L’alto comando militare delle Forze Armate della Bolivia ha letto un comunicato nel quale si suggerisce al Presidente costituzionale dello Stato Plurinazionale della Bolivia, Evo Morales Ayma, di rinunciare all’incarico ottenuto nelle urne con la votazione del 2014. In questa forma si conferma il colpo di Stato in Bolivia. È stato il comandante in capo delle Forze Armate, William Kaiman, ha riportato Telesur, a suggerire la rinuncia al Presidente Evo Morales. I militari suggeriscono al mandatario d’abbandonare  la Presidenza, alludendo alla situazione di violenza nel paese promossa dall’opposizione politica che rifiuta d’ammettere la rielezione di Morales Ayma, e la realizzazione di nuove elezioni come ha raccomandato l’organizzazione degli Stati Americani (OSA). Precedentemente  il Presidente Evo Morales aveva già convocato, domenica 10, a nuove elezioni generali  annunciando che rinnoverà la totalità dei membri del Tribunale Supremo Elettorale, misura incamminata alla pacificazione del paese dopo l’aggressione dell’opposizione di destra che ha orchestrato una campagna contro il mandatario,  ha riportato  Telesur. La violenza è cresciuta nelle ultime ore, quando settori dell’opposizione hanno attaccato media di comunicazione  nelle comunità che appoggiano il Presidente Morales Ayma,  proprietà private, e familiari del mandatario.

Il vicepresidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia, Álvaro García Linera, ha informato che si dimetterà a sua volta. Camacho ha confermato l’ordine d’arresto di Evo Morales Il leader dell’opposizione Luis Fernando Camacho, uno dei politici organizzatori delle proteste che hanno portato alla rinuncia Evo Morales in Bolivia, ha confermato che esiste un ordine d’arresto contro Evo. già ex presidente. La Capo della  Missione medica cubana in Bolivia ha confermato al NTV che i circa 700 collaboratori cubani sono al sicuro, ben informati, con comunicazioni e logistica disponibile, seguendo con disciplina gli orientamenti.  Le delegazioni diplomatiche del Venezuela e Cuba hano denunciato attacchi e cartelli offensivi contro le rappresentazioni in Bolivia. L’ambasciatrice del Venezuela in Bolivia, Crisbeylee González, ha denunciato, ieri domenica, un attacco con dinamite contro la sede diplomatica della nazione   bolivariana dopo l’annuncio della rinuncia di Evo Morales alla presidenza , come conseguenza del colpo di Stato promosso dalla destra.  La González ha detto che sono assediati e attaccato nella sede diplomatica da turbe di oppositori incappucciati e con dinamite, anche dopo che Morales ha chiesto la pace, dopo le sue dimissioni.  «Con dinamite, incappucciati e con gli scudi hanno preso l’ambasciata del Venezuela in Bolivia. Stiamo bene e difesi, ma vogliono  fare un massacro con noi. Aiutateci a denunciare questa barbarie », ha denunciato. L’informazione è stata confermata dal presidente dell’Assemblea Nazionale Constituente (ANC) del Venezuela, Diosdado Cabello. Anche la delegazione cubana ha denunciato cartelli con contenuti offensivi e provocatori collocati davanti alla sede diplomática dell’Isola. L’ex presidente Morales, accompagnato dal suo vicepresidente Álvaro García Linera, ha annunciato la sua rinuncia per pacificare il paese di fronte alla violenza imposta dall’opposizione.  La polizia non vuole riconoscere i risultati delle elezioni dello scorso 20 ottobre. L’ex mandatario indigeno ha denunciato in numerose opportunità il colpo di Stato capeggiato dal dirigente della destra Carlos Mesa, candidato presidenziale di Comunità Cittadina (CC), e dal  capo del Comitato Cívico di Santa Cruz, Luis Fernando Camacho. Il cancelliere del Messico, Marcelo Ebrad, in un tuit, ha chiesto rispetto per l’integrità della sede dell’ambasciata e della residenza della nazione in Bolivia.  Il funzionario messicano ha fatto questa dichiarazione dopo che il Governo di Andrés Manuel López Obrador ha annunciato la sua intenzione d’offrire asilo politico a Evo Morales. La Procura generale ha sostenuto che la ex funzionaria ha commesso  "Illeciti penali elettorali vincolati al conteggio dei risultati delle elezioni del 20 ottobre”. Agenti della Polizia Nazionale della Bolivia, hanno arrestato ieri, domenica 10, la ex presidente del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), María Eugenia Choque, che poche ore prima aveva presentato le sue dimissioni dopo l’illegale colpo di Stato perpetrato contro Evo Morales. Diversi movimenti sociali hanno denunciato che l’arresto della Choque, rappresenta la persecuzione da parte dei settori reazionari contro dirigenti vincolati a istituzioni statali e militanti del  Movimento Al Socialismo (MAS). Prima della sua cattura la Choque aveva espresso la sua intenzione di sottoporsi a qualsiasi investigazione. «Riaffermo la mia volontà per un’investigazione giusta, nel rispetto dei diritti umani e delle normative del paese», aveva aggiunto. La ex ministro di salute, Gabriela Montaño, ha denunciato che le autorità pretendono di arrestare l’ex presidente Evo Morales . «La Polizia boliviana pretende d’arrestare l’ex presidente Evo Morales  in maniera illegale. Denunciamo al mondo questa pazzia», ha detto.  La Procura Generale ha ordinato d’iniziare un’investigazione per processare e giudicare i funzionari del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), dopo che l’auditoria dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha invalidato i risultati elettorali.