrasta con l’agenda d’azione immediata e senza ritardi, per salvare vite umane, dei soccoritori venezuelani, cileni, cubani, del Nicaragua e di altre nazioni.  Le scene dell’arrivo dei marines ci hanno confuso molto, perchè ci chiediamo: dov’erano l’amore e la forza mentale e persuasiva nell’affrontare il popolo con la destrezza del potere mentale e spirituale dell’amore e della parola certa e convincente, per controllare la popolazione che soffre e vive in stato di  disperazione, spogliata di tutto e coperta di miseria? È evidente che gli haitiani sono disperati, ma con le armi da fuoco non si cura, non si risana, e non si convince nessuno di coloro che sono giunti  nel territorio devastato con intenzioni oneste, buone ed umanitarie.  Le mani sincere degli amici, dei medici cubani e degli altri paesi, che sono giunti il giorno dopo la catastrofe e che, spalla a spalla, senza l’affanno del protagonismo, si sono dedicate al servizio del prossimo, riceveranno per molte generazioni della storia umana, amore, perchè, come dice la famosa frase, l’amore si paga con amore. Poveri coloro che con la loro “bontà bellica” vogliono e cercano d’essere riconosciuti! Avranno la ricompensa nel modo e nella forma che hanno imposto.  È buono che i dimenticati, i respinti dalla stampa venduta ai più meschini interessi, siano ricordati, e sono i medici cubani ed il resto dei medici di differenti paesi che si sono uniti con la stessa intenzione: porre in pratica prima di tutto l’amore sacro per il proprio simile, come  protagonisti di gesta della medicina mondiale senza precedenti nella storia umana.  Li ricorderemo con l’estensione e la scienza del potere dell’amore buono, come  medici che rappresentano  la scienza umanista al servizio dei diseredati e dei poveri della terra: loro mettono in pratica  le parole cristiane che gli ultimi saranno i primi!

(Questo testo è stato inviato a Granma dal noto cantautore portoricano Danny Rivera, assieme alla registrazione di una canzone dedicata al popolo haitiano)

Inondazione delle zone basse del litorale della capitale. Il mare è giunto sino all’Hotel Presidente

Inondazioni delle coste sono state registrate nelle zone basse del litorale nord, comprendendo  il Malecon  della capitale. Gli specialisti del Centro dei Pronostici dell’Istituto di Meteorologia, hanno spiegato che il fenomeno – che sta lentamente migliorando - era associato alle forti mareggiate, con ondate superiori ai tre metri e alla persistenza di venti di 35 – 40 Km. l’ora, associati a raffiche di 72 Km, registrate nella stazione di Casablanca. Durante un percorso del quartiere centrale del Vedado, si ossrvava come, in Avenida de los Presidentes  l’indondazione aveva  superato l’angolo di Calzada, dove si trova l’Hotel Presidente e giungeva sino a Calle 5ª ed in tutte le strade circostanti.  I veicoli, molti statali e altri noleggiati ai turtisti, erano nell’acqua di mare sino alle portiere, perchè non li avevano portati in zone più sicure opportunamente.    Alcuni altri punti inondati si sono visti in Centro Habana, L’Avana Vecchia, L’Avana dell’est e Playa ed hanno provocato commenti da parte dei cittadini che reclamano maggiori  meccanismi d’avviso per la popolazione, più efficaci, oltre alle allerte date nei telegiornali,  nei radiogiornalie con altri sistemi .

CONCORSO INTERNAZIONALE "TINA TRA NOI"


E' indetto un  concorso internazionale denominato "Tina tra noi" dalla  biblioteca municipale Tina Modotti, della
 Habana del Este  (Alamar), da artisti della località e dagli scrittori Adys Cupull e Froilán González,  per cittadini italiani, spagnoli e messicani amici di Cuba che sono invitati  a riflettere su questo  insigne personaggio tramite scritti (racconto), poesie, o attraverso opere plastiche (ceramica), incisione, intagli in legno, fotografa e pittura. Le opere dovranno essere consegnate alla  biblioteca Tina Modotti, sita  en calle 162 D, Número 333, Zona 1,  Alamar. Teléfono: 765 0204  y  765 64 79. Il termine di ammissione delle opere è fissato per  il 31 di Luglio del 2011.  I risultati saranno resi noti nella prima quindicina di agosto, mese nel quale avrà luogo la premiazione nella biblioteca che porta il nome di Tina.
Le opere premiate saranno incorporate alla biblioteca come parte della memoria collettiva permanente che  è resa alla figura di Tina Modotti.

Maggiori informazioni possono essere richieste chiamando  i telefoni di Avana 7650204 e 7656479 o per e-mail a: 
ccastro@enet.cu


Omaggio del Primo Ministro di Granada all’Eroe Nazionale José Martí

 

Thillman Thomas, Primo Ministro di Granada, che si trova in visita ufficiale nel nostro paese, ha ieri reso omaggio all’Apostolo José Martí. Accompagnato dal Viceministro delle Relazioni Estere, José Ramón Cabañas, Thomas ha collocato un’offerta floreale di fronte al monumento al nostro Eroe Nazionale, che si erge nella Piazza della Rivoluzione nella capitale. La delegazione di Granada ha visitato il Memoriale dedicato all’illustre patriota cubano, ed ha discusso della sua feconda opera e vita dedicata alla causa cubana e che lui chiamò Nuestra America. Ore prima, al suo arrivo all’Isola, il Premier aveva espresso la sua fiducia nel fatto che la sua visita avrebbe contribuito “al rafforzamento delle relazioni tra entrambi i paesi”, e permesso “di analizzare le sfere nelle quali abbiamo ricevuto assistenza durante gli anni, e di cercare vie per avanzare e migliorare la collaborazione ricevuta”. Nelle sue dichiarazioni alla stampa, Thomas ha aggiunto che spera, durante la sua permanenza, di contribuire al “rafforzamento della cooperazione regionale ed emisferica”, ambito nel quale ha esaltato l’aiuto offerto da Cuba alla maggior parte dei Paesi dei Caraibi.

 

Instaurato il Foro contro le basi USA in America Latina

Nell’ Università di Scienze Pedagogiche di Sancti Spíritus è stata creata una Base di Pace, uno spazio di riflessione e denuncia contro le sette basi militari statunitensi in Colombia, riporta Prensa Latina. Questa iniziativa del presidente del Venezuela, Hugo Chávez, è uno spazio di scambi di idee tra studenti di differenti nazioni, ha spiegato  Astrid Rodríguez, membro della missione diplomatica della nazione sudamericana nell’Isola. Astrid ha precisato che questa è una risposta dei venezuelani e dei cubani alle minacce  di un’invasione imperialista contro le nazioni dell’America Latina dove esistono basi statunitensi.  Questa è la 4ª Base di Pace aperta in Cuba. Questo movimento è iniziato il 24 settembre scorso, quando nella sede diplomatica del Venezuela nella capitale cubana è stato aperto il primo di questi Forum.  La Rodríguez ha commentato che le basi degli USA, create recentemente in Colombia, hanno l’obiettivo di ostacolare lo sforzo d’integrazione  dell’America Latina e di bloccare i passi avanti dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America.


NADINE GORDIMER RECLAMA LA LIBERTÀ PER I CINQUE EROI. Simili crudeltà sono inaccettabili

di Amelia Duarte de la Rosa

Una lettera che reclama la liberazione dei Cinque Eroi, indirizzata al presidente Obama, è stata resa nota nel Centro Internazionale della Stampa dalla sudafricana Nadine Gordimer, Premio Nobel di Letteratura nel 1991, che si trova inCuba come invitata d’onore alla XIX Fiera Internazionale del Libro. Nella sua dichiarazione, Nadine Gordimer, che aveva già incontrato i familiari dei Cinque, ha denunciato la tortura ed i maltrattamenti psicologici a cui sono state sottoposte le madri e le mogli, da quando undici anni fa, il 12 settembre del 1998, furono ingiustamente imprigionati Gerardo, René, Ramón, Antonio e Fernando. "Simili crudeltà sono inaccettabili”, ha detto la scrittrice, che ha rivelato di conoscere da vicino il dramma che attraversano queste famiglie piene di dignità e d’onore. “Chiedo al governo del presidente Obama l’immediata liberazione e lancio un appello ai cittadini del mondo intero, perchè è già ora di porre fine al tormento che stanno vivendo i Cinque cubani”, ha sottolineato, dopo aver spiegato nella sua lettera le arbitrarietà delle condanne, le infamie commesse nel processo e nei processi d’appello.  A questo appello a favore dei Cinque Eroi si è unito anche Rask Morakabe, prigioniero politico durante l’Apartheid sudafricano, che ha confessato di sentire in maniera speciale il caso dei Cinque, ed ha dichiarato che : “In Sudafrica diamo molta importanza a questo caso, perchè abbiamo sofferto per decenni la reclusione di Mandela e nello stesso modo in cui si sviluppò la campagna per liberarlo, credo che otterremo anche la libertà  per i Cinque”.

 

  RINNOVO DELLE QUOTE 2010 DELLA ASSOCIAZIONE SIPORCUBA.IT

Si ricorda a tutti gli iscritti della nostra associazione che è in corso il rinnovo per l'anno 2010.
QUOTE ASSOCIATIVE ANNO 2010

studenti

euro  15,00
socio ordinario euro  20,00
socio sostenitore euro  50,00
socio vitalizio  euro 200,00

La quota può essere regolarizzata effettuando un bonifico bancario a favore di:

ASSOCIAZIONE SIPORCUBA.IT

C/C BANCARIO n° 070179449

IBAN:     IT10V0101503203000070179449

pregando i soci di avvisarci via e-mail dell'avvenuto pagamento.

Il PCI e la rivoluzione cubana

E’ poco noto ai più che ci fosse anche un italiano sull’imbarcazione Granma quando il 2 dicembre 1956 sbarcò sulle coste cubane per accendere la scintilla dell’insurrezione contro il governo di Fulgencio Batista. Si trattava di Gino Donè (1924-2008), un ex partigiano finito a Cuba dopo la Resistenza. Più noto è il viaggio a L’Avana, compiuto nell’ottobre del 1981, da Enrico Berlinguer e da una delegazione del Pci composta da Antonio Rubbi, Renato Sandri e Ugo Baduel. L’incontro si svolge in un momento particolare: l’Unione Sovietica...


L’ULTIMO INCONTRO CON LULA

L'ho conosciuto a Managua nel luglio del 1980, 30 anni fa, durante la commemorazione del primo anniversario della Rivoluzione Sandinista, grazie ai miei contatti con i sostenitori della Teologia della Liberazione, iniziati nel 1971 quando visitai in Cile il presidente Allende.  Frei Betto mi aveva spiegato chi era Lula, un leader operaio in cui i cristiani di sinistra avevano depositato da tempo le loro speranze.  Si trattava di un umile operaio dell'industria metallurgica che si distaccava nel sindacato per la sua intelligenza ed il suo prestigio, in quella grande nazione che emergeva dalle tenebre della dittatura militare imposta dall'impero yankee negli anni '60.  I rapporti del Brasile con Cuba erano state eccellenti finché il potere dominante nell'emisfero li fece soccombere.  Sono dovuti passare decenni per tornare lentamente a quelli che sono oggi.  Ogni paese ha vissuto la sua storia. La nostra patria ha sopportato inusitate pressioni nelle incredibili fasi vissute dal 1959, nella sua lotta contro le aggressioni del più potente impero della storia.  Risulta per noi perciò d'enorme rilievo la riunione che si è appena svolta a Cancun e la decisione di creare una Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi...

 

Chávez: le denuncie degli Stati Uniti e del giudice spagnolo sono un “complotto” contro il Venezuela

 

Il Presidente venezuelano, Hugo Chávez ha bollato le denunce contro il Venezuela degli Stati Uniti e di un giudice dell’Udienza Nazionale Spagnola, come parte di un “complotto” che orchestra “l’imperio yankee” contro il Governo di Caracas. “È come un complotto, si mettono d’accordo: in Spagna la reale udienza, e a Washington. Ciò indica che non è casuale, è un complotto e dietro c’è l’impero yankee”, ha spiegato Chávez ai giornalisti a Montevideo, Uruguay. Il Capo di Stato ha espresso che “rispondiamo fin da qui con allegria, fervore patriottico, con unità. Non ci fa ne cado ne freddo ciò che l’imperio fa contro di noi”. Le due accuse realizzate oggi segnalano che il Governo venezuelano aiuta presumibilmente gruppi guerriglieri colombiani legati al narcotraffico, d’accordo con un rapporto del Dipartimento di Stato nordamericano, e collabora con il gruppo separatista vasco ETA e la guerriglia colombiana della FARC, per attentare in territorio spagnolo alle personalità colombiane, tra le quali il Presidente Álvaro Uribe, stando al magistrato Eloy Velasco, dell’Udienza Nazionale, principale istituzione penale spagnola. Da parte sua, il Ministero degli Esteri venezuelano, in un comunicato, ha manifestato che il giudice spagnolo “ha reso segnalazioni inaccettabili, di natura e motivazione politica sul Governo venezuelano”. Stando a PL l’articolo segnala che ci si riferisce ad un cittadino spagnolo – il presunto membro dell’ETA Arturo Cubillas – che risiede in Venezuela dal maggio del 1989, prodotto degli accordi raggiunti dall’allora presidente Carlos Andrés Pérez, e dal suo corrispettivo spagnolo, Felipe González. Per il Ministro degli Esteri, sorprende che riferendosi all’individuo non si citino i nomi dei mandatari coinvolti nell’accordo ma bensì quello di Hugo Chávez, che ha assunto l’incarico di presidente un decennio dopo il suddetto patto.

Los Van Van contro l’intolleranza

di PEDRO DE LA HOZ

Per più di due ore Los Van Van hanno fatto ballare e divertire il pubblico che ha strariempito, domenica 30 gennaio, il James L. Knight Center, di Miami. E non è stata solo  una cosa  tra cubani: latini immigrati, nati negli USA e non pochi nordamericani, hanno fatto tremare i corridoi al ritmo di questo treno delle Antille, il cui leader da sempre è Juan Formell.   Tutti sapevano che questo gruppo è molto rispettato ed apprezzato, dopo 40 anni ininterrotti di apporti alla musica popolare ballabile. Il successo ha superato la voce dell’intransigenza e dell’intolleranza in una città che risponde più al patron di una repubblica delle banane che ad un civile luogo del primo mondo. 200 persone circa, gli stessi che applaudono  le azioni di terrorismo contro il loro paese d’origine, che hanno triturato i  dischi del colombiano Juanes  e che contribuito alla frode del millennio per far eleggere Bush jr alla presidenza, hanno proferito insulti ai membri dell’orchestra cubana ed hanno offeso chi si stava divertendo. Non ci si poteva aspettare altro da questo gruppaccio, da quando, il congressista Lincoln Díaz-Balart, prima del concerto, aveva chiesto alla Casa Bianca di proibire il concerto e l’entrata dei musicisti negli Stati Uniti.  Ma pochi giorni prima d’iniziare questa tappa negli USA, a Cayo Hueso, un cubano residente ha scritto: “Una notte rara e indimenticabile... Abbiamo celebrato l’anniversario della nascita di Martí vicino alle strade che lui percorse  qui, in questo Cayo, per organizzare la Rivoluzione. Non si può immaginare l’emozione: Martí e Los Van Van! L’allegria di Cuba e l’Eroe di tutti i cubani nella stessa piazza. Per la prima volta si è respirata la vera aria di Cuba in  questi luoghi. Grazie a Los Van Van da tutti noi cubani che viviamo in Florida,  che amiamo Cuba e Martí e che non abbiamo niente a che spartire con i Lincoln Díaz-Balart che odiano Formell e la sua magnifica orchestra per il piacere d’odiare, o perchè vivono dell’ affare di maledire il paese dove sono nati e che in realtà non conoscono affatto. Non tutti siamo Díaz-Balart, e l’allegria di questa notte lo conferma".

TODOS SOMOS CUBA

 

Compatriotas: En los últimos días, hemos visto, como nuevamente una campaña de acoso y desprestigio ha sido lanzada contra la Revolución Cubana, con el apoyo de los grandes medios de comunicación y los aliados internos del imperio yanqui. Se quiere hacer recaer la culpa, de lo acontecido y lo que pueda acontecer, en la víctima : el proceso revolucionario cubano, al cual no han dejado (en los últimos 50 años) un minuto de tranquilidad, para construir una sociedad mejor. Aún así, sus logros son reconocidos a nivel mundial, y eso les duele. En su desesperación, inventan, amenazan, denigran, compran, corrompen, y alistan en sus filas, a todo aquel que pueda servir a sus intereses, de ver desmembrarse la sociedad cubana.
Como cubanos/as residentes en Alemania, nos solidarizamos, en primer lugar con nuestro país, partiendo de la experiencia de lo que hemos visto y experimentado allí. Sabemos que la sociedad que se ha construido, no es perfecta, pero como dijo el trovador Silvio Rodríguez, es perfectible.
También, nos solidarizamos con el actor Willy Toledo, al cual los medios han atacado, por el simple hecho de decir la verdad. Quienes mienten tienen todo el apoyo, quienes son honestos se les arrincona. Mal ejemplo están sembrando. Y como dice la frase : quienes siembran vientos, recogerán tempestades. También el articulista Enrique Ubieta ha sido amenazado, en un intento de amedrentarlo (su artículo los dejó sin argumentos), pretenden callar así, las voces que digan al mundo la verdad de los hechos. Eso nos trae a la memoria, aquella celebre película, en el momento que los romanos preguntan: quien era Espartaco, todos sus compañeros, uno a uno se fueron levantando y diciendo: yo soy. Ante, los que tanto acusan a Cuba de ser antidemocrática, en la cual la argumentación y el pensamiento propio, no son permitidos. Pero que a su vez, aplican los mismos métodos que dicen combatir, no nos queda más alternativa que decir : nosotros también somos Cuba.

Asociación La Estrella de Cuba

 

Comitato Italiano per la Liberazione dei Cinque

di Gioia Minuti

Nella sede dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), è stato presentato un Calendario del 2010, che presenta sinteticamente, ma con molta efficacia e qualità, gli aspetti essenziali del caso dei Cinque antiterroristi:  Antonio, Fernando, Gerardo, Ramón e René.  Roberto Rodríguez, funzionario della Direzione d’Europa dell’ICAP, ha ricordato ai numerosi presenti - cubani ed italiani – le origini del Comitato per la Liberazione dei Cinque Eroi, in Italia e le attività svolte in appoggio a questi Patrioti dalla sua creazione, sottolineando le iniziative future ed il coordinamento di una campagna con l’obiettivo di unire tutte le organizzazioni di solidarietà con Cuba che operano in Italia.  La creazione di un canale televisivo, ha detto Franco Forconi, coordinatore del Comitato, contribuisce a rompere il silenzio su questo caso, silenzio imposto dai grandi media internazionali. Franco Forconi ha presentato il nuovo calendario a colori, ringraziando la tipografia ed i tecnici che ne hanno permesso l’edizione, ed ha sostenuto  che questo: “È uno sforzo fatto per permettere la diffusione della storia di Cinque Uomini degni che sono reclusi da più di undici anni per aver ostacolato l’attuazione di azioni criminali di terrorismo – organizzate dalla Florida – contro la loro Patria ed i loro compatrioti”.   In Italia – dove si vive un periodo molto difficile per la mancanza  di presenza delle sinistre nei Parlamenti, con tutte le conseguenze, anche economiche del caso – sono state distribuite circa 10.000 copie del calendario  ed ugualmente si diffonderà la raccolta degli articoli di Ricardo Alarcón de Quesada  - scritti per Counter Punch – riuniti  in un volume con il titolo originale “La storia mai raccontata”.   Il Comitato Italiano per la Liberazione dei Cinque, inoltre, sta lavorando tra la Comunità degli italiani residenti negli Stati Uniti  per fomentare l’influenza sull’opinione pubblica nel caso della liberazione dei Cinque. Hanno partecipato all’incontro diversi familiari dei Cinque, Aleida Guevara, figlia di Ernesto Che Guavara, Giustino di Celmo, Vando Martinelli, amici e membri della solidarietà italiana.  


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